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Anche quest’anno ad Artissima si rinnova l’appuntamento con i Walkie Talkies, “visite guidate” itineranti tra gli stand della fiera, in compagnia di curatori, collezionisti, direttori di musei e fondazioni, giornalisti. ATPdiary ha seguito alcuni appuntamenti per voi all’interno della loro consueta diversificata e interessante offerta. (La serie, coordinata da Nataša Venturi, è realizzata con il supporto di Lauretana)

Walkie Talkie con Igor Ramirez Garcia – Peralta, fondatore e caporedattore di Solar Magazine, primo magazine di lifestyle in lingua spagnola (Madrid e New York) e José Noe Suro, collezionista e mecenate messicano, grande animatore della vita culturale della sua città, Guadalayara, cuore pulsante della cultura e della produzione contemporanea del paese. Il focus della visita si concentra su tre artisti che condividono con il collezionista una relazione personale e un forte senso dell’umorismo, dissacratorio e pungente.

La prima tappa è lo stand della galleria Franco Noero, per parlare dell’opera di Jim Lambie, Summertime (sacchi per patate, acrilico, schiuma, su tela, 2016). José Noe Suro, erede di una grande industria ceramica tra le più importanti in Messico, conosce l’artista grazie alla richiesta di Lambie di riprodurre per lui alcune ceramiche di poco valore utilizzate da decenni dalla madre, oggetti generatori di memoria e sentimento. L’opera di Lambie si concentra infatti sull’utilizzo di oggetti e materiali quotidiani, sulla cultura popolare e la musica, rivedendo tutto in una nuova prospettiva che consacra come oggetti d’arte objets trouvés quotidiani, sulla scia della pop art.
Si prosegue poi verso lo stand di Isabella Bortolozzi per l’opera di Oscar Murillo, Untitled (olio su tela e lenzuolo con sostegni metallici, 2015-2016), una grande opera a muro composta di teli bianchi strappati, sui quali l’artista interviene con pittura e azione. Già da tempo il collezionista messicano e l’artista colombiano emigrato in Inghilterra (perché molto amante del personaggio di James Bond) collaborano a progetti comuni, come quello che ha visto coinvolto Murillo in laboratori con le scuole, dove l’artista ha ricoperto con i suoi teli i banchi di scuola e i bambini hanno disegnato, dipinto e decorato il supporto artistico. Da sempre infatti Murillo riflette sulla possibilità di fare partecipare le persone alla creazione e fruizione di opere d’arte, a cominciare dal suo progetto d’esordio in Colombia, quando accompagnava in visite guidate chi era incuriosito dalla fabbrica di caramelle dove lavoravano i genitori, luogo di fascinazione per grandi e piccini.
Terza e ultima tappa è lo stand di Enrico Astuni, per l’opera di David Medalla, Cloud Canyons – Bubble machines auto-creative sculptures (plexiglass, legno naturale, ossigenatori per acquari, acqua, sapone, 1979-2016). Medalla è un artista ironico e poliedrico; iconica è però particolarmente questa serie di sculture in schiuma, autogeneranti, create negli anni ’60, che criticano e ripensano molta dell’arte moderna e contemporanea ed evocano un senso di attesa e suspence quasi come fossero giocattoli. Medalla, in grado di utilizzare moltissimi materiali diversi, ha lavorato molto con Noe Suro; la città di Guadalayara, infatti, città natale del collezionista, si presta particolarmente a esaudire ogni desiderio d’artista, grazie all’altissimo numero di artigiani iper-specializzati, che producono infatti oggetti destinati a rappresentare la cultura messicana nel mondo. Altro elemento particolarmente caratteristico è quello musicale, con i famosi mariachi, che Medalla avrebbe voluto coinvolgere in diversi progetti performativi.
Una visita “spumeggiante”, è il caso di dire.

Artissima 2016 - Walkie Talkies - Igor Ramirez Garcia and José Noe Suro © Filippo Alfero

Artissima 2016 – Walkie Talkies – Igor Ramirez Garcia and José Noe Suro © Filippo Alfero

Walkie Talkie con Abaseh Mirvali, curatrice indipendente e project producer, (Berlino e Città del Messico) e Nicoletta Fiorucci, collezionista e fondatrice del Fiorucci Art Trust.

