• Jakub Woynarowski Novus Ordo Seclorum, 2013 installation view from “As You Can See”, Museum of Modern Art, Warsaw 2014 courtesy the artist and BWA Warszawa foto Paolo Terzi
  • Aleksandra Waliszewska Egipt, 2012-2014 tecnica mista su cartone courtesy the artist and LETO, Warsaw
  • Monika Sosnowska Krata (Grid), 2008 acciaio private collection Warsaw foto Paolo Terzi
  • Slav and Tatars, Wheat Molla, 2011 grano colla cotone mattone courtesy the artists and Raster Gallery, Warsaw
  • Wilhem Sasnal, Kair, 2013 olio su tela courtesy the artist and Foksal Gallery Foundation, Warsaw
  • Paulina Ołowska, Ewa Wawrzoń in a Costume from the Performance “The Rhinoceros” (1961), 2013 olio su tela courtesy the artist and Museum of Modern Art in Warsaw
  • Anna Molska, Tanagram, 2006-2007 (film still) video 5’10’’ courtesy the artist and Foksal Gallery Foundation, Warsaw
  • La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989-2016, Galleria civica di Modena, Palazzina dei Giardini, 19 marzo-5 giugno 2016, foto: Paolo Terzi
  • Nicolas Grospierre, Dinaburg/Borisolglebsk/Dvinsk/Daugavpils, 2013 fotografia, plexiglas, lightbox courtesy the artist foto © Nicolas Grospierre foto Paolo Terzi
  • La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989-2016, Galleria civica di Modena, Palazzina dei Giardini, 19 marzo-5 giugno 2016, foto: Paolo Terzi
  • Michal Grochowiak, Silence, 2008 (part.) installazione composta da 12 fotografie courtesy the artist and Starter Gallery, Warsav
  • Michał Budny, senza titolo, 2012 carta, seta, cera, vernice, cartone, legno courtesy the artist and Raster Gallery, Warsaw
  • Miroslaw Bałka, 370 x 40 x 53, 2003 acciaio, piatto di stagno, linoleum, corda, cera, meccanismo di rotazione courtesy collezione privata, Galleria Raffaella Cortese, Milano and the artist foto Paolo Terzi
  • Ewa Axelrad, Anomalia from Minimum, Necessary, Objectively Reasonable, 2015 scultura composit pittura ourtesy Szymon Gutkowski Collection and BWA Warsaw foto Paolo Terzi
  • Paweł Althamer, Francesca and Katia, 2013 plastica e resina su supporto metallico courtesy the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw and neugerriemschneider, Berlin foto Paolo Terzi
  • La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989-2016, Galleria civica di Modena, Palazzina dei Giardini, 19 marzo-5 giugno 2016, foto: Paolo Terzi

In occasione dell’opening della  mostra La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989 – 2016, abbiamo posto alcune domande alla curatrice Marinella Paderni. La mostra, visitabile fino al 5 giugno alla Galleria civica di Modena, tocca il percorso artistico di 15 artisti polacchi nati tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. In occasione della mostra, fino all’11 maggio la Sala Truffaut di Modena ospita la rassegna cinematografica “La Storia e la memoria. uno sguardo sul cinema polacco contemporaneo”. Per il programma > La Storia e la Memoria – Cinema Polacco

La mostra è corredata da un catalogo bilingue (italiano e inglese), edito da Silvana Editoriale, con apparati iconografici e biografici degli artisti oltre ad una serie di contributi critici della curatrice Marinella Paderni, del filosofo polacco Andrzej Leder e della storica d’arte contemporanea Joanka Zielinska, curatrice presso il Museo d’Arte Contemporanea di Varsavia.

Artisti in mostra: Pawe? A?thamer, Ewa Axelrad, Miros?aw Balka, Micha? Budny, Micha? Grochowiak, Nicolas Grospierre, Anna Molska, Paulina O?owska, Agnieszka Polska, Wilhem Sasnal, Slavs and Tatars, Monika Sosnowska, Iza Tarasewicz, Aleksandra Waliszewska, Jakub Woynarowski,

Segue l’intervista con Marinella Paderni.

ATP: Partiamo dal titolo, “La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989 – 2016”. Perché hai deciso di mettere in rilievo l’atto del ricordare per questa panoramica di arte polacca?

