Il 20 Maggio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha inaugurato la quinta mostra del ciclo Greater Torino, dedicato agli artisti delle giovani generazioni che hanno in Torino il proprio spazio di formazione o di lavoro. Gli artisti invitati sono Sara Enrico e Hilario Isola. 

ATPdiary ha chiesto ad entrambi gli artisti di redigere un diario fotografico commentato, per introdurci ai lavori presentati nella bi-personale alla Fondazione Sandretto.

Iniziamo con Hilario Isola: nato a Torino nel 1976, ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Torino e ha avviato nel 2003 la collaborazione artistica con Matteo Norzi. Il duo ha sviluppato per un decennio, tra Italia e Stati Uniti, un progetto comune, aprendosi poi a collaborazioni esterne, legate all’interesse di Norzi per il cinema e di Isola per le arti visive.

Per Greater Torino l’artista presenta 4000 K, un’installazione che accosta una serie di disegni di grande formato, realizzati con pigmenti puri su paperstone, a un’opera in cui colonie di muffe proliferano e si stratificano da anni su una stampa del XIX secolo. Il legame tra i due progetti si può trovare nel tentativo di far emergere una dimensione personale del paesaggio, determinata dal vissuto, tramite il tempo che intercorre tra il depositarsi e il riemergere delle forme, sia a livello materico che mentale.

“Le muffe emergono in maniera naturale dai  luoghi per depositarsi sulla stampa un po’ come cerco di far emergere i ricordi dal mio inconscio per poi farli depositare sul foglio”, ci racconta Hilario Isola. “In questo senso la coltivazione di paesaggi ha senso come introduzione e guida ad un atteggiamento liberatorio di auto definizione del paesaggio su altre possibili forme di rappresentazione”.

Il diario parte da questi studi sul paesaggio per arrivare alle riflessioni di “4000 K”.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio (installation view),   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio (installation view), courtesy the artist

Un paesaggio posso percorrerlo, fermarmi ad osservarlo o  tentare di  rappresentarlo, ma può appartenermi veramente solo se dedico del tempo a coltivarlo. 

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, courtesy the artist

Sette anni fa ho pensato che la carta su cui era stato stampato un paesaggio di campagna di fine 800 poteva essere un terreno ideale su cui coltivare.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   La mia cantina,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, La mia cantina, courtesy the artist

Da allora ho spostato quella stampa da un luogo all’altro prediligendo ambienti sotterranei e umidi, estranei allo sguardo e alla luce, ideali per la proliferazione delle muffe.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Fondo di vino,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Fondo di vino, courtesy the artist

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Muffe nere,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Muffe nere, courtesy the artist

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Muffe verdi,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Muffe verdi, courtesy the artist

Nella mia cantina ad esempio si generano muffe nere e grigie puntiniformi e tridimensionali, nelle celle del caseificio Montoso proliferano muffe verdi e rosse a lingua di gatto, nella ghiacciaia (dove ho scoperto si nascondevano i partigiani in guerra) si formano muffe pelose di un giallo ocra intenso.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Cella di stagionatura,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Cella di stagionatura, courtesy the artist

Metabolizzo con grande lentezza le esperienze che mi succedono, con il tempo anche le immagini che pensavo per sempre rimosse riemergono prendendo forme astratte e in movimento.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Muffe rosse e bianche,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Muffe rosse e bianche, courtesy the artist

…aspettare, guardare, cambiare luogo, aspettare…

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio,   Muffe rosse e bianche,   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio, Muffe rosse e bianche, courtesy the artist

Alla fine ho scelto di esporre orizzontalmente la stampa perchè quello è il senso in cui vorrei fosse percorso questo paesaggio.

Hilario Isola,   Coltivazione di paesaggio (particolare),   courtesy the artist

Hilario Isola, Coltivazione di paesaggio (particolare), courtesy the artist

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   installation view,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, installation view, courtesy the artist

Brancolare nel buio: muoversi a tentoni allungando le braccia e tastando con le mani, cercare l’orientamento senza vederci. 

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

Il percorso che mi ha portato a realizzare questa serie di disegni ha a che fare con la mia abitudine di brancolare in ambienti e situazioni di buio.

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

Percorrere il paesaggio di notte e tastare la materia per fare emergere un senso dello spazio e della forma. Non bastando la vista, mi aiuto con le mani e la luce.

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

Ho scoperto una nuova generazione di fari tedeschi a 4000 gradi kelvin che aspirano alla resa di un raggio di sole. Luce e memoria sono entrambi strumenti artificiali di illuminazione, cerco di usarli entrambi.

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

Ho trovato un paio di mesi fa un materiale su cui disegnare, si chiama paperstone, carta-pietra, la superficie è porosa come quella di un cartoncino ma sembra di disegnare sulle pareti di una grotta.

Percorrere l’inconscio e tastare con le mani il foglio per fare emergere un senso dello spazio e della forma. Far emergere una visione interna, un paesaggio nascosto, un fondale.

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

Ogni tanto con la matita bianca e il righello installo nei miei disegni delle luci per sondare più in profondità, isolare forme o  anche per trovare un punto fisso in un paesaggio in movimento.

Hilario Isola,   4000 K,   Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,   courtesy the artist

Hilario Isola, 4000 K, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, courtesy the artist

(La rubrica DIARY è curata da Matteo Mottin)