La sezione di Artissima dedicata ai talenti emergenti è al suo diciannovesimo compleanno. Per l’edizione 2019 Present Future ha riservato un padiglione speciale all’ingresso della fiera e propone 20 artisti presentati da 22 gallerie, di cui 16 straniere e 6 italiane. Molti dei progetti esposti sono inediti e realizzati per l’occasione o alla loro prima esposizione.

Ilaria Gianni, affiancata da Juan Canela e Émilie Villez, si è occupata di coordinare il comitato di selezione di Present Future. L’abbiamo incontrata per discutere riguardo uno dei temi caldi della fiera e del nostro contemporaneo, la censura, e la sua esperienza con le nuove generazioni che sembrano non accorgersi della “differenza tra il mondo reale e quello che vivono sui social media”.

In contemporanea con Forme Uniche, la realtà editoriale invitata ad ArtissimaLive, abbiamo posto alcune domande alla curatrice.

ATP: La censura nel mondo dell’arte esiste da sempre. Oggi anche gli algoritmi sembrano avere un certo potere in merito. Tu cosa ne pensi? Esistono “opere tabù”?

Ilaria Gianni: Non credo esistano opere tabù. La censura è sempre stata un atto “rassicurante”. Oggi si censura anche troppo a mio avviso e non solo nel mondo dell’arte. Il campo del politically correct (sacrosanto assolutamente!) si è alzata e tocca moltissimi temi, soggetti, provocando un’attenzione maniacale nei confronti di ogni atto espressivo, non solo da un punto di vista formale ma anche – e soprattutto –  concettuale.
Mi sembra che ci sia molto più timore ad affrontate certi argomenti e spesso ci si auto-censura per non incappare in critiche. L’arte forse è il campo che permette più libertà e scioltezza.

Elena Bordignon, Valentina Bartalesi, Martina Matteucci (ATPdiary), Ilaria Gianni e Marco Marelli (Forme Uniche)

ATP: Con molta facilità gli artisti giocano la carta dello ‘scandalo’, con la necessità di provocare forti reazioni a tutti i costi. Qual è il tuo punto di vista sull’arte provocatoria, spesso fine a se stessa?

IG: Riprendendo di nuovo il tema dell’insegnamento (da cui imparo quotidianamente), ciò che noto è il disagio con cui vengono vissute le mie lezioni su certi movimenti artistici del XX secolo. Non è facile per un ventenne, cresciuto in questo nuovo millennio, capire la forza provocatoria necessaria di certe avanguardie. Ogni volta che affronto il lavoro di artisti come Rudolf Schwarzkogler o Günther Brus, nonostante li contestualizzi in un determinato movimento e periodo storico e politico, vedo volti sorpresi, incapaci di capire come il gesto artistico possa essere rivoluzionario e non necessariamente provocatoriamente fine a se stesso. Lo scandalo attira attenzione superficiale, è intrattenimento, ma credo ci sia bisogno di un po’ di distanza storica e un bel po’ di conoscenza per giudicare e contestualizzare l’arte definita oggi provocatoria.

ATP: Il mondo contemporaneo è saturo di stimoli, informazioni e immagini che possono disorientare. Alcuni artisti hanno intravisto l’auto-censura come una possibilità per sfuggire alla sorveglianza e riappropriarsi del controllo sulla propria vita. Diventare invisibili può essere una soluzione?

IG: Se l’invisibilità permette di continuare a produrre e soprattutto a parlare a voce alta, ben venga. A me piace molto l’idea romantica dell’artista che si assume una responsabilità, cosciente della sua posizione privilegiata, in grado di disorientare lo sguardo saturo, dando via a nuovi strumenti di conoscenza che permettono di percorrere strade deviate.

Elena Bordignon, Valentina Bartalesi, Martina Matteucci (ATPdiary), Ilaria Gianni e Marco Marelli (Forme Uniche)