• Solveig Lønseth, OP Transmitted skylight. Fiber optic cable, braided sleeve, heatshrink, 60 m S LØNSETH 2015 / Kunstnernes Hus, Oslo NO
  • Solveig Lønseth, REFLECTION OF LIGHT ON GRAINS OF PAPER (COLOR CHANGE) Cyanotype exposed in artificial skylight. Cyanotype on paper, 21,5 x 27,7 cm S LØNSETH 2015 / Hamburger Bahnhof, Berlin DE
  • Solveig Lønseth, LAD KUNSTENS FAKKEL ALDRIG SLUKNE I DETTE HUS Photogram of skylight through fiber optic cable. Imago Positive Paper, 24 x 20 cm S LØNSETH 2015 / Kunstnernes Hus, Oslo NO
  • Vikram Uchida-Khanna
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English text below

Solveig Lønseth (Norway)

Upcoming solo show at space4235, 2017

Perché gli edifici esistenti sono importanti per noi? Un edificio è il risultato della progettazione, dei pensieri e delle idee di un architetto. Nel corso del tempo le persone che vivono e abitano gli stessi spazi formano gli stessi edifici in cui vivono. Gli edifici cambiano gli esseri umani – cambiamenti fisici non visibili – ma si tratta piuttosto di un cambiamento nel comportamento umano. Gli edifici in cui viviamo, gli spazi in cui abitiamo e lavoriamo, hanno un impatto su di noi.

Quando ho visitato il suo studio, quasi cinque anni fa, Solveig lavorava in uno spazio senza l’accesso alla luce naturale. La privazione di una finestra, in qualche modo, ha reso il suo lavoro ancora più consapevole e cosciente di come l’architettura, gli spazi e la luce ci riguardano. Durante il periodo trascorso in quello studio, lavorando in una stanza senza la luce naturale, Solveig ha iniziato una ricerca di sperimentazione e di esplorazione rivolta alla presenza fisica dell’architettura, lo spazio e la luce come forma materiale all’interno della sua pratica artistica, testando la sua forma sensoriale, i suoi effetti e confini, per vedere dove l’avrebbero portata. Molte delle opere di Lønseth sono spazio e luce, spesso in combinazione, che si manifestano come esperienza spaziale.

Le opere di Lønseth nascono spesso dalla percezione. Cambiano e trasformano le nostre abitudini di vedere il modo in cui guardiamo al nostro ambiente. Guardare le sue opere diventa un’esperienza profondamente personale.

(Estratto dal testo originale di Therese Veier)

Solveig Lønseth, THESE WALLS WHICH BELIEVE THEY CLOSE A ROOM Outdoor white cube, ceiling gaps. Plywood, matt white, 2 x 3 x 2,5 m S LØNSETH 2013 / MNKF, Inderøy NO

Solveig Lønseth, THESE WALLS WHICH BELIEVE THEY CLOSE A ROOM Outdoor white cube, ceiling gaps. Plywood, matt white, 2 x 3 x 2,5 m S LØNSETH 2013 / MNKF, Inderøy NO

Vikram Uchida-Khanna (Canada)

Opening 28 Ottobre, Space4235

Come molti artisti, sono interessato alla storia e ai dibattiti che hanno formato il ventesimo secolo e l’arte contemporanea. Non in termini di un attaccamento romantico o nostalgico per quello che-è-stato-prima, ma su come ‘venire a patti con il passato.’ Molti progetti iniziano in modi diversi. Essi possono evolvere da vecchi progetti, da scarti o frammenti di informazioni, da un ricordo o da un’associazione. Di solito, ho un attaccamento autobiografico agli argomenti che esploro.

Per esempio, Workshop (2014) parla di un’esperienza personale con amici che vivono in autosufficienza su un’isola, ma è anche un lavoro in relazione all’Arte Povera, e la sua relazione ad un’oggettivazione o romanticismo delle pratiche aborigene o nomadi.

Attualmente sto lavorando ad un progetto che riguarda la fascinazione dei surrealisti per la costa nord-occidentale del Nord America. Si dice che quando André Breton vide per la prima volta una maschera indigena del Pacifico nordoccidentale, l’abbia definita “più surreale dei Surrealisti.” Questi ultimi non visitarono mai realmente l’isola, preferendo un vicario apprezzamento delle forme stilizzate dell’arte Haida, alimentate da desiderio e misinterpretazione.

La costa Nord Occidentale ha rappresentato un limite, che è stato riconosciuto solo a seguito del fallimento del pensiero rivoluzionario europeo. Sono affascinato dal fatto che i Surrealisti non abbiano mai trovato il coraggio di testare il loro desiderio, viaggiando realmente. Come parte del mio progetto viaggerò per due settimane nelle isole Haida Gwaii, un arcipelago nel nord della Columbia Britannica, per porre l’immaginazione rivoluzionaria contro la realtà fisica dell’arcipelago e incontrare artisti locali, attivisti, giardinieri e politici e, soprattutto, tenermi aperto a una risposta che i Surrealisti non si sono mai permessi di rischiare.

