• Giorgio Orbi, AcidcolturE, 2015. Pietra bianca di Ostuni, 100 q, Ph. Giorgio Orbijpg
  • Calixto Ramirez, A ciegas, 2015, still da video
  • Leonardo Petrucci, Chromotropic Traps, 2015. Legni di ulivo, spray, colla e filo di nylon, dimensioni variabili copia
  • Luca Mauceri, Finestre fertili, 2015. Terra, compost, concime
  • Carla Rak, Nullus locus sine genio, 2015. Calce, tronco d'ulivo, melograno

Si è conclusa la III edizione di Apulia Land Art Festival, residenza per artisti svolta nella città di Ostuni (BR) dal 4-6 Settembre.  Il progetto d’arte, attivo dal 2013, quest’anno ha visto la partecipazione di Calixto Ramírez, Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Giorgio Orbi, Leonardo Petrucci, Michela de Mattei, Luca Mauceri, Francesco Ciavaglioli e Carla Rak, riuniti all’interno del percorso espositivo e(art)h – il paesaggio dell’arte.  Ideato da Carlo Palmisano e Martina Glover e curato da Giosuè Prezioso e Saverio Verini con la consulenza di Ilaria Gianni, il progetto vive in terra pugliese, mantenendo una natura itinerante con l’obbiettivo di aprire a sperimentazione contesti unici e remoti.

Durante una settimana di residenza gli artisti sono stati invitati a produrre opere site-specific nell’area degli antichi orti terrazzati di Ostuni, ispirandosi al tema dell’agricoltura. Dalla Performance Parole cunzate, di Elena Bellantoni, in cui l’artista si è calata nel ruolo di dama ripatrice, figura scomparsa, che aggiustava, appunto “cunzava” piatti e vasi, al video di Calixto Ramirez, risultato di una serie di azioni attivate marcando il luogo con il corpo, al monumentale “smile” di Giorgio Orbi che osserva dal suo terreno sacro le future mutazioni del luogo. E poi il Sant’Isidoro di Bernardi, tempio votivo per gli agricoltori degli orti sepolti, l’angolo intimo di Carla Rak che riflette sul mito delle stagioni e sul ritmo di Kronos e Kairos, e le trappole cromotropiche di Petrucci, vulnerabile macchia del territorio che separa con il suo colore fluorescente il bianco calce della città; quindi Aurora di Ciavaglioli che rispecchia dello stesso bianco gli orti azzerandoli e purificandoli. Michela de Mattei sceglie un innesto, duplice esercizio in video e operazione scultorea che interessa le dinamiche di mutazione e avvicinamento tra arte, umano e natura, e infine Finestre fertili di Luca Mauceri, vincitore con la sua opera della prima edizione del premio d’arte, che apre sugli orti il riflesso prospettico delle finestre delle abitazioni sovrastanti il territorio ricordando il connubio tra vita e accesso all’area, ormai inagibile.

Le opere rimarranno visibili fino al loro assorbimento nel luogo.

Testo di Giacinta Gandolfo

Michela de Mattei, Innesto#8 Round Around, 2015. Legno 103x103cm innestato su albero di fico

Michela de Mattei, Innesto#8 Round Around, 2015. Legno 103x103cm innestato su albero di fico