La visita, incentrata sull’impatto emotivo e sulla facilità di comprensione delle opere realizzate in modi diversi, vuole creare un percorso per sottolineare come l’arte non abbia bisogno di parole, ma soltanto di immagini poetiche per raccontare i messaggi che vuole lanciare. La filosofia può essere utile per capire l’arte, ma non sempre si deve sentire il bisogno di spiegazioni complicate, a volte può semplicemente bastare l’emozione che un’immagine suscita in chi guarda.

Si parte dallo stando di Franco Noero per le due opere di Jason Dodge, In Kashan, Iran, Pari Soltani dyed wool the color of the night and wove the distance from above the weather to the earth, e In Lavrio, Greece, Lena Zikou wove cotton that she dyed to be the color of the evening, and the lenght from the earth to above the weather. Queste opere, coperte di lana o cotone piegate e chiuse da un laccio, posate sul pavimento, sono state realizzate da tessitori, a cui l’artista ha semplicemente dato le istruzioni riportate nei titoli, lasciando loro la libertà di realizzare l’oggetto secondo le proprie capacità e inclinazioni. La poesia è nel colore, diverso per ognuno dei due luoghi, nell’immagine di un cielo piegato e posato sul pavimento, nel calcolo approssimativo della distanza tra terra e nuvole, così come nella curiosità che si presenta nell’approccio a un’opera da svelare.
Si passa poi allo stand della galleria Mandragoa, per l’opera di Renato Leotta, Mais ou menos (cotone e acqua salata, 2016). Attraverso l’accostamento sulla parete bianca dello stand di una serie di teli blu in cotone precedentemente immersi in acqua di mare, la linea bianca lasciata dal sale crea un orizzonte, facendo agire la natura come un artista. L’opera si concentra sul rapporto uomo-natura così come moltissime altre prodotte durante le residenze Fiorucci a Stromboli, un luogo di grande forza dove gli elementi naturali dirompenti plasmano non soltanto la natura stessa ma anche l’uomo.
Anche allo stand di Chert Lüdde, Petrit Halilaj con il suo Si Okarina e Runikut (ottone, ocarina in terracotta, 2016) mescola elementi naturali e creati dall’uomo, attivati però dalla natura stessa che, attraverso l’azione del vento, fa risuonare l’intera opera, già esposta a Punta della Dogana. In questo tipo di opere si ritrova una sorta di “conflitto intergenerazionale”, in cui artisti della stessa, giovane, generazione, si focalizzano sull’uso di internet e delle tecnologie digitali, mentre altri canalizzano la loro attenzione sulla natura, i materiali naturali, gli oggetti trovati, la forza degli elementi.
Nel corner di P420 all’interno della sezione Back to the Future, Rodrigo Hernández presenta Selva, piccoli oli su tavola che nascono dai sogni di un curatore e sono infatti presentati in uno stand senza luce, per non interrompere l’atmosfera di sogno dalla quale cani di ceramica escono dalla terra sognando un’apocalisse, paesaggi desertici si chiudono sullo sfondo grigio del muro e sogno e realtà si confondono.
In ultimo da CABINET London, Atelier (Lucy McKenzie & Beca Lipscombe), presenta Casual Bedroom (2014). Lucy McKenzie collabora spesso con altri artisti e in questo caso ha creato con Beca Lipscombe un vero e proprio atelier in cui vengono prodotti capi di abbigliamento e tessili per la casa prodotti interamente in modo artigianale, recuperando tecniche e saperi antichi di zone rurali del Regno Unito, creando una moda prodotta al di fuori dei grandi centri della moda mondiale. A questo si accompagna una riflessione sulla possibilità di creazione di identità alternative, attraverso l’abbigliamento, espresse in modo particolare da subculture giovani, come succedeva molto di frequente negli anni ’80, in cui gruppi di giovani cambiavano la propria appartenenza a determinati gruppi sociali a seconda del proprio abbigliamento. L’installazione delle artiste, una ricostruzione di una cameretta di una teenager negli anni ’80, ricorda quella di tutte noi, con i poster appesi alle pareti. Qui però il letto è ricoperto da una coperta in lana creata dal duo, e questo oggetto viene usato come pretesto per una “ mini performance” delle due “guide” del Walkie Talkie; ridendo, sbadigliando e salutando con la mano i divertiti partecipanti, Abaseh Mirvali e Nicoletta Fiorucci ci salutano sdraiandosi sul letto e fingendo un pisolino ristoratore dopo la lunga camminata attraverso la fiera.