Marinella Paderni: Nel 2013 sono stata invitata dall’Istituto Polacco di Roma a fare un viaggio studio in Polonia per approfondire la loro scena artistica e conoscere da vicino le istituzioni museali di Varsavia, Cracovia e ?ód?. Durante il viaggio ho incontrato diversi artisti e curatori, parlando con loro ho scoperto quanto il loro presente sia permeato dal rapporto con le vicissitudini storiche e politiche che hanno segnato profondamente la loro identità (le dominazioni secolari prima, l’indipendenza dal 1919 al 1939, poi di nuovo l’invasione nazista e l’Olocausto degli ebrei polacchi, il regime sovietico e solo nel 1989 l’autonomia post-socialista). Questi conflitti hanno generato un rapporto particolare con la memoria, di rimozione prima e di elaborazione dopo, soprattutto da parte degli artisti. Un lavoro che perdura tutt’oggi, nonostante i recenti stravolgimenti politici, e che coinvolge da vicino pure le giovani generazioni. Rimasi molto colpita da quanto il loro lavoro sulla memoria fosse presente nella loro cultura, alla ricerca di un’identità nuova, differente, senza più buchi neri. Poiché penso che la questione della memoria sia un tema importante non solo per i polacchi ma per tutti noi europei – centrale in un momento in cui l’Europa fatica a trovare una sua identità – ho scelto l’atto del ricordare (come pure la difficoltà a farlo) quale tema portante della mostra.  Il saggio in catalogo scritto dal filosofo polacco Andrzej Leder racconta bene il rapporto che hanno i polacchi con la questione aperta della memoria.

ATP: Tre decenni significativi e colmi di cambiamenti. In che modo la mostra racconta “il delicato passaggio tra passato e futuro vissuto dal Paese”?

MP: La mostra vuole restituire delle suggestioni su questo delicato passaggio mostrando come il rinascimento culturale polacco, cresciuto esponenzialmente soprattutto negli anni duemila, ha costituito una forza propulsiva nella costruzione della loro nuova identità. In questo momento storico europeo in cui si dimentica spesso che la cultura può aiutarci ad uscire dall’impasse attuale (e lo vediamo bene in Italia), ho voluto mandare un messaggio. La mostra è concepita per dare spazio e respiro ad alcuni contributi sul tema, non è volutamente affollata di opere. Non era nelle nostre intenzioni (mie, dell’allora direttore della Galleria civica di Modena Marco Pierini, dell’Istituto Polacco di Roma) compiere una ricognizione più estesa ed esaustiva, che avrebbe richiesto spazi e risorse maggiori.

ATP: Hai scelto quindici artisti per lo più nati tra gli anni ’70 e ’80. Soprattutto nelle opere dei più giovani – penso a Ewa Axelrad, Anna Molska, Agnieszka Polska, Jakub Woynarowski e Iza Tarasewicz – si evince il passaggio dall’era post-socialista e l’ingresso del capitalismo del loro Paese. Non erano forse troppo giovani per cogliere cambiamenti sociali importanti?

MP: Inizialmente si può pensare così. Poi parlando con loro, si scopre che hanno vissuto direttamente sulla loro pelle questo passaggio, che i traumi del passato hanno sconvolto le loro storie famigliari più da vicino di quanto si sappia, sviluppando una maggiore sensibilità nei confronti della storia e della memoria. Durante gli anni della formazione accademica hanno avuto poi insegnanti che hanno agevolato questa sensibilità e il processo di consapevolezza. Infine, la strada aperta dagli artisti dell’Arte Critica è servita anche sul piano della coscienza collettiva.

ATP: Hai colto un tratto comune tra le nuove generazioni e quelle subito precedenti?

MP: Concettualmente sì, stilisticamente sono diversi e questo è un punto di forza dell’arte polacca. C’è una continuità organica di discorsi tra l’approccio critico deciso, di denuncia più o meno frontale, di artisti come Ba?ka, Althamer, ?mijewski, Kozyra, Kulik, Libera (o di quelli subito successivi come O?owska, Sosnowska, Budny, Slavs and Tatars, ad esempio) e gli artisti nati negli Ottanta – anche se quest’ultimi includono pure lo sguardo verso i temi della globalizzazione, spostando il discorso della memoria dai confini polacchi alle questioni inerenti la società odierna più in generale.

La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989-2016,   Galleria civica di Modena,   Palazzina dei Giardini,   19 marzo-5 giugno 2016,   foto: Paolo Terzi

Pawel Atthamer – La memoria finalmente. Arte in Polonia 1989-2016, Galleria civica di Modena, Palazzina dei Giardini, 19 marzo-5 giugno 2016, foto: Paolo Terzi

ATP: Brevemente mi racconti che conseguenze hanno avuto i fenomeni artistici della Critical Art e New Documentalists emersi tra gli anni Novanta e gli anni Duemila?

