• Tile Projec Space, Courtesy Tile Projec Space, Milan. © Elena Radice
  • Tile Project Space
  • Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan. © Marco Schiavone_1
  • Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan. © Marco Schiavone_3
  • Erik Saglia,Untitled, 2016, Spray, paper tape, oil pastel and epoxy resin on panel,150 x 100 x 6 cm (HR)

TILE Project Space è uno spazio espositivo e di produzione dedicato alla ricerca sull’arte contemporanea italiana. Nato nel maggio 2014, con sede a Milano, lo spazio ha come obiettivo la mappatura e la diffusione di una nuova generazione di artisti. Ogni progetto prevede la presentazione di una mostra personale e una pubblicazione con lo scopo di fornire uno studio approfondito sull’artista invitato. Tile/zine è il progetto editoriale che ricostruisce il processo artistico e curatoriale della mostra, raccogliendo gli appunti visivi e critici emersi durante la produzione.

TILE nasce da un’idea di Roberta Mansueto, Caterina Molteni e Denise Solenghi, durante il biennio specialistico Visual Cultures e pratiche curatoriali dell’Accademia di Belle Arti di Brera. TILE ha ospitato i progetti di Alessandro Quaranta, Federico Tosi, Elia Gobbi, Dario Bitto, Giulia Cenci, Michele Gabriele, Parasite2.0 e Raumplan, Derek Di Fabio, Giovanni Oberti, Lucia Leuci, Erik Saglia.

Tile Projec Space, Courtesy Tile Projec Space, Milan. © Elena Radice

Tile Projec Space, Courtesy Tile Projec Space, Milan. © Elena Radice

TILE presenta l’opera di Erik Saglia —

ERIK SAGLIA / Ceiling 1

T: Fin dall’inizio abbiamo parlato di un’importante distinzione fra site-specific e la pittura d’affresco italiana; due momenti che sono contraddistinti da un particolare rapporto con l’architettura. Se il primo nasce in America e con l’arte concettuale europea caratterizzandosi dalla fondamentale relazione con il sito (dal punto di vista fisico, culturale e politico), la seconda nasce in Italia in un periodo in cui pittura e architettura erano alleate e diventano l’una supporto imprescindibile dell’altra. Come hai trattato l’architettura di TILE? Come hai guardato a questi due momenti storici dell’arte?

ES: L’architettura di TILE non è sicuramente quella di un white cube a cui spesso siamo abituati; è una stanza irregolare, lunga e stretta, con pavimento e pareti piastrellate di bianco, numerosi spigoli e tubi che disturbano lo spazio. L’architettura di TILE si presta e si è spesso prestata ad essere maltrattata, mentre io ho cercato di averne cura, completarla e omaggiarla con un’opera pittorica imponente che con la sua dimensione, configurazione e forma potesse diventare complementare e strutturale all’architettura. Quando la pittura arriva, o meglio, ritorna sui muri ha sempre un rapporto con la storia dell’arte italiana, per questo non riesco concepire il mio lavoro come site specific. Ho cercato attraverso la mia opera di prendermi cura dell’architettura, completandola e certificandone la funzione e la necessità, con la consapevolezza che le varie discipline (pittura, scultura e architettura) debbano rimanere distinte e che proprio in questa distinzione possano trovare un maggiore campo d’incontro e d’unione.

T: E’ possibile rintracciare nella tua pratica una vera e propria sintassi logica costruita attraverso un metodo di lavoro che tu stesso definisci ‘terapeutico’ e ‘agonistico’, proprio a sottolineare l’importanza di allenamento e di esercizio sul corpo. Ciò porta il tuo lavoro ad essere letto come atto esecutivo, riconoscibile e identitario. Cosa significa allora per te avere un linguaggio riconoscibile? Soprattutto in un contesto che richiede un costante rinnovamento, dettato dall’emergere periodico di specifici scenari/background culturali sociali dominanti.

ES: La riconoscibilità non esclude il rinnovamento. Certo è più difficile rinnovarsi mantenendo una forte riconoscibilità formale, ma è pur sempre una questione d’allenamento: esercitando costantemente sia lo sguardo che il corpo, l’aggiornamento viene da sè e viene somministrato ed elaborato in piccole dosi. Carlo Carrà ha mantenuto una sua riconoscibilità nel tempo pur avendo lavorato come garzone e muratore nella ditta di decorazione di Angelo Comolli, oltre ad aver fondato il futurismo, attraversato la metafisica, il primitivismo e il ritorno all’ordine. E’ soltanto questione di lavorare costantemente con le proprie mani ed il proprio sguardo.

(da Intervista a Erik Saglia, TILEzine #10)

Erik Saglia (1989, Torino, Italia), vive e lavora a Torino. Ha studiato presso l’Accademia Albertina di Belle Arti (Torino, Italia). MOSTRE PERSONALI RECENTI: 2016, Ceiling 1, Tile Project Space, Milano, Italia (in corso); 2015, A.E Abstract Existence, Spazio Baco, Bergamo, Italia; 2014, Sniffinglue, Thomas Brambilla Gallery, Bergamo, Italia.

COLLETTIVE SELEZIONATE: 2016, Face To Face, Ernesto Esposito Collection a Palazzo Fruscione, Salerno;  Texture and liquidity The Workbench International, Milano2015, Gli ospiti Inattesi, Cleo Fariselli, Corinna Gosmaro, Andrea Kvas, Erik Saglia, Torino, Italia; 2014Via Carso 5 Alfredo Aceto,Guglielmo Castelli, Erik Saglia, Torino, Italia; Sphères, Galleria Continua/Les Moulins, Boissy-Le-Chàtel, France; De Generation of Painting, Fondazione 107, Torino, ItaliaPinksie the whale, Gamec, Bergamo, ItaliaTuinfeest, Dhondt-Dhaenens Museum, Deurle, Belgio; 2013, Too big or not too big,Thomas Brambilla Gallery, Bergamo, Italia. PREMI: 2015, Art Cologne 2015, acquisito da Deutsche Bank; 2012, Academy Pride, Premio Nazionale delle Arti. WORKSHOP: 2014, Solid Void curato da Progetto Diogene con Luca Francesconi e Luca Morena.

Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan. © Marco Schiavone

Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan. © Marco Schiavone

TILEZINE#10_Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan © Ccn Studio

TILEZINE#10_Erik Saglia, Ceiling 1, 2016, Courtesy Tile Project Space, Milan © Ccn Studio