Artissima 2016 - Walkie Talkies - Abaseh Mirvali and Nicoletta Fiorucci

Artissima 2016 – Walkie Talkies – Abaseh Mirvali and Nicoletta Fiorucci

Walkie Talkie con Filipa Ramos, scrittrice ed editor-in-chief di Art Agenda e co-curatrice di VDROME, Londra, e Anna Gritz, curatrice del KW Institute of Contemporary Art, Berlino.

Entrambe le “guide” di questo Walkie Talkie, essendo particolarmente interessate alle moving images e alle questioni femminili, si sono concentrate, nell’organizzazione del tour, su artiste coinvolte nel movimento femminista che lavorassero con questo medium.
La prima tappa è la galleria Richard Saltoun, che presenta nella sezione Back to the Future l’artista viennese Renate Bertlmann, molto vicina nella poetica ad artiste come Valie Export e loro contemporanea, ma molto meno introdotta nel sistema dell’arte. Un tema forte nelle pratiche artistiche femminili è infatti quello dell’introduzione delle artiste stesse nel sistema e nel mercato, con artiste di una generazione più anziana riconosciute soltanto da pochissimo tempo e, al contrario, artiste più giovani consacrate nel giro di pochi mesi all’olimpo delle fiere internazionali. Un discorso sull’emancipazione, anche economica, dell’universo femminile nell’arte. Altro grande tema è quello dell’identità, reale, fittizia, mascherata, svelata, distorta dalla tecnologia e dagli ideali femminili. Renate Bertlmann riflette su questo tema attraverso diversi mezzi espressivi, fotografia in primis, mentre Lynn Hershman Leeson (da Waldburger Wouters), negli anni ’90, combina diversi tipi di video sovrapposti per creare un video diario di una vita femminile dalle molte sfaccettature e sospesa tra realtà e finzione, non solo per l’utilizzo del video che distorce le prospettive, ma anche per la narrazione volutamente ambigua, disorientante. Particolare è anche il setting dello stand, che ricrea un salotto borghese dove ci si può accomodare su poltrone in velluto per osservare i video, arredamento che, trasportato in una mostra, rende lo spazio difficilmente collocabile.
Ultima tappa è quella allo stand di Barbara Seiler, che presenta il lavoro di Cécile B. Evans, What the heart wants, opera vincitrice del premio Illy di Artissima 2016. Il video, commissionato dalla Biennale di Berlino 2016, vede la creazione di un personaggio femminile fittizio senza volto, Hyper, realizzato attraverso la sovrapposizione di caratteristiche di altri personaggi digitali, o digitalizzati, nel cui corpo sono ben rintracciabili caratteristiche specifiche di personaggi come Lara Croft, Jennifer Lopez, Angelina Jolie ecc. Una riflessione sulla creazione digitale e sulla costruzione dell’identità, specialmente quella femminile, la sua distorsione attraverso i differenti mezzi di comunicazione, la forza e la debolezza, la difficoltà delle definizioni. Un percorso molto interessante da approfondire.

Artissima 2016 - Walkie Talkies - Filipa Ramos and Anna Gritz

Artissima 2016 – Walkie Talkies – Filipa Ramos and Anna Gritz

The fair on the move – Walkie Talkies at Artissima 2016

This year as well Artissima renews the appointment with the Walkie Talkies program, “guided visits” walking trough the fair booths, with curators, collectors, museum and foundation directors, journalists. ATPdiary chose some appointments for you in its usual diverse and interesting offer. The series is coordinated by Nataša Venturi and realised with the support of Lauretana.

Walkie Talkie with Igor Ramirez Garcia – Peralta, founder and editor-in-chief of Solar Magazine, first lifestyle magazine in Spanish (Madrid e New York) and José Noe Suro, Mexican collector and patron, great promoter of the cultural life of his native city, Guadalayara, heart of cultural and contemporary production of the country.

