Il 20 Maggio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha inaugurato la quinta mostra del ciclo Greater Torino, dedicato agli artisti delle giovani generazioni che hanno in Torino il proprio spazio di formazione o di lavoro. Gli artisti invitati sono Sara Enrico e Hilario Isola. 

ATPdiary ha chiesto ad entrambi gli artisti di redigere un diario fotografico commentato, per introdurci ai lavori presentati nella bi-personale alla Fondazione Sandretto.

Dopo il diario di Hilario Isola, proseguiamo con quello di Sara Enrico: Nata a Biella nel 1979, Sara Enrico ha studiato all’Accademia Albertina e si è specializzata in restauro dei dipinti antichi all’Istituto Spinelli di Firenze.

La ricerca di Sara Enrico è incentrata sulla pittura, sui suoi materiali e strumenti codificati nell’ambito della storia dell’arte: il colore a olio, la tela preparata, il telaio in legno. Assunti in qualità di vincoli, l’artista ne saggia le possibilità dando corpo a un ricco spettro di varianti, alterazioni, traduzioni. Nel ciclo degli RGB, iniziato nel 2012, l’artista traduce la tela bianca in immagini digitali, attraverso scansioni i cui esiti sono traccia dei movimenti fatti compiere alle tele sul piano dello scanner in funzione. La tela dipinta è usata in altri casi come matrice, o per la realizzazione di calchi, come nelle piccole sculture raccolte dal 2011 sotto il titolo Pillows, o per imprimere su superfici diverse tracce cromatiche che diventano visibili solo in seguito al distacco.

Nel progetto ideato per Greater Torino un gruppo di tele, impresse a parete grazie al colore a olio impiegato anche come collante, sollecita la relazione tra pittura e installazione, tra recto e verso, tra matrice e copia, opposti fondanti dell’intera ricerca dell’artista.

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

Sono le ultime immagini che ho inserito nella cartella “RIVEDERE”, sul mio desktop. Questa è una buona occasione per farlo veramente!

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

Spesso ho in borsa uno scanner, di quelli portatili. Può muoversi sulle superfici come farebbe una mano e trascrivere in immagini questo tipo di sensazione.

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

Penso alla piega, e all’angolo che crea, come l’inizio di ogni forma e volume.

Untitled,   2012-in corso / tela,   Courtesy Sara Enrico

Untitled, 2012-in corso / tela, Courtesy Sara Enrico

È sul tavolo del mio studio da quasi due anni. Cresce in maniera discontinua, di pari passo con il mio lavoro sulle tele.

Courtesy Sara Enrico

Courtesy Sara Enrico

La scorsa estate, durante il workshop alla Fondazione Ratti, sono stata in visita al loro stabilimento tessile. All’ingresso c’è questa enorme parete piena di antiche matrici in legno per la stampa delle decorazioni dei tessuti. Sono delle “semplici” matrici, o dei bassorilievi meravigliosi?

Stripes#5,   2014 / olio su tela / 155x5x4,  5 cm ca / dettaglio / ph. Cristina Leoncini

Stripes#5, 2014 / olio su tela / 155x5x4, 5 cm ca / dettaglio / ph. Cristina Leoncini

Questi lavori sono come angoli che si affacciano nello spazio, ricettacoli in cui si è addensata la materia cromatica.

Veduta della mostra Greater Torino,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   Twins,   2014 / olio su tela / 250x120 cm ciascuno,   Pillows,   2011 / gesso e olio / 10x10x9,  5 cm,   ph. Cristina Leoncini

Veduta della mostra Greater Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Twins, 2014 / olio su tela / 250×120 cm ciascuno, Pillows, 2011 / gesso e olio / 10x10x9, 5 cm, ph. Cristina Leoncini

Veduta della mostra Greater Torino,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Cactus,   2014 / cemento e tela / 210x10x10 cm ciascuno / ph. Cristina Leoncini

Veduta della mostra Greater Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Cactus, 2014 / cemento e tela / 210x10x10 cm ciascuno / ph. Cristina Leoncini

Da qualche settimana abbiamo inaugurato alla Fondazione Sandretto. 

Per me è stata l’occasione per lavorare ai Twins e ai Cactus. I primi li ho fatti direttamente sulle pareti dello spazio, cercando di concretizzare una serie di riflessioni sulla relazione tra visibile e nascosto, recto e verso, originale e matrice. Per i cementi ho invece attinto direttamente al paesaggio dello studio, all’accumulo dei materiali che mi porto dietro e che continuamente sposto, non riuscendo mai a dar loro una collocazione definitiva. Un po’ come ai mobili di casa.