Testo di Francesca Furini e Federico Moia (Il Sole 24 Ore Business School),

Abbiamo intervistato durante le quattro giornate della fiera, opening compreso, una selezione di circa trenta gallerie italiane e straniere, chiedendo impressioni e opinioni sulla ventitreesima edizione di Artissima. Molti i feedback positivi, in alcuni casi entusiatici, con qualche voce fuori dal coro.

Artissima rimane, nell’opinione delle gallerie che vi partecipano, la fiera dedicata al contemporaneo più importante e internazionale in Italia, incentrata soprattutto su ricerca e sperimentazione. Non solo per le New Entries, ma anche per molte gallerie già affermate, è l’occasione di presentare per la prima volta lavori di artisti giovani ed emergenti. Sono tre le caratteristiche fondamentali di Artissima 2016 su cui concordano quasi tutti i galleristi con cui abbiamo conversato: alta qualità degli stand, forte presenza di curatori e conseguente possibilità di creare un network con musei e fondazioni e, non ultimo, un collezionismo competente e informato. Quest’anno, nello specifico, in gran parte di origine sudamericana, come rivela il 30% delle gallerie intervistate. La partecipazione di giovani gallerie sudamericane hanno contribuito a far conoscere Artissima a nuovi collezionisti latino-americani, che si affacciano per la prima volta sul mercato dell’arte italiana.

La fiera ha avuto un ottimo avvio per Alberto Peola, che già il primo giorno ha incontrato la direttrice dei musei di Rivoli e GAM, Carolyn Christov-Bakargiev, la quale ha acquisito le opere della giovane artista italiana Francesca Ferreri. La GAM di Torino ha inoltre acquisito l’opera dell’artista americano Pat O’Neill, presentato per la prima volta in italia dalla galleria Monitor, e due opere di Lars Fredrickson esposte nello stand della Galerie In Situ Fabienne Leclerc. Buon inizio anche per Massimo Minini, che ha venduto opere di Luigi Ghirri ed Elisabetta Catalano. Erano presenti in fiera anche altre istituzioni torinesi come la Fondazione Ettore Fico.

Più del 50% delle gallerie che abbiamo intervistato nei primi tre giorni di fiera si dichiara soddisfatto delle vendite. Molte anche le gallerie giovani che il terzo giorno non hanno ancora venduto ma con trattative in corso, soprattutto dalla sezione New Entries. La galleria brasiliana Cavalo, vincitrice del premio Owenscorp, e Beers London, entrambe ad Artissima per la prima volta, si sono mostrate entusiaste della fiera e soprattutto dei contatti che sono riuscite ad ottenere. Maria Eugenia Abàtayguara della galleria Mendes Woods dichiara apertamente che il focus di Artissima non è tanto la vendita, quanto il riuscire ad intessere una nuova rete di contatti interessanti. Per alcune gallerie, quindi, la fiera è un investimento a lungo termine e non partecipare significherebbe sprecare un’occasione fondamentale o addirittura “sparire” dallo scenario artistico.

Non tutti però sono ugualmente soddisfatti delle vendite e del pubblico. In generale, i collezionisti che frequentano la fiera conoscono bene il panorama artistico contemporaneo e si rivelano competenti, ma secondo alcuni non abbastanza curiosi. Inoltre, c’è chi si ritiene soddisfatto delle vendite e dell’interessamento del pubblico ma sperava di vedere più rappresentanti di musei e fondazioni, come la galleria Cardelli e Fontana e la Galleria Luce, che partecipa per la prima volta ad Artissima nonostante la provenienza torinese.

Cavalo, New Entries, Torino 2016

Cavalo, New Entries, Torino 2016

Alberto Peola, Torino - Artissima 2016

Alberto Peola, Torino – Artissima 2016

Antoine Levi, Paris - Artissima 2016

Antoine Levi, Paris – Artissima 2016

Collicaligreggi, Catani a- Artissima 2016

Collicaligreggi, Catani a- Artissima 2016

 

Durst Britt & Mayhew, The Hague - Artissima 2016

Durst Britt & Mayhew, The Hague – Artissima 2016