The focus of the visit is centred on three artists that share a personal relationship with the collector and a strong sense of humor, desecrating and biting.

The first stop is at Franco Noero’s booth, to talk about Jim Lambie’s work Summertime (potato bags, acrylic paint, expanding foam, on canvas, 2016). José Noe Suro, heir of a big ceramic firm, one of the most important ones in Mexico, got to know the artist thanks to the request of Lambie to reproduce for him some crockery belonging to his mother, objects that became generators of memory and feelings. The work by Lambie actually focuses on the use of objects and daily materials, on pop culture and music, building a new perspective that affirms the existence of these things as art objects, daily objets trouvés, on the trail of pop art.

We go on to the booth of Isabella Bortolozzi for the work by Oscar Murillo, Untitled (oil on canvas and linen with steel railing, 2015-2016), a big wall work composed by white torn cloth, which the artist intervenes on with paint and action. It is already a while that the Mexican collector and the Colombian artists living in the UK (as he is a big fan of James Bond’s character) collaborate for common projects, as the one with which Murillo created laboratories in some schools, covering the desks with white cloths that the kids could then decorate, paint, color. Since his début, Murillo works on participatory art, and an example is the first one he developed in Colombia, where he organised guided visits to the sweets factory where his parents worked, to help people fascinated by this place to enter it.

Third and last stop is the booth of Enrico Astuni, for the work by David Medalla, Cloud Canyons – Bubble machines auto-creative sculptures (perspex, wood, oxygenators for aquarium, water, soap, 1979-2016). Medalla is an ironic and versatile; more iconic than others is this series of self-generative foam sculptures in particular, created in the 60s, that critics and rethinks a large part of modern and contemporary art and evokes a sense of suspense and wait like these were toys. The artist, who is know for his capacity of using very different materials, worked a lot with Noe Suro; the city of Gadalayara, native city of the collector, is particularly suitable to satisfy any artists’ desire, thanks to the high number of hyper-specialised artisans, that produce objects entitled to represent Mexican culture in the world. Another important element is music, with famous mariachi groups, that Medalla would have involved in performance projects.
A “bubbly” visit, we could say.

Walkie Talkie with Abaseh Mirvali, independent curator and project producer (Berlin and Mexico City) and Nicoletta Fiorucci, collector and founder of Fiorucci Art Trust (Milan).

The visit, centred on the emotional impact and the understanding ease of works realised in very different ways, wanted to create a path to underline how art should not need words, poetic images should be the only thing needed to transmit the messages artists want to launch. Philosophy could be useful to understand art, but not always it is the case to wait for complicated explanations; sometimes a simple emotion that an image arouses in the watcher, is enough.

We start from Franco Noero’s booth for the works by Jason Dodge, In Kashan, Iran, Pari Soltani dyed wool the color of the night and wove the distance from above the weather to the earth, and In Lavrio, Greece, Lena Zikou wove cotton that she dyed to be the color of the evening, and the length from the earth to above the weather. These works, folded woollen or cotton blankets closed by a lace and put on the floor, were realised by weavers, whom he artist gave simple instructions (those of the titles), letting them the freedom to create the object following their capacities and talents. The poetry is to found in colors, different for the two different places, in the image of a folded sky put on the floor, in the approximate evaluation of the distance between earth and clouds, and also in the curiosity aroused in the approach to a work to unveil.

Second step is Mandragoa gallery, for the work by Renato Leotta, Mais ou menos (cotton and salt water, 2016). Through the combination on the white wall of the booth a series of blue cotton cloth previously immersed in sea water, the white line left by salt creates an horizon, letting nature act as an artist. The work concentrates on the relationship between man and nature as a lot of other works produced during the residency that Fiorucci Art Trust organises in Stromboli, a place of great force where natural elements are explosive and shape not only nature itself but humans as well.

Also at ChertLüdde booth, Petrit Halilaj, with his Si Okarina e Runikut (brass, ocarina in clay, 2016), mixes natural and man-created elements, but activated by nature itself that, through the action of wind, makes the whole work “sing”. In this type of works it is possible to trace a kind of “intergenerational conflict” where artists becoming from the same, young, generation, focus on the use of the internet and digital technologies where other still drive their attention to nature, natural materials, found objects and the force of elements.

