Ilaria Bonacossa © Silvia Pastore

Ilaria Bonacossa © Silvia Pastore

Il 2 novembre 2017 ci sarà la presentazione alla stampa e il vernissage della 25esima edizione di Artissima, la fiera di arte contemporanea di Torino che per quest’anno sarà ospitata per la settima volta consecutiva all’Oval della città. La nuova direttrice Ilaria Bonaccossa, annunciata a dicembre 2016, ci ha raccontato le novità e i progetti che intende portare avanti nei 3 anni del suo mandato. L’8 marzo sono state aperte le application di partecipazione delle gallerie.

Questo sarà l’ultimo anno del contratto che stipulò a suo tempo la sede della fiera all’Oval, uno spazio “grande, luminoso, bello, che ha permesso di fare spazio all’editoria, a una mostra curata…”. Però la direttrice evidenzia anche le problematiche legate alla distanza dal centro, che se fosse diminuita porterebbe sicuramente a dei vantaggi. Non ci sono ancora luoghi predestinato o solamente indicati, ma Ilaria fa l’esempio di Liste a Basilea, che “ha comprato, ristrutturato e riconvertito una vecchia birreria, per poi massimizzare l’investimento negli altri mesi dell’anno con residenze per artisti, workshop, progetti”. Sicuramente “Bisogna fare un ragionamento strategico con la città e con la Fondazione Torino Musei per capire dove davvero vuole andare Artissima nei prossimi 5 anni e a seconda di questo capire qual è la sede giusta. Non ci sono ancora alternative chiare”. D’altra parte è importante il sistema di relazioni tra fiera e città ospitante: “La fiera è importante per la città perché muove tantissime persone e affari in pochi giorni. Eppure se non ci fossero la città e i musei che essa contiene non potrebbe esistere la fiera”.

Un’altra linea che la direttrice intende proseguire è un programma di accoglienza e di richiamo dei collezionisti internazionali. “Bisogna lavorare per fare crescere anche un collezionismo giovane italiano, perché ce n’è bisogno. C’è tanta gente che è appassionata all’arte e il passaggio da appassionato a piccolo collezionista non è così difficile. D’altra parte è anche cambiato il mondo dell’arte. Una volta si poteva essere grandi collezionisti anche se si era benestanti, ormai per esserlo oggi occorrono disponibilità economiche molto maggiori. Ma è giusto fare crescere un collezionismo anche piccolo di appassionati, che vanno alle mostre, e comprano due o tre cose all’anno. Importante è anche l’aspetto comunicativo e relazionale tra le gallerie e i collezionisti stessi, soprattutto i grandi collezionisti internazionali (argentini, colombiani…quest’anno ci sarà un gruppo di collezionisti da Dubai): la fiera è sicuramente un’occasione per conoscere, conoscersi e intrecciare relazioni per poi vendere anche successivamente. Anche perché i collezionisti tendono spesso ad andare da galleristi che conoscono e con cui hanno un minimo rapporto relazionale”.

Per quanto riguarda la struttura vera e propria della fiera, è stato detto che ci sarà “una nuova sezione dedicata ai disegni, con gallerie invitate appositamente. Anche a livello di spazi i disegni devono essere visti in un’atmosfera più raccolta, con uno studio accurato delle luci. In Italia c’è stata una tradizione di collezionisti di disegni fino agli anni ’50 e ’60 e poi non hanno più saputo dove trovarli: fino a quegli anni c’erano delle gallerie che trattavano edizioni e disegni. Ci sono fiere nel mondo di soli disegni che hanno un business fenomenale, con liste d’attesa di iscritti, disegni sia antichi che contemporanei… Sicuramente il disegno è anche una mia passione… è un po’ a metà tra il pensiero dell’artista e il lavoro finito, e però capisci subito cos’é: parla anche ai non addetti ai lavori”.

Un altro possibile elemento nuovo potrebbe essere lo spostamento delle performance all’esterno del’Oval: “in fiera fanno un po’ fatica a prendere spazio… la fiera mette in discussione addirittura il sistema museo… quindi le performance sono le pratiche artistiche che ne soffrono di più”.

