Piper Club Torino. View of the interior. Courtesy Archivio Piero Derossi

Piper Club Torino. View of the interior. Courtesy Archivio Piero Derossi

PIPER. Learning at the discotheque è il titolo del programma di talk di Artissima a cura di the Classroom, un centro di arte e formazione diretto da Paola Nicolin. Il progetto sviluppa i suoi contenuti dalla riflessione sul Piper di Torino, la discoteca progettata da Pietro Derossi con Guido Ceretti, attiva dal 1966 al 1969. Di questo luogo si ripropone una ricostruzione evocativa, una aula-discoteca realizzata in collaborazione con il collettivo artistico Superbudda.

Nel testo che segue Paola Nicolin introduce PIPER. Learning at the discotheque  —

Ci è venuta questa brillante idea – suggerita da Ilaria Bonacossa – di ragionare a partire da una relazione fra contenuto e contenitore. Partire cioè da un luogo identitario ed estremamente legato al territorio della città di Torino come è stato il Piper Club. Sicuramente avrete sentito parlare di questa discoteca – e spazio flessibile, innovativo, radicale – progettata da Pietro Derossi, con Guido Ceretti, attivo a Torino dal 1966 al 1969. Il Piper era uno spazio adatto al ballo, al teatro, al cinema, alla musica, alla poesia, alle riunioni e molto altro che proprio in questi tre anni era stato gestito dallo stesso Derossi. Siamo partiti immaginandone una ricostruzione evocativa cioè per provare a capire se era possibile realizzare un programma d’incontri, conversazioni che avesse una relazione con lo spazio dove tutto questo accade. Perché una discoteca? Perché pensiamo che il luogo della danza, il night club e tutto quello che ruota attorno a questi immaginari sia oggi più che mai un modello di scuola alternativa, un luogo di contaminazione di linguaggi, di cambiamento di comportamenti di identità quindi anche di pratiche artistiche.

Piper Club Torino. Living Theater, installation view. Courtesy archivio Piero Derossi

Piper Club Torino. Living Theater, installation view. Courtesy archivio Piero Derossi

L’invito che Artissima e Ilaria (Bonacossa) ha fatto a the Classroom era quello di curare le conversazioni e di entrare nella dimensione complessa e estremamente stimolante di Artissima con le nostre metodologie. Cioè con quelle che sono state le esperienze vissute con the Classroom: un piccolo centro per l’arte e per l’educazione nato poco lontano da qui, in via Porpora a Milano, un anno e mezzo fa; è un centro che offre dei corsi gratuiti di arte ed educazione gestiti da artisti che vengono invitati a tenere appunto un corso ma anche a progettare l’aula all’interno della quale questo corso avviene. Perché questo? Perché pensiamo che ci sia una relazione tra la trasmissione dei saperi e il luogo dove questi saperi vengono trasmessi. E quindi the Classroom ha tentato in questo anno e mezzo – con quattro artisti Adelita Husni-Bey, Masbedo, Hilario Isola, Diego Perrone e Piero Golia – di offrire a 150 studenti, che sono passati fra le nostre aule nomadi, un incontro diretto con la pratica educativa e curatoriale. Quindi Artissima ha, come dire, accolto il nostro modo di lavorare e per questa ragione ha provato insieme a noi a costruire, appunto, un Piper all’interno del quale fare scuola o tentare di ragionare su questo argomento. Ecco perché la flessibilità dello spazio progettato da Derossi, la sua innovativissima capacità di accogliere manifestazioni, culturali e ludiche, così diverse, così complesse, c’è sembrato il luogo ideale per fare sperimentazione contemporanea.

