Back to the Future - Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi -

Back to the Future – Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi -

Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi, è il vincitore del Premio Sardi per l’Arte Back to the Future, che premia il progetto più interessante in termini di rilevanza storica e di presentazione dello stand.
Jean Dupuy, pioniere nella commistione fra arte e tecnologia, pittore, scultore, attivo nel campo dell’arte concettuale, della performance e della video art, dagli anni ‘70 coinvolto nel movimento Fluxus e nella scena neo-dada. Suoi lavori sono presenti nelle Collezioni del Centre Pompidou a Parigi e della Barnes Collection di New York.
Ilaria Bonacossa: “Il Premio Sardi per noi è un’eccellenza che riscrive la storia dell’arte
Anna Daneri, curatrice della sezione: “Abbiamo cercato di dare visibilità alle ricerche degli anni ‘80 meno scontate con una presenza forte di artiste donne e di artisti che hanno lavorato vicini ai movimenti di allora del pensiero post coloniale, del pensiero femminista e alle lotte omosessuali, artisti che hanno avuto successo ma poi sono stati un po’ dimenticati…”

Eva Fabbris, componente della giuria, storica dell’arte e curatrice presso la Fondazione Prada di Milano e per quattro anni coordinatrice di Back to the Future: “Il Premio Sardi per l’Arte Back to the Future va alla galleria Loevenbruck di Parigi per la presentazione della ricerca straordinaria e originale di Jean Dupuy, che ha investigato lo spazio pittorico attraverso l’uso del linguaggio, della musica e del colore con un’intelligenza e fluidità transdisciplinare fondamentali per il discorso artistico di oggi.”

Back to the Future - Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi - Photo Silvia Mangosio

Back to the Future – Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi – Photo Silvia Mangosio

La giuria era inoltre composta da Francesco Manacorda, direttore della V-A-C Foundation di Mosca e fondatore della sezione nel 2010, Andrea Viliani, direttore del MADRE di Napoli e Lisa Parola, curatrice presso la Fondazione Sardi per l’Arte di Torino.
La commissione ha voluto riconoscere una menzione speciale alla galleria EastwardProspectus di Bucarest, “per aver portato all’attenzione del pubblico di Artissima la forza e integrità del lavoro di Marilena Preda-Sânc, esposta per la prima volta fuori dalla Romania”. L’artista rappresenta una figura chiave del movimento femminista dell’est Europa degli anni ’80, attraverso l’uso di diverse tecniche come pittura, scultura e disegno.

Per l’edizione 2017, la sezione Back to the Future, si è concentrata sulla riscoperta di artisti attivi negli anni ’80 ed è curata da un board coordinato per la prima volta dalla curatrice indipendente Anna Daneri e composto da ZashaColah, co-fondatrice di Clark House a Mumbai e co-curatrice della Pune Biennale 2017, Dora García, artista e professoressa presso la Oslo National Academy of Arts di Oslo e presso la HEAD di Ginevra e Chus Martinez, curatrice e direttrice del FHNW Art Institute di Basilea e membro dell’advisoryboard del Castello di Rivoli di Torino.

Testo di Margherita Regis e Federica Arra

Back to the Future - Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi -

Back to the Future – Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi -

Back to the Future - Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi - Photo Silvia Mangosio

Back to the Future – Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi – Photo Silvia Mangosio

Back to the Future - Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi - Photo Silvia Mangosio

Back to the Future – Jean Dupuy (Moulins, France, 1925), rappresentato dalla galleria Loevenbruck di Parigi – Photo Silvia Mangosio