Fergus McCaffrey Marcia Hafif | An Extended Gray Scale,   1973 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel

Fergus McCaffrey Marcia Hafif | An Extended Gray Scale, 1973 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel

A distanza di due settimane dalla chiusura di Art Basel riordinare i pensieri è difficile almeno quanto sarebbe stato farlo subito.

Il mare è un’immensa distesa d’acqua sempre in movimento, le onde svolgono un’importante azione di erosione sulla costa. Questa frase l’ho imparata a memoria quando in terza elementare cercavo di studiare per la prima volta mentre mia mamma stirava. Abbastanza spesso e senza motivo mi ritorna alla mente e mi trovo a ripeterla, ora è successo. La lezione proseguiva elencando golfi, insenature, spiagge, promontori e scogliere ma non mi ricordo altri dettagli. Mi pare si possa abbinare bene allo stato d’animo con cui ripenso alla quest’ anno quarantaseiesima edizione della fiera. La struttura di Art Basel è molto chiara e delineata, la sua tremenda dimensione scoraggia però l’ attenzione che fatico a mantenere costante. Collezionisti, artisti e galleristi sembrano essere i protagonisti di questa grande cosa lasciando qualche volta indietro pubblico e opere.

Per avere un’idea più chiara Art Basel é composta da otto sezioni. Galleries: piú di 200 gallerie e più di 4000 artisti. Feature: progetti curati che includono solo presentation o giustapposizioni di artisti diversi. Statement: proposte di progetti emergenti. Unlimited: che sfora i confini di un tradizionale spazio fieristico, (curata da Gianni Jetzer). Parcors: settore che coinvolge la cittá (curata da Florence Derieux). Edition, Film e Magazines. C’é inoltre un fittissimo calendario di conversazioni. Ora, così come due settimane fa non riesco a ripercorrere la fiera in modo omogeneo provando forse a farne una cronaca. Posso solo riattraversarla per sensazioni. Come giá accennato Unlimited non è convenzionale in quanto permette alle opere di avere il proprio spazio indipendentemente dalla loro dimensione per cui il risultato è meno artificiale.

Un enorme specchio rotante di Jeppe Hein “360 illusion III” (2007) è come un satellite a un angolo dell’ingesso. Una serie di 106 tele “An Extended Gray Scale” (1973) di Marcia Hafif e’ qui esposta per la prima volta in successione lineare dal bianco al nero. Le tele tinte e spesse di Sam Falls “Untitled Books for Jamie” (2014) avvolgono in tutte le gradazioni pastello. David Shrigley presenta “Life Model” (2012), una tipica stanza di copia dal vero con al centro un pupazzo di uomo nudo.

“Echo Morris” (2014) di Anna Gaskell e’ un ritratto di Sarah Morris, iniziato a girare nel 2013, lo stesso anno della sua assoluzione dall’accusa di plagio riguardo la sua serie “Origami”. Gaskell l’ha seguita a New York, Londra, Chicago, Parigi. Filamndola sia nel privato che nel pubblico lasciando comunque l’impressione di non riuscire a vedere oltre la facciata. E’ il ritratto caricatura chic di una vera diva che mi conquista sia quando si aggira per il suo appartamento mentre la donna delle pulizie fa i mestieri sia quando durante un’ intervista riguardo la sua battaglia legale dice: “Unsing this crease patterns as a reference in my work was very much creating a comment not only about the impossibility of the task at hand but also about the sign of a future that is oppressive”. Scene di lavoro, lei nello studio, i suoi assistenti, occasioni mondane tutto fortemente attraente, una seduzione di quello che é poi il mondo dell’arte e forse le sue contraddizioni. Dall’altro lato dello spazio di Unlimited Sarah Morris presenta un suo progetto Air de Paris.

E ancora, Dan Flavin, Elizabeth Price, Ed Atkins, Pierre Hughe, Olaf Nicolai, Jesus Rafael Soto, Bruce Nauman e l’elenco procede includendone 74…

Statement presenta progetti di artisti emergenti di cui ogni anno due sono premiati con Baloise Art Prize, il premio 30, 000 CHF include l’acquisizione da parte del gruppo Baloise per poi essere donati a due musei europei. Credo sia particolarmente importante per gli artisti in quanto li muove su un nuovo piano anche economico. Quest’anno sono stati scelti Beatrice Gibson (1978) e Mathieu Kleyebe Abonnenc (1977). Beatrcie Gibson presentata da Laura Bartlett Gallery propone “Solo for Rich Man”, un video ispirato a JR di William Gaddis. Come il suo ultimo lavoro “F for Fibonacci”, Gibson indaga l’astrazione attraverso i meccanismi della musica e della finanza. Mathieu Kleybe Abonnenc crea gruppi di lavori manipolando oggetti etnografici, per l’installazione di Basel si concentra sull’analisi di artefatti coloniali e post-coloniali, in particolare di una statua di Victor Schœlcher in Guiana Francesce, proponendo un nuovo modo di interpretare si al’oggetto che la storia.

Art Basel può sembrare un’autocelebrazione. Si ha pero’ davvero l’ impressione che proprio qui, nel cuore dell’Europa molto si decida.

La prossima edizione: dal 16 al 19 giugno 2016.

Film still of: Anna Gaskell Echo Morris,   2014  16:9,   color,   sound duration: 22:56 min Edition of 3  © Anna Gaskell Courtesy of Galerie Gisela Capitain,   Cologne

Film still of: Anna Gaskell Echo Morris, 2014 16:9, color, sound duration: 22:56 min Edition of 3 © Anna Gaskell Courtesy of Galerie Gisela Capitain, Cologne

Hannah Hoffman Gallery,   Galleria Franco Noero,   Galerie Eva Presenhuber  Sam Falls | Untitled (Books for Jamie),   2014 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel

Hannah Hoffman Gallery, Galleria Franco Noero, Galerie Eva Presenhuber Sam Falls | Untitled (Books for Jamie), 2014 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel

303 Gallery,   Galerie Koenig,   Berlin,   Galleri Nicolai Wallner Jeppe Hein | 360° Illusion III,   2007 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel

303 Gallery, Galerie Koenig, Berlin, Galleri Nicolai Wallner Jeppe Hein | 360° Illusion III, 2007 Unlimited in Basel 2015 © Art Basel