In the corner of P420 in the Back to the Future section, Rodrigo Hernández presents Selva, small format oil on wood works that were born from the dreams of a curator, and are in fact installed in a booth with no lighting, not to interfere with the dreamy atmosphere of the paintings, where a clay dog comes out of earth dreaming of an apocalypse, desert landscapes are to be seen on the gray walls of the booth and dream and reality blurs their limits.

Last but not least the booth of CABINET London, where Atelier (Lucy McKenzie & Beca Lipscombe), presents Casual Bedroom (2014). Lucy McKenzie collaborates often with other artists and in this case created with Beca Lipscome a real atelier where clothing and tectiles are produced in a completely artisanal way, going back to traditional techniques and old knowledge of rural areas of the UK, creating fashion produced out of the canonic centres. Additional to this the reflection on the possibilities of creating alternative identities through the use of clothing, expressed particularly evidently by youth subcultures in the 80s, when young groups changed their belonging to specific social groups depending on their outfit. The installation of the artists is a reconstruction of a teenage girl bedroom in the 80s that recalls everyone’s own, with posters on the wall. But here the bed is covered with a woollen blanket created by the artistic duo, and this object is used as a chance for a “mini performance” by the “guides” of the Walkie Talike; laughing, yawning and waving their hand to the amused participants, Abaseh Mirvali and Nicoletta Fiorucci say goodbye to us lying on the bed and pretending to take a refreshing nap after the long walk through the fair.

Artissima 2016 - Walkie Talkies - Igor Ramirez Garcia and José Noe Suro © Filippo Alfero

Artissima 2016 – Walkie Talkies – Igor Ramirez Garcia and José Noe Suro © Filippo Alfero

Walkie Talkie with Filipa Ramos, writer and editor-in-chief of Art Agenda and co-curator of VDROME, London, and Anna Gritz, curator of KW Institute of Contemporary Art, Berlin.

The “guides” of this Walkie Talkie, being particularly interested in moving images and women issues, concentrated the organisation of the tour on women artists involved in feminist movements, which also use video, cinema or photographs as a medium.

The first step is at Richard Saltoun booth, which presented, in the Back to the Future section, the Viennese artist Renate Bertelmann, whose poetics was very close to Valie Export and other contemporary artists one’s, but was a lot less introduced in the art system.

A strong theme in female practices is, in fact, the introduction of the artists in the art system and market, with older generations’ artists recognised only since a few years and, on the contrary, young artists who got consecrated in a few months in the Olympus of international fairs. A discussion on emancipation, economically speaking as well, of women universe in art. Another big issue is identity, will it be real, fake, masked, unveiled, distorted from technology and feminine ideals. Renate Bertlmann reflects on this topic through different expressive media, photography above all, whereas Lynn Hershmann Leeson (at Waldburger Wouters booth), in the 90s, combines different types of overlapping video to create a video diary of the multi-faceted life of a woman and suspended between reality and fiction, not only for the use of video that distorts perspectives, but also for the narrative style, intentionally ambiguous and confusing. The booth setting is also special, recreating a middle-class living room with velvet armchairs to sit on to watch the videos, furniture that, brought to an exhibition, makes the space not easily positionable.

Last step is Barbara Seiler’s booth, which presents the work by Cécile B. Evans, What the heart wants, winning work of Illy Prize at Artissima 2016. The video, commissioned by Berlin Biennal 2016, is a testimony of the creation of a fictional female character, with no face, whose name is Hyper, which was realised through the superposition of the features of other digital, or digitalised characters, and in whose body are clearly traceable specific traits of celebrities like Lara Croft, Jennifer Lopez, Angelina Jolie etc. A consideration about digital creation and identity building, especially women’s one, its distortion through different communication media, strength and weaknesses, difficulties of definition. A very interesting path to be deepened.

Artissima 2016 - Walkie Talkies - Filipa Ramos and Anna Gritz

Artissima 2016 – Walkie Talkies – Filipa Ramos and Anna Gritz