Cesare Pietroiusti - Artworks that ideas can buy - Arte Fiera  Bologna 2019, , courtesy the artist

Cesare Pietroiusti – Artworks that ideas can buy – Arte Fiera Bologna 2019, , courtesy the artist

Oplà. Performing Activities è uno dei progetti di Arte Fiera 2019 che segnano, in modo deciso, l’orientamento che il nuovo direttore Simone Menegoi vuole dare alla fiera. Cura il progetto dedicato al linguaggio della performance Silvia Fanti, curatrice e programmatrice nell’area delle performing arts. Ha fondato e co-diretto a Bologna diverse organizzazioni indipendenti di ricerca transdisciplinare, tra cui Xing, per cui ha curato i programmi di F.I.S.Co. Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo, Netmage festival, Live Arts Week e Raum.

Oplà è presentato come una sorta di statuto che vuole dare a quello che, genericamente, è definito ‘pubblico’, la possibilità di allargare il significato non solo ciò che è o potrebbe essere la performance oggi, ma anche di mettere a fuoco la genesi stessa del concetto di arte. E’ molto chiara, infatti, la Fanti nella presentazione del progetto: “Lavorare nel contemporaneo significa oggi creare occasioni, contesti e tempi che mostrino non più “che cosa è” l’arte, ma “che cosa fa” l’arte. Come rispondere quindi alla proposta di portare la Performance in una fiera d’arte senza fare della decorazione o semplicemente sentirsi fuori luogo?
Oplà insinua delle performance in un contesto funzionale, attivando la possibilità di partecipazione e condivisione dell’opera dal vivo. Piuttosto che presentare dei singoli gesti conclusi di durata definita, il performativo è inteso come un’attività: costruzione di una serie di micro-sistemi di creazione, lavoro, servizio. Con sguardo critico ma generoso, Oplà offre una serie di pratiche alla portata di chiunque per tre giorni consecutivi.”

Per questo progetto gli artisti Alex Cecchetti, Cesare Pietroiusti, Cristian Chironi e Nico Vascellari sono stati invitato a proporre delle ‘azioni’ che si svolgono sia dentro l’edificio della fiera che fuori di essa. Due obiettivi prefissati dalla curatrice: legare l’evento fieristico alla città; aprire, all’interno di un grande evento commerciale, degli spazi in cui oggetti e servizi non sono in vendita, ma affidati ad altre logiche o economie paradossali come lo scambio di parole e idee.
Per questa edizione non ho voluto creare uno spazio dedicato: un teatrino, un black box o un white cube.” Ci racconta nell’intervista che segue. “Ho anche scartato l’idea delle classiche passeggiate performate tra gli stand. Non ho voluto insomma aggiungere rumore (anche se piacevole). Piuttosto ho cercato di lavorare sulle intercapedini (logistiche, temporali, motivazionali, umane) e i varchi del sistema fiera d’arte.”

Alex Cecchetti - portrait - performing Marie & William alla Kunsthal Aarhus

Alex Cecchetti – portrait – performing Marie & William alla Kunsthal Aarhus

Seguono alcune domande a Silvia Fanti —

Elena Bordignon: Da Torino a Bologna, hai legato il tuo nome a delle fiere d’arte contemporanea. Dopo l’esperienza con Artissima PER4M, ora segui per Arte Fiera il progetto Oplà. Performing Activities. Tra le sue caratteristiche c’è quella di legare l’evento fieristico con la città. Perché c’è questa necessità di creare una relazione tra il luogo della fiera e il contesto cittadino?

Silvia Fanti: Parlo di Bologna, dove la fiera è dislocata in un punto percepito come lontano dal centro (lontananza più psicologica che reale: è semplicemente ‘oltre le mura’), in cui ci sono attività commerciali e amministrative diurne, in un quartiere che ha anche delle architetture pregevoli come le torri di Kenzo, la ex GAM o il Padiglione Esprit Nouveau, ma che logisticamente non si integra con la città abitata. Dalla volontà di connettere il quartiere fieristico al resto del tessuto urbano sono nate da alcuni anni operazioni come Art City. D’altronde anche a Torino, con strategie realizzative diverse, durante Artissima la città si mostra nella sua competenza culturale e organizzativa, come parte di un territorio ricco e variegato.
Per questa Arte Fiera sono voluta partire dalla fiera, da dentro la fiera, prolungandola secondo diverse direttrici: circumnavigazione, balzo centrifugo, accadimenti sulle soglie, intervento pseudo-mimetico al suo interno.
Conoscendo bene la città in cui opero con continuità dagli anni ’90, ho voluto applicarmi a questo contesto abbastanza certa di investire un portato di attenzione, senza rinunciare al mio sguardo di commento, o quello degli artisti invitati, profondamente autonomi e auto-determinati nei loro percorsi liberi.

