• t-space, Milano
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  • Giulia Spreafico - Carta Bianca,vista dell'installazione presso t-space, 2016
  • Giulia Spreafico - Chiudende, Sassari, 2016, gelatin silver print

t-space e? un progetto portato avanti da un gruppo di giovani artisti e fotografi accompagnati da tre curatori; uno spazio di lavoro e discussione legato all’immagine che raccoglie, nei suoi 180 metri quadri, il potenziale di ricerca dello studio d’artista.

t-space vuole essere luogo di stimolo per chiunque decida di entrarvi, sia come cliente sia come visitatore. t offre servizi pratici che spaziano dagli shooting alla post-produzione di immagini, con consulenze su layout grafici e traduzione di testi, ma anche momenti di incontro con artisti e curatori, workshop e talk, sempre accompagnati da una tazza di te?. Quattro volte l’anno, seguendo il ciclo naturale delle stagioni, t-space ospitera? sperimentazioni espositive seguite dal gruppo curatoriale stabile e sempre aperte a collaborazioni esterne.

info@t-space.it www.t-space.it

via Bolama, 2, 20140 Milano

t-space is a project brought forward by a group of young artist and photographers together with three curators; a space to work on and discuss over images taking on, in its 180 square meters, the research potential of the artist studio.

t-space wants to be a stimulating place for whomever comes through tis door, both as a client or as a visitor. t offers practical services such as shootings and post-production of images, consulting over graphic layouts or translations, as well as moments of dialogue between artists and curators, workshops and talks, always over a cup of tea. Four times a year, following the natural rhythm of the seasons, t-space will host exhibitions supported by the permanent curatorial group and always open to new collaborations.

t-space,   Milano

t-space, Milano

Giulia Spreafico —

Parte integrante del t-team, ha aperto il programma espositivo di t-space con la sua prima personale, Carta Bianca, curata da Elena D’Angelo.

Su cosa si concentra la tua attuale ricerca artistica? Se dovessi scegliere due campi d’interesse che la rappresentino al meglio quali sarebbero?

Il luogo poetico e il luogo materiale. Cerco di indagare i limiti spaziali imposti o ricercati e tutte quelle strade incerte che portano l’uomo ad azioni che oscillano tra follia e consapevolezza: racconto di luoghi ostili e di uomini che vivono nel tentativo di abitarli. La loro necessita?, credo, e? la stessa che muove l’atto artistico.
La materialita? della fotografia, il suo essere pellicola e carta, il suo essere luogo d’azione, prima ancora che immagine, dove intenzione tecnica (umana) e imprevisto convivono. Fotografie d’archivio cosi? come immagini contemporanee, immateriali per loro stessa natura, divengono superfici che supportano il mio segno, l’impronta del mio abitare l’immagine. Avere coraggio, tornare al buio, prendersi tutto il tempo che serve, perdersi nel tempo che non serve, toccare.

Uno dei tuoi ultimi lavori?

Chiudende, 2016, nasce da una canzone popolare sarda scritta in opposizione all’Editto del 1820 che sanciva la proprieta? privata. L’idea di porre dei limiti territoriali muto? profondamente la percezione dello spazio degli abitanti e diede il via alla costruzione incontrollata di confini arbitrari fatti di pietre sovrapposte a secco. La canzone parla della frenesia con cui ebbe inizio la chiusura dei campi, in un atteggiamento dilagante al punto tale che “se il cielo fosse stato in terra” sarebbe stato anch’esso chiuso. Le ortografie realizzate un secolo dopo l’editto, sono il primo tentativo di mappare fotograficamente la Sardegna, di chiudere la terra dal cielo. Visivamente irregolari e spezzate, le porzioni di territorio che rifotografo e stampo in camera oscura, ci riportano alla necessita? di controllo dei primi dell’800 che trova oggi massima espressione nella mappatura satellitare.

Come si e? evoluta la tua collaborazione con t-space e che progetto hai presentato per l’occasione?

t-space e? il nostro inizio. Ho contribuito alla sua nascita, lavoriamo perche? cresca ogni giorno. La mostra e? stata un modo per prendere le misure e cominciare insieme un cammino di ricerca. E? nata Carta Bianca, una mappa dell’Antartide grande come la sala espositiva, un foglio bianco su cui scrivere e orientare i lavori degli ultimi tre anni. Un percorso narrativo fatto di rappresentazioni del paesaggio antartico, dalle prime fotografie scattate durante la spedizione di R. F. Scott del 1912, agli screenshot contemporanei presi dai satelliti di Google. Ogni fotografia e? la visione di punti inaccessibili e ostili che l’uomo tenta da piu? di un secolo di raggiungere con le sole forze del proprio corpo. Ripercorro i passi di esploratori antichi e di uomini contemporanei, cucendo ponti, casette sintetiche, unendo punti di filo.

Giulia Spreafico è diplomata in Pittura presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Frequenta attualmente il biennio specialistico di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Attraverso la fotografia indaga il concetto di instabilità, di impossibilità di tracciare confini e definire qualcosa di certo all’interno del confronto necessario con la realtà. Uno sguardo attento che molte volte si traduce in un intervento effimero, nel tentativo constante di trovare il proprio luogo.

Giulia Spreafico - Ripercorsi (P.O.I.),   2016,   gelatin silver print,   installazione per Carta Bianca,   t-space

Giulia Spreafico – Ripercorsi (P.O.I.), 2016, gelatin silver print, installazione per Carta Bianca, t-space

Giulia Spreafico - Chiudende,   Alghero,   2016,   gelatin silver print

Giulia Spreafico – Chiudende, Alghero, 2016, gelatin silver print