Ci sarà poi una collaborazione attiva con Club to Club, “che è un’eccellenza in linea con la fiera. Era un po’ strano che ogni tanto si collaborasse con Club to Club e ogni tanto no. Quindi vorrei proporre una partnership strutturata: Club to Club sarà sia al Lingotto che all’OGR. Potrebbe esserci un pacchetto di biglietti condivisi. Una persona che viene ad Artissima vuole la possibilità di avere i biglietti in maniera facile, quindi potrebbe esserci un punto vendita in fiera”. Per l’occasione potrebbe essere coinvolto Nico Vascellari, che andrebbe a collaborare con Nino du Brasil.

Una caratteristica sicuramente importante e distintiva della nuova direzione sarà il supporto e l’attenzione data all’arte italiana di artisti emergenti o meed career, presentati da gallerie italiane o internazionali. “Se una fiera è internazionale, come lo è Artissima, si può dare attenzione all’arte contemporanea del paese senza diventare provinciale. Sono stata a Maco Mexico e il 60% dell’arte era latinoamericana con un buon 30% di arte messicana e i collezionisti americani che andavano volevano trovare quello: se trovassero una fiera uguale a quella di NY non avrebbe senso andare lì. Nella volontà di essere internazionali magari si è persa questa cosa. Stiamo anche capendo se fare un progetto culturale legato agli artisti italiani all’interno alla fiera. Insomma, sono certa che ci saranno più artisti giovani italiani. Tuttavia il mercato italiano non è così forte da rimanere in piedi da solo: in un sistema competitivo bisogna partecipare alle fiere estere e le gallerie italiane che devono affermarsi spesso tendono a fare le fiere internazionali con i loro artisti internazionali più che italiani, perché hanno più possibilità che vengano accettate in quanto gli artisti internazionali sono più conosciuti”.

Un’altra novità sarà il potenziamento del portale digitale della fiera, da costruire in modo sofisticato per consentire di caricare il materiale ai galleristi, di raccontare l’esperienza delle mostre, di essere aggiornato continuamente e in modo completo e analitico. “Noi abbiamo una quantità di esperienze già pronte per cui bisogna trovare il modo di renderle fruibili su una piattaforma. È un progetto di tre anni che idealmente porterà anche al business. Il collezionista potrà trovare sulla piattaforma online una selezione di artisti e opere in qualche modo ‘garantite’, in quanto selezionate da una giuria e da un comitato curatoriale di esperti“.

Probabilmente non ci sarà più la mostra curata all’interno della fiera (quella che gli anni scorsi prendeva il nome di In Mostra): “Penso che in questo scenario così competitivo le fiere devono concentrarsi sulle fiere”.

Ricorda anche la partnership di Artissima con il nuovo spazio torinese che inaugurerà il 30 settembre OGR – Officine Grandi Riparazioni, che in occasione di Artissima organizzerà una grande mostra con opere provenienti dalle principali collezioni torinesi.

È stata modificata anche l’immagine grafica della fiera a cura dello Studio Leonardo Sonnoli. C’è ancora il rosa, ma in quantità minore, e il nome di Artissima compare innumerevoli volte di colore nero e frastagliato come se riflesso da una superficie d’acqua. È stato mantenuto il rosa perché “l’immagine grafica della fiera è stata molto forte e riconoscibile: il rosa lo hanno notato tutti”.

