Testo di Irene Bagnara —

Senza titolo con didascalia è l’intervento di Antonio Guiotto all’interno della Pinacoteca e dell’ala canoviana dei Musei Civici di Bassano del Grappa. Venticinque opere di natura scultorea e concettuale sottolineano, problematizzano e modificano il rapporto fra visitatore e istituzione museale.
Il progetto prosegue idealmente dal 26 ottobre con la personale di Guiotto ospitata al TRA (Treviso Ricerca Arte) curata da Chiara Casarin.

C’era una volta il museo, un’istituzione culturale, il più delle volte pubblica, in cui il visitatore andava per imparare qualcosa, per vivere un’esperienza edificante mediata da informazioni e dati attendibili, scientificamente raccolti e trasmessi. Un luogo di apprendimento, molto simile a una scuola, ma per immagini e oggetti, in cui gli insegnanti erano artisti, direttori, curatori e mediatori.
C’era una volta il museo e ora non c’è più – o forse in questi termini non è mai esistito –.
Sì, perché l’opera d’arte, in quanto oggetto sociale, richiede necessariamente il completamento del pubblico; non è portavoce di un significato univoco e definitivo, ma il suo valore semantico si costruisce, arricchisce ed estende attraverso la relazione con il visitatore e con il contesto espositivo. Proprio questo rapporto è l’argomento e il bersaglio ironico dell’intervento di Antonio Guiotto all’interno delle sale della Pinacoteca e dell’ala canoviana dei Musei Civici di Bassano del Grappa.

Venti nuove didascalie, realizzate appositamente per questo progetto e formalmente identiche a quelle in dotazione al museo, accompagnano altrettante sculture e dipinti, alcuni dei quali molto noti e altamente storicizzati come Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi o la Venere Italica di Canova, riscrivendo la storia dell’arte attraverso narrazioni alternative che mischiano dati scientifici a racconti informali, descrizioni da catalogo o manuale a spunti diaristici, biografici, romanzati. Guiotto sfida in questo modo la tradizionale passività – ma è mai davvero stato così? – associata al ruolo del visitatore che contempla, assorbe e impara. Viene da chiedersi infatti se la percezione sensibile e dunque l’esperienza artistica possano mai essere assolutamente libere da preconcetti, sovrastrutture, giudizi estetici e di valore.

Antonio Guiotto – Senza titolo con didascalia, MUsei Civici di Bassano del Grappa (VI), Installation view

Sicuramente Guiotto riformula con un vocabolario nuovo e a tratti provocatorio la visita museale, che diventa così un’esperienza ironica e autoironica, imprevedibile e proprio per questo stimolante. Non sappiamo quanto di ciò che leggiamo a corredo delle opere sia vero, inventato oppure solo supposto: un mix-and-match di informazioni e input che riflette perfettamente la nostra condizione attuale di soggetti iper-stimolati, costantemente aggiornati, bombardati di impulsi visivi e concettuali. Con l’avvento della post-verità non contano più la linearità della narrazione, la coerenza e corrispondenza delle parole o delle immagini alla realtà. Tutto può essere simultaneamente vero e falso, fittizio e concreto, virtuale e reale. Nell’epoca della citazione continua, dello schiacciamento spazio-temporale permesso dalla tecnologia, a nessuna affermazione è richiesto di sottostare al principio di non-contraddizione, di coerenza e di consequenzialità.

Il tema delle narrazioni alternative è indagato anche nell’intervento sul nucleo di busti in gesso del Canova, attraverso cui l’artista padovano produce un racconto sulle istituzioni museali sovrapponendo momenti cronologicamente lontani e azzerando così ogni distanza temporale. Tra i busti del maestro di Possagno risalenti alla seconda metà del XVIII secolo sono inseriti e perfettamente camuffati cinque ritratti, scolpiti da Guiotto nel 2019, di altrettanti sostenitori che hanno reso possibile la realizzazione del progetto. Solo aguzzando la vista, prestando attenzione alle didascalie e alle divergenze tecniche e stilistiche si possono individuare le nuove produzioni dell’artista padovano, che dialogano non per differenza o citazione, ma per sapiente (dis)simulazione con le sculture canoviane. Un “time-lapse” straniante che getta nuova luce interpretativa e apre inesplorati orizzonti semantici sui capolavori del Canova e sulla storia stessa del museo.

Antonio Guiotto – Senza titolo con didascalia, MUsei Civici di Bassano del Grappa (VI), Installation view
Senza titolo con didascalia, installation view, Ph. credit Giorgio Detogni
Senza titolo con didascalia, installation view, Ph. credit Giorgio Detogni

Il titolo scelto per la mostra suona alquanto eloquente nella sua afasia: un “non dire”, un “non definire” che non è sintomo di indecisione o povertà di significato, ma che segnala semmai la volontà di non ingabbiare la ricchezza – e nel caso della buona arte l’inesauribilità – semantica dell’opera, la quale si apre naturalmente alla possibilità continua di nuove interpretazioni, valutazioni e correlazioni. Ciò non significa certo che tutte le esegesi siano ugualmente plausibili o corrette, ma che la molteplicità in arte sia non solo ammessa ma auspicabile. Una molteplicità tuttavia “mediata” dalla didascalia, da cui si ha accesso a una serie di informazioni essenziali, ossia quelle “conoscenze di base” che consentono di inquadrare l’opera, di metterne in risalto le proprietà salienti e di operare una selezione preliminare all’interno del mare magnum dei possibili rimandi.

Ecco allora che l’opera, più che un messaggio che l’artista rivolge allo spettatore, si configura come una conversazione fra autore e fruitore, al quale è richiesto di interagire, rispondere e completare con la propria esperienza sensibile e intellettuale il significato del lavoro.

Un ruolo insomma quello del visitatore che, lungi dall’essere passivo, richiede attenzione, disponibilità ma soprattutto impegno.

Senza titolo con didascalia —Antonio Guiotto
A cura di Daniele Capra
Dal 5 ottobre al 9 dicembre 2019
Pinacoteca e Ala Canoviana dei Musei Civici di Bassano del Grappa

Antonio Guiotto, Ritratto del Conte Antonio Menon, Antonio Guiotto, 2019. Ph. credit Giorgio Detogni
Antonio Guiotto, Ritratto del commerciante di tessuti Renato Campana, Antonio Guiotto, 2019. Ph. credit Giorgio Detogni
Pietro Muttoni detto Della Vecchia, Nettuno, Olio su tela – XVII sec. 98×78 cm INV. 167 – Musei Civici di Bassano del Grappa