Evgeny Antufiev Untitled, 2017 ceramica / ceramic cm 71 x ⌀ 54 Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio
Evgeny Antufiev Fountain, 2021 marmo, ferro, bronzo / marble, iron, bronze cm 170 x 60 x 35cm Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio

È il 2018, è giugno e un’assolata Palermo si prepara ad accogliere il pubblico internazionale di Manifesta 12, la mostra biennale itinerante di arte contemporanea. Il Museo Archeologico Nazionale Salinas ospita il progetto When art became part of the landscape. Chapter I a cura di Marina Dacci e Giusi Diana. Tra una vetrina e l’altra, nel racconto della storia siciliana dalla Preistoria al Medioevo, fra antichi monili e reperti legati alla vita quotidiana si individuano dei manufatti perfettamente in linea con l’arco temporale rappresentato, eppure così unici nel loro genere, così diversi da tutti gli altri. Un nome, quello di Eugeny Antufiev che con la sua arte ha abituato negli anni il proprio pubblico, in una storia lunga e appassionata in relazione con il tempo e le sue stratificazioni di senso, con quella memoria personale e collettiva che appartiene al passato, ma inevitabilmente al presente. 

È il 2021, è giugno in una stranamente piovosa Roma che si prepara ad accogliere il pubblico diretto all’ETRU-Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per un nuovo capitolo che l’artista russo scrive con il patrimonio archeologico e culturale italiano, a cura di Marina Dacci e Svetlana Marich. In occasione di questo nuovo punto di incontro con altre civiltà – cui l’artista non è nuovo – Antufiev incontra una cultura, quella etrusca, quanto mai contaminata dal fecondo scambio con molteplici civiltà, tra Greci, Fenici fino ai Cartaginesi. È un viaggio nei radicamenti passati legati a quei temi cardine che, da sempre, hanno affascinato l’artista: vita e morte, una profonda “stratificazione segnica e simbolica” come Marina Dacci la definisce, un passato così ricco di storie che si scrivono all’interno della Storia il cui riverbero è pienamente evidente all’interno del contesto museale. Se il luogo deputato alla custodia di preziosi cimeli appartenuti ad antiche civiltà potrebbe sovrapporsi all’idea di una grande tomba, in cui confluiscono tracce sopravvissute a qualcosa di ormai estinto, non più in grado di dialogare con il presente, il processo creativo di Antufiev restituisce in modo incredibilmente potente una eco a quelle voci apparentemente silenti che Villa Giulia e tanti altri musei racchiudono.

Evgeny Antufiev Untitled, 2020 Bronzo e ambra / bronze and amber Cm 35 x 15 ca. Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio
Evgeny Antufiev Untitled, 2020 Bronzo e malachite (due parti, mantide e pugnale) / bronze and malachite (two parts, mantis and dagger) (mantide/mantis) cm 18,5 x 10 x 6; (pugnale/dagger) cm 18,5 x 8 Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio

Oggetti ornamentali, specchi, maschere, piccoli guerrieri, coltelli, vasi, corredi funebri, creature immaginifiche: l’artista russo reinterpreta i soggetti presenti all’interno delle collezioni senza soluzione di continuità, imitandone la foggia e lo stile, pur conservando esteticamente le proprie radici siberiane. Come scrive Marina Dacci “Le sue ceramiche così come le fusioni con trame e superfici ossidate e trattate con patine e bagni particolari, evocano antiche scoperte e ci appaiono come “dono” rinvenuto nel sottosuolo”. Ecco allora che tutti gli ambienti coinvolti accolgono la trasformazione innescata da questo dono, dagli spazi esterni del Ninfeo disegnato da Bartolomeo Ammannati ad una intera ala degli spazi espositivi, fino alla grande sala finale in cui l’artista presenta una serie di oggetti realizzati in terracotta, in omaggio alla pratica tanto utilizzata dagli Etruschi. Perfettamente in sintonia con gli oggetti antichi, le creazioni di Antufiev sembrano aver sempre dimorato in quei luoghi, al punto che all’occhio di chi guarda, nella fase di incontro e di scoperta, viene da domandarsi se non si tratti di un prezioso nuovo tesoro recentemente scoperto e messo in dialogo con la collezione permanente.

Un’arte, quella di Eugeny Antufiev, in grado di riflettere in modo tanto delicato quanto efficace sull’idea della morte – tanto centrale anche nella produzione etrusca – sapendo restituirgli un contatto con il mondo presente. Un’arte che riesce a valicare i confini tra secoli profondamente distanti, riportandoli sulla stessa linea in un nuovo continuum storico magico, che centra perfettamente la mission del Direttore Valentino Nizzo, volta ad alimentare un continuo e prolifico scambio tra la cultura antica e l’arte contemporanea, per un’idea di museo che non solo custodisce e preserva, ma che dialoga con il presente e che già in potenza lo fa con il futuro, quel fil rouge tra storie diverse che l’arte deve essere.

Fino al 26 settembre 2021, ETRU – Museo Nazionale di Villa Giulia, Piazzale di Villa Giulia 9 – Roma

Evgeny Antufiev Untiled, 2020 Bronzo (due parti) / Bronze (two parts) (uccello/bird) cm 30 x 10 x 2 (pugnale/dagger) cm 23 x 6 Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio
Evgeny Antufiev Untitled, 2020 Bronzo / Bronze Cm 26 x 12 Courtesy the artist & z2o Sara Zanin Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio
Dead Nations. Eternal version | Eugeny Antufiev ETRU – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma © Photocredits Ela Bialkowska, OKNOstudio
Dead Nations. Eternal version | Eugeny Antufiev ETRU – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma © photo Ela Bialkowska OKNO studio
Dead Nations. Eternal version | Eugeny Antufiev ETRU – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma © photo Ela Bialkowska OKNO studio