Per quanto riguarda la direzione di Sarah Cosulich, Ilaria Bonacossa ha dichiarato: “La fiera andava bene, funzionava, Sarah ha fatto un ottimo lavoro. Forse abbiamo interessi e professionalità un po’ diverse. A me interessa spostare la fiera sui talenti giovani, sul talent scouting, sui curatori giovani, volti anche a forzare i limiti di cos’è l’arte contemporanea. E poi vorrei rendere Artissima più inclusiva. Io da sempre faccio visite guidate, parlando a tutti, mi sono sempre spesa perché secondo me non è vero che l’arte contemporanea è difficile, ma basta che te la raccontano, e sicuramente farò così anche ad Artissima. Questo è anche un modo per avvicinare il pubblico e farlo passare da appassionato a possibile collezionista. Molta gente ormai ha voglia di avere arte contemporanea in casa, anche gente che non ha esperienza nel campo. E poi il visitatore della fiera sotto sotto ha l’illusione di scoprire un talento nella fiera: è diverso dal museo, dove il talento lo ha scoperto qualcun altro. Bisogna anche considerare che negli ultimi 15 anni sono nate più di 200 fiere nel mondo e ciò significa che il sistema funziona. Negli stessi anni sono nati tanti musei privati di collezionisti, che è più o meno lo stesso fenomeno: il collezionista non vuole più che ci sia l’esperto che decide per lui ma vuole andare in fiera e farsi il suo museo, o la sua piccola collezione. La fiera diventa uno strano posto in cui tutte le professionalità del mondo dell’arte si incontrano e scontrano. È un meccanismo molto interessante per capire come funziona il mondo dell’arte e su come cambierà“.

Quest’anno la sezione Back to the future sarà sugli anni ’80. “La mia generazione è nata con una sorta di avversione nei confronti della pittura degli anni ’80, volevamo solo il video e il concettuale. In realtà a distanza di tempo si è scoperto quanto fosse interessante questo periodo artistico, che è poi una scena molto complessa e interessante: riguardare quegli anni è anche un modo per capire quello che oggi succede. Gli anni ’70 del concettuale sono diventati mainstream, sono entrati nelle grandi collezioni, nei musei. Artissima è stata molto avanti a guardare quel decennio, ma adesso è molto forte a livello internazionale. Mentre gli anni ’80 non ancora“.

Sono stati cambiati anche tutti i team di curatori, tranne il comitato selezionatore delle gallerie.
Il comitato di selezione delle gallerie per Main Section, New Entries, Dialogue e Art Editions è composto da: Isabella Bortolozzi (galleria Isabella Bortolozzi, Berlin); Paola Capata (galleria Monitor, Roma); Guido Costa (galleria Guido Costa Projects, Torino); Peter Kilchmann (galleria Peter Kilchmann, Zurigo – che ha sostituito Pedro Mendes  della Mendes Wood DM di Sao Paulo); Martin McGeown (galleria Cabinet, London); Gregor Podnar (galleria Gregor Podnar, Berlin); Jocelyn Wolff (galleria Jocelyn Wolff, Paris).
Present Future, sezione dedicata ai talenti emergenti, è curata da: Cloé Perrone (coordinatrice; curatrice indipendente Roma, New York), Samuel Gross (curatore capo all’Istituto Svizzero di Roma), João Laia (curatore indipendente e scrittore, Lisbona), Charlotte Laubard (storica d’arte e curatrice indipendente, Ginevra). Back to the Future, sezione dedicata alla riscoperta di talenti dell’arte contemporanea attivi negli anni ’80 è curata da: Anna Daneri (coordinatrice; curatrice indipendente, Genova e fondatore di Peep-Hole, Milano), Zasha Colah (curatrice indipendente, Mumbai e curatrice Pune Biennale 2017), Dora García (artista e professore Oslo National Accademy of Arts, Oslo e HEAD, Ginevra), Chus Martinez (curatrice e direttrice Istituto d’Arte FHNW di Basilea). Disegni, sezione dedicata a questa forma espressiva sperimentale e immediata è a cura di Luís Silva e João Mourão, direttori, Kunsthalle Lissabon, Lisbona.

Insomma, ci si aspetta una Artissima in cui sia forte e sofisticata la dimensione virtuale; che abbia un’identità molto strutturata verso la sperimentazione e la ricerca di talenti emergenti; che guardi all’arte italiana con un’attenzione nuova. Un’Artissima che Ilaria vede come “una sorta di ‘dopo Liste’, la fiera dei giovani dove emergono le gallerie: il passaggio dopo vedrebbe le gallerie cresciute, ma con ancora voglia di sperimentare e di investire sugli artisti, di scoprire talenti”.

Testi raccolti da Marco Arrigoni