EB: E’ evidente come il linguaggio performativo non vada molto d’accordo con l’aspetto commerciale dell’arte. Anche se non è una delle tue priorità, che considerazione hai fatto in questi anni, in merito alla presentazione delle performance in una fiera? Quali spazi di pensiero apre una scelta curatoriale di questo tipo?

SF: Con Simone Menegoi mi ero già confrontata sui pro e contro di una sezione performativa in una fiera ad Artissima. In quel caso si trattava di un premio produttivo voluto da K-Way dedicato a live performativi partendo da una finalità molto precisa e un percorso da testare. Non essendoci ad Arte Fiera un premio, mi sono chiesta che senso avesse organizzare performance, e in seconda istanza come. Il rischio è sempre quello di produrre decorazione e creare frustrazione tra gli artisti invitati per una marginalità attentiva.
Per questa edizione non ho voluto creare uno spazio dedicato: un teatrino, un black box o un white cube. Ho anche scartato l’idea delle classiche passeggiate performate tra gli stand. Non ho voluto insomma aggiungere rumore (anche se piacevole). Piuttosto ho cercato di lavorare sulle intercapedini (logistiche, temporali, motivazionali, umane) e i varchi del sistema fiera d’arte.
Non nascondo che i tempi in cui progettare Oplà sono stati brevissimi, e che con Menegoi avremmo voluto ragionare anche su altri modelli del performativo, creando eventi speciali (anzi esemplari), ma sarà per il futuro, forse.
Quindi Oplà. Performing Activities parte dalla fiera per condurre in un oltre-la-fiera, un attorno, un accanto, e un dentro: un dislocamento di energie, oggetti, relazioni. Con il sottotitolo si è cercato di rendere esplicito un atteggiamento che accomuna i progetti selezionati per questa edizione. A fronte di un gran parlare e ospitare Performance nei contesti istituzionali dell’arte visiva, ho preferito introdurre il concetto di Attività. Si tratta di un’altra categoria, un altro modo (e tempo) di performare. Nel mio lavoro ho insistito molto sulle Live Arts, ma in questo confronto con Simone Menegoi, ho ritenuto si dovesse fare un’operazione con una prospettiva diversa da quella che mi accompagna nelle scelte che opero ordinariamente come Xing, ben più rischiose.
Lo spazio che vogliamo aprire consiste nel creare occasioni, contesti e tempi che mostrino non più “che cosa è” l’arte, ma “che cosa fa” l’arte.

Cristian Chironi, FIAT 127 Special (Camaleonte), versione Museo Nivola, 1971-2018

Cristian Chironi, FIAT 127 Special (Camaleonte), versione Museo Nivola, 1971-2018

EB: Per entrare nel merito degli artisti che hai scelto – Alex Cecchetti, Cesare Pietroiusti, Cristian Chironi, Nico Vascellari – mi racconti le motivazioni che ti hanno guidato in questa selezione? Ci sono degli aspetti comuni che li unifica o, visto che ne conosci molto bene la ricerca – date le passate collaborazioni con Xing -, hai trovato nei loro progetti degli aspetti che ben si adattano all’ambito della fiera (con tutti i pro e contro del caso)?

SF: Questa edizione di Arte Fiera punta sull’Italia, quindi invitare 4 artisti affermati che lavorano in ambito performativo, ognuno con un approccio molto diverso, mi sembrava un buon inizio, in termini di coerenza con il piano 2019, che punta su qualità progettuale e saldezza artistica.
Il nucleo dei 4 progetti selezionati era già esistente. Li abbiamo riarticolati per l’occasione rispondendo al contesto. E’ stato molto interessante condividere con questi artisti i dubbi su come intervenire in una fiera: abbiamo dovuto quasi ‘rifondare’ le nostre relazioni. E’ stato un immaginare come degli artisti senza galleria potessero stare (bene) in una fiera..

