Le sorti del MACRO di Roma sono ancora molto incerte. Proroghe, deroghe, incertezze, instabilità, e via andare: la situazione sembra naufragare in una stasi che al museo non fa decisamente bene. Il cambio ai vertici del Comune lo scorso giugno ha fatto decadere i dirigenti esterni dell’amministrazione pubblica, tra cui Bartolomeo Pietromarchi. Da allora, la direzione è stata assunta da Alberta Campitelli, responsabile delle Ville e Parchi Storici della città capitolina, che sta portando avanti il programma impostato fino al 31 dicembre, sostenuta da Pietromarchi nel ruolo di curatore. La situazione temporanea doveva risolversi il 15 settembre, ma il nuovo Assessore alla Cultura di Roma, Flavia Barca, ha prorogato ogni decisione al 30 ottobre.

Lo stato di incertezza, sta mettendo a rischio le partnership con gli sponsor privati: Enel, in primis, Deutsche Bank e Zegna Arte.

Per porre fine a uno stato di tale precarietà è stato indetto una petizione che porta la firma di Beatrice Bulgari, presidente dell’associazione  MacroAmici.

Questo è l’appello che ha lanciato:

Come forse alcuni di voi già sapranno, il MACRO sta vivendo un momento molto difficile con la mancata nomina di un nuovo direttore che si protrae ormai da mesi, le quotidiane difficoltà lavorative e l’inevitabile assenza di una progettualità programmatica, con inesorabili danni per il Museo a discapito del pubblico.

L’Associazione MACROAMICI, da me presieduta, ha promosso e sottoscritto la petizione per il MACRO indirizzata al Sindaco e all’Assessore alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, chiedendo il minimo di cui avrebbe bisogno un’Istituzione: la nomina di un direttore, una governance e  un budget.

Vi inoltro il link della lettera aperta indirizzata a Ignazio Marino e Flavia Barca:

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=MACRO

Vi chiedo di firmarla e di farla girare, se lo riterrete opportuno.

ATPdiary sostiene le richieste di MacroAmici, per porre fine a questo stato di totale incertezza.

Il Macro deve essere liberato dalle trame politiche!!! 

*

*

Roma, Macro declassato

Il museo, mai diventato fondazione, finisce nel gran calderone del Dipartimento Cultura

Roma. Ulteriormente declassato dal sindaco Ignazio Marino e dall’assessore alla Cultura Flavia Barca. È quanto è successo al Macro, museo di arte contemporanea della città di Roma, che da oggi è stato sfilato dalle competenze della Soprintendenza e gettato nel calderone del Dipartimento Cultura, il cui compito è di erogare «servizi» come mostre, le iniziative dell’Estate romana, gestione di spazi espositivi e musei vari.
Non era sufficiente che il Macro fosse rimasto, fin dalla sua nascita, un ufficio del Comune, e quindi mai trasformato in Fondazione dalle giunte precedenti. Era una spada di Damocle che da qualche tempo era stata messa dalla nuova giunta Marino sul destino del Macro. Ora si comprendono meglio una serie di «prese di posizioni» dell’assessore Barca. Nella conferenza stampa al Macro il  23 settembre fece scena muta di fronte al fuoco di fila della stampa, che, arrabbiata e costernata davanti a un tale atteggiamento, chiedeva notizie sul destino del Macro. E pensare che la Barca sul sito ufficiale del Comune tra le sue gestioni di competenza dichiara la «Fondazione Macro»…
Lo scorso  23 ottobre per riaprire la mostra  Digital Life 2013 organizzata dal  Festival Romaeuropaal  Macro Testaccio e danneggiata da ripetuti atti di vandalismo dai visitatori per mancanza di personale, presso l’Assessorato alla Cultura era stata improvvisamente convocata una riunione tra la Fondazione Romaeuropa e i curatori della mostra e l’amministrazione capitolina direttamente interessata, e cioè l’assessore Barca, il sovrintendente  Claudio Parisi Presicce,   l’ex direttore ad interim, Alberta Campitelli ,  l’ad di Zètema  Albino Ruberti ,  e curiosamente il direttore del Dipartimento Cultura  Maria Cristina Selloni (sotto la cui competenza ricade ora il Macro.
Lo stesso 23 ottobre l’associazione  Macroamici, diretta da Beatrice Bulgari, lanciava una sottoscrizione pubblica per chiedere al sindaco Marino e all’assessore alla Cultura Flavia Barca  «di dare continuità a una direzione competente e internazionalmente riconosciuta» (quella di Bartolomeo Pietromarchi), la trasformazione del museo in fondazione, sulla carta invece ancora un ufficio capitolino, un «budget pluriannuale» adeguato. Fino al 25 ottobre stranamente la Bulgari non era riuscita a incontrare la Barca né aveva avuto alcuna indicazione sulla nomina: «Il Macro non è una vetrina espositiva. È luogo di ricerca, didattica, residenze per giovani artisti, esposizioni e collezioni mirate, attività che richiedono continuità di lavoro».
Il silenzio omertoso del Campidoglio si deve pure al deficit di 867 milioni di euro da correggere entro l’anno e il ritardo della norma Salva Roma, con conseguente tempesta tra la giunta e sfrondamento degli incarichi esterni.
Il clima si fa sempre più incandescente intorno alla questione Macro e tra breve arriveranno anche le risposte al perché di questa mossa scellerata, che riguarda tutti i cittadini, che hanno diritto ad avere un museo di arte contemporanea, proiettato internazionalmente.

di Francesca Romana Morelli , edizione online, 29 ottobre 2013 / Il Giornale dell’Arte