Allison Katz – Installation view, Giò Marconi, Milan – Copyright 2020 Armellin F.
Allison Katz – Installation view, Giò Marconi, Milan – Copyright 2020 Armellin F.

Testo di Marta Orsola