Per concretizzare questo desiderio abbiamo quindi provato a riattivare e a rievocare lo spazio attraverso l’intervento di Superbudda, un collettivo creativo attivo a Torino, di ricerca e produzione impegnato da tempo in progetti sperimentali nell’ambito del suono, della performance e del video. A loro il compito di ricostruire, in collaborazione con la generosità di Pietro Derossi e la disponibilità del suo archivio, le atmosfere del locale e gestirlo con gli artisti invitati che presenteranno i loro progetti. Questo perché l’idea del Piper in Artissima è un’aula che si veste ogni volta della materia di cui gli artisti parlano quindi è uno spazio ancora una volta flessibile perché inesorabilmente tiene conto delle caratteristiche dello spazio storico ma lo reinterpreta volta per volta attraverso l’intervento degli artisti. Per ritornare all’idea della presenza dell’artista all’interno del discorso sulle arti, il nostro main artist, l’artista che abbiamo invitato a fare un corso gratuito aperto agli studenti è Seb Patane: artista italiano che vive da molto tempo a Londra, la cui ricerca è nota proprio nell’ambito della sperimentazione del suono, della costruzione critica dell’immagine, della performance, della ritualità della performance. Seb Patane sarà coinvolto in un corso che inizierà nei giorni precedenti alla fiera nel momento in cui le gallerie arrivano all’Oval e cominciano ad allestire, a lavorare a quello che poi è l’offerta proposta al pubblico. Gli studenti, come sempre nei nostri corsi, non hanno nessuna necessità di avere pre-requisiti specifici. Mandano un CV e una lettera di motivazione e l’artista insieme al nostro gruppo di lavoro compone una classe di massimo 25 componenti.

Piper Club Torino. Living Theater, installation view. Courtesy archivio Piero Derossi

Piper Club Torino. Living Theater, installation view. Courtesy archivio Piero Derossi

Il corso che si svolgerà ad Artissima andrà in scena dal 31 ottobre al 2 di Novembre e la sera del 2 di novembre, in corrispondenza alla vernice della mostra, ci sarà quello che noi chiamiamo Open Classroom cioè un’apertura della classe al pubblico con un incontro con l’artista. A seguire verranno ospitati una serie di artisti e curatori invitati a fare il punto su quello che può essere il loro lavoro nell’immaginario della discoteca. Di conseguenza ci sarà un palinsesto di workshop, di lezioni, di djset, di film screening, dove ancora una volta si cercherà di allargare la discussione rimanendo però fedeli al rapporto fra contenuto e contenitore.
Non volendoci far mancare niente, abbiamo pensato anche di iniziare una piccola film commision con Rä Di Martino. L’artista, che ha partecipato allo scorso Festival del Cinema di Venezia, realizzerà un documentario, una sorta di ritratto di un luogo, appunto il Piper, attraverso la raccolta di testimonianze e di materiali d’archivio che sono stati messi a disposizione grazie alla loro digitalizzazione fatta dal centro di restauro della galleria.

È mio profondo desiderio e piacere sottolineare la fiducia e la pazienza di Pietro Derossi che ha avuto in questi mesi la fortuna di incontrare molte persone che in maniera diversa cercavano di captare e di succhiargli informazioni e materiali in vista di questo progetto.
In una lunga intervista, che probabilmente non useremo mai, quest’estate Derossi mi scriveva: “La forma dei luoghi è il prodotto degli eventi e dei loro autori” e questo è stato sicuramente vero per il Piper degli anni 60 e ci auguriamo tutti che anche la versione più contemporanea che abbiamo in mente possa provocare nell’animo di chi la frequenterà la stessa reazione.

Noi non offriamo premi, abbiamo sponsorizzazione Campari che offrirà free drink nell’orario dell’aperitivo; non daremo nessun tipo di diploma se non quello che in maniera un po’ simpatica rilasciamo agli studenti che frequentano i nostri corsi.

Piper Club Torino. View of the mezzanine and projection booths. Courtesy Archivio Piero Derossi

Piper Club Torino. View of the mezzanine and projection booths. Courtesy Archivio Piero Derossi

Francesco Serasso, Superbudda

Image: Francesco Serasso, Superbudda