EB: Simone Menegoi ha definito l’intervento di Cesare Pietrogiusti una sorta di ‘riffa di idee’ : opere acquistabili in cambio di idee. In cosa consiste questa ‘lotteria d’arte’? A mio parere è rischiosa perché sembra più un espediente che un progetto che apporta qualità concettuale.

SF: Il rigore concettuale di un artista come Cesare Pietroiusti non lo devo certo legittimare io. Il titolo del suo progetto (uno stand fra gli stand, che applica criteri diversi dai vicini) è: Artworks that ideas can buy. Uno stand con opere d’arte (acquistabili in cambio di idee) di Maria Thereza Alves, Massimo Bartolini, Ludovica Carbotta, Adam Chodzko, Francesco De Grandi, Michele Di Stefano, Sam Durant, Jimmie Durham, Emilio Fantin Roberto Fassone, Valentina Furian, Margherita Morgantin, Caterina Morigi, Giancarlo Norese, Luigi Presicce, Ana Prvacki, Aldo Spinelli, Alessandra Spranzi, Luca Trevisani, Serena Vestrucci, Cesare Viel, Luca Vitone, da un concetto di Cesare Pietroiusti. Qui la valuta sono le idee.
Non si tratta di una riffa, ma di uno scambio tra pubblico e artista il cui esito è incerto. E’ un’attività di 4 giorni che gioca tra valore e soggettività, un ‘tenzone’ senza intermediari tra chi produce arte e chi la apprezza e la può acquisire sforzandosi di interagire con un proprio contributo letterario, critico e concettuale.

Nico Vascellari - Ciao Ciao Arte Fiera - Bologna 2019, courtesy the artist

Nico Vascellari – Ciao Ciao Arte Fiera – Bologna 2019, courtesy the artist

EB: Dalla lotteria alla “caccia al tesoro” di Nico Vascellari. Anche in questo caso è fondamentale la partecipazione attiva del pubblico: siamo invitati a trovare un oggetto ‘qualsiasi’ prelevato dalla fiera e ‘nascosto’ dall’artista nel contesto cittadino. L’aspetto dell’intrattenimento espone, a mio parere, l’azione verso una deriva ludica … O mi sbaglio? Cosa solleva o istiga l’intervento di Vascellari?

SF: Riprendo il discorso di sopra, mettendo a disposizione di chi verrà, osserverà, parteciperà, un breve lexicon di prima mano e attendibile:
NO lotteria > SI asta
NO caccia al tesoro > SI permutazione spaziale
NO martini cocktail > SI tramonto mentale
NO shuttle bus > SI macchina per abitare

Più che il divertimento, che non è neanche un valore negativo, temo piuttosto la semplificazione. Gli artisti invitati non escludono che l’arte possa indurre a fare altri percorsi (mentali, fisici, di conoscenza, di scoperta, di incontro), e che il desiderio di un suo possesso possa condurre ad avviare attività insolite.
Se tu ci intravedi una deriva ludica, in realtà i 4 artisti che abbiamo invitato hanno una posizione artistica e esistenziale radicale, senza essere ostili. Evitando troppo baccano, riescono a invischiarti nei loro progetti, mettendo in opera valori e visioni molto precisi.
Ipotizzo: allontanandosi da Arte Fiera per recuperare una qualsiasi punta del trapano caduta all’allestitore, si va magari a finire all’XM24 dove Nico Vascellari provava i suoi primi pezzi con i With Love.. Ecco hai scoperto un’altra realtà di Bologna e un pezzo di percorso di quell’artista, con tutti i suoi echi.

Artworks that ideas can buy
Uno stand con opere d’arte (acquistabili in cambio di idee) di:

Maria Thereza Alves, Massimo Bartolini, Ludovica Carbotta, Adam Chodzko, Francesco De Grandi, Michele Di Stefano, Sam Durant, Jimmie Durham, Emilio Fantin Roberto Fassone, Valentina Furian, Margherita Morgantin, Caterina Morigi, Giancarlo Norese, Luigi Presicce, Ana Prvacki, Aldo Spinelli, Alessandra Spranzi, Luca Trevisani, Serena Vestrucci, Cesare Viel, Luca Vitone

Da un concetto di Cesare Pietroiusti
Luogo: PAD 25

Love Bar
Alex Cecchetti
Luogo: uscita fiera Costituzione

Bologna Drive
Cristian Chironi
Luogo: zona fiera e ingresso Costituzione

Ciao Ciao Arte Fiera
Nico Vascellari
Luogo: in fiera e in città