MP: L’approccio politico della Critical Art (o anche Arte Critica) ha avuto un ruolo molto importante, quello di disvelamento di ciò che era oscuro, marginale, sottocutaneo, non pubblico, nella Polonia di allora alle soglie di una nuova libertà. Ha gettato le basi dell’impegno e della critica, ha fondato la figura dell’artista che riveste una funzione nella società. Il fenomeno dei New Documentalists è più circoscritto al mondo della fotografia: la Polonia ha un’importante tradizione fotografica, come testimoniano i numerosi luoghi deputati alla fotografia tra archivi fotografici, festival, rassegne, riviste. I New Documentalists hanno riportato l’attenzione su un linguaggio centrale per leggere in controluce il tempo e la storia.

ATP: Nel tuo approfondito testo in catalogo, riveli che durante il tuo viaggio-studio in Polonia, quello che ti ha colpito nelle ricerche degli artisti è l’attenzione che rivolgono al passato, “la tendenza a ricucire il filo dei discorsi avviati dalle avanguardie storiche degli anni Venti e Trenta”. Hai scoperto le motivazioni e gli esiti di questa scelta artistica?

MP: Al primo viaggio nel 2013, ne è seguito un secondo l’anno dopo per approfondire meglio alcuni filoni di riflessione e definire il progetto della mostra. Tra questi c’era anche la percezione di un’eco tra le avanguardie storiche degli anni della prima indipendenza (tra il 1919 e il 1939) e il presente, come a voler riprendere un discorso interrotto bruscamente, utile per la costruzione di quella coscienza di sé come popolo e come cultura. In realtà, anche durante il regime sovietico, alcuni artisti sono riusciti a portare avanti le eredità delle avanguardie, ma spesso in clandestinità. Una reale continuità c’è stata solo negli ultimi decenni con la ricerca di un’autonomia anzitutto culturale, come si può constatare nelle opere di chi guarda al Costruttivismo e al Modernismo in senso più ampio. Inoltre, non avendo potuto vivere appieno la stagione surrealista, alcuni artisti hanno guardato con interesse alla dimensione del perturbante e alla psicologia del profondo, esplorando i territori dell’immaginazione.

Il Costruttivismo, insieme al Concettualismo degli anni Sessanta-Settanta, rimangono tuttavia le eredità maggiori, visibili anche in espressioni più tradizionali come la pittura. Diversi sono gli artisti che nelle loro opere fanno riferimento alla storia dell’arte moderna e a figure del recente passato come Oskar Hanse, Edward Krasi?ski, Henryk Sta?ewski, Alina Szapocznikow. Il testo della storica dell’arte e curatrice Joanka Zieli?ska, presente nel catalogo della mostra, racconta bene lo sviluppo dell’arte polacca dal 1989 ad oggi, anche in relazione alle loro avanguardie storiche.

ATP: Sempre nel testo, suggerisci un possibile sottotitolo alla mostra, “Vedere il tempo attraverso il tempo”. Mi racconti di questa possibilità? Perché?

MP: L’epoca attuale è più riflessa sul tempo che sullo spazio, come invece accadeva durante il Modernismo. Eccesso di tempo, mancanza di tempo, sparizione della memoria o sua eccessiva celebrazione (tanto da trasformarla in merchandising), pratiche di dilatazione del tempo, prolungamento della vita e immortalità, sono solo alcune delle questioni che definiscono la vita di oggi. Quasi tutto sembra ruotare intorno al tempo. Ma il tempo è forse la sostanza più indefinibile, meno visibile e controllabile che abbiamo. Per questo l’arte, che è sempre un passo avanti, è tanto attenta alle tematiche temporali. Se il tempo non lo si può guardare dritto negli occhi, almeno possiamo cercare di “vederlo” e comprenderlo grazie ai dispositivi temporali per eccellenza, come la memoria.

Agnieszka Polska Correction Exercises,   2008 (filmm still) video 8'2'' courtesy the artist

Agnieszka Polska Correction Exercises, 2008 (filmm still) video 8’2” courtesy the artist

Iza Tarasewicz,   The Means,   The Milieu 2,   2014-2015 acciaio,   asfalto e caucciù,   fibre di canapa,   cenere,   ocra,   cemento,   funghi Reishi collezione privata,   Torino foto Paolo Terzi

Iza Tarasewicz, The Means, The Milieu 2, 2014-2015 acciaio, asfalto e caucciù, fibre di canapa, cenere, ocra, cemento, funghi Reishi collezione privata, Torino foto Paolo Terzi