Vikram  Uchida-Khanna

Vikram Uchida-Khanna

Solveig Lønseth (Norway)

Upcoming solo show at space4235, 2017

Why do existing buildings matter to us? A building is a result of an architect’s design, thoughts and ideas, but still over time people who live and work there, form the buildings they live in. Buildings change humans, not visible physical changes, but rather a change in human behaviour. The buildings we live in, spaces we inhabit and work in, have an impact on us.

When I first visited Solveig Lønseth’s studio, almost five years ago, she had a studio without access to natural daylight. And it was as if being deprived of a window somehow made her even more aware and conscious of how architecture, spaces and light affect us. The year she spent in that studio, working and creating in a room without natural light, started an investigation, experimentation and exploration into the physical presence architecture, space and light can have as a medium and material in her art practice, by testing its sensory form, its effects and boundaries, to see where it would take her. Many of Lønseth’s works are of space and light, often in combination, made manifest as a spatial experience.

Lønseth’s works are often about perception. They shape and change our habits of seeing and how we look at our surroundings. Looking at her works is a deeply personal experience.

(Excerpt from Therese Veier’s text)

Solveig Lønseth, Foto Ayat Teulebek

Solveig Lønseth, Foto Ayat Teulebek

Vikram Uchida-Khanna (Canada)

Opening 28 Ottobre, Space4235

Like many artists, I am preoccupied with the histories and debates that shape 20th-century and contemporary art. Not in terms of a romantic or nostalgic attachment to what-has-come-before, but as a ‘coming to terms with the past.’ Projects begin in many different ways. They might evolve from old ones, from scraps or snippets of information, from a recollection or an association. Usually, I have an autobiographical attachment to the subjects I explore. For instance, Workshop (2014) is about a personal experience about close friends who live self-sufficiently on an island, but it is also in relation to Arte Povera, and its relationship to an objectification or romanticism of aboriginal or nomadic practices.

Currently I am working on a project about the Surrealists’ fascination with the Northwest Coast of North America. It is said that when André Breton first saw an indigenous mask from the Pacific Northwest, he called it “more surreal than the Surrealists.” But they never actually visited, preferring a vicarious appreciation of the highly stylized Haida art forms fuelled by desire and misinterpretation. The Northwest Coast represented a limit, which was recognized only in the aftermath of a failure of European revolutionary thought.

I’m fascinated in turn by the fact that they never worked up the courage to test their desires by actually going. So as part of my project I’m travelling for two weeks to Haida Gwaii, an archipelago in northern British Columbia, to engage the revolutionary imagination against the physical reality of the archipelago, to meet local artists and activists, gardeners and politicians, and above all, to leave myself open for a response the Surrealists never allowed themselves to risk.

Vikram Uchida-Khanna

Vikram Uchida-Khanna

Space4235 | Genova

Space4235 è uno spazio espositivo indipendente, gestito da artisti, dedicato all’arte contemporanea, fondato nel 2010 a Tromsø, in Norvegia, dal 2012 attivo a Genova. 4235 si compone di tre studi artistici, una libreria con un vasto e accessibile archivio composto di pubblicazioni e libri d’artista, uno spazio espositivo – una preziosa risorsa per la giovane ricerca artistica contemporanea nella città di Genova. Co-diretto da Ronny Faber Dahl, norvegese, e Simona Barbera – entrambi artisti attivi tra la Norvegia e l’Italia – Space 4235 gestisce un programma con artisti internazionali e nazionali che lavorano con un approccio interdisciplinare e un’ampia sperimentazione dei linguaggi e della ricerca teorica. Partendo da scelte formali su scala ridotta e strategie D.I.T., ogni intervento all’interno dello spazio espositivo è concepito come parte di un’esperienza temporanea di gestione comune e scambio.

Space4235 | Genoa

Space 4235 is an independent exhibition space run by artists, dedicated to contemporary art, founded in 2010 in Tromsø, Norway, and since 2012 active in Genoa. 4235 consists of three artists studio, a library with an extensive and accessible archive of publications and artist’s books, and the exhibition space – a valuable resource for young contemporary art in the city of Genoa. Co-directed by Ronny Faber Dahl and Simona Barbera​,​ 4235 runs a program with international artists who work within a variety of fields and small-scale interventions.

“Beneath the pavement, the beach” – Anonymous

Space 4235 is brushing history against the grain with a focus on unknown histories and contemporary voices that challenge presumptions about urbanity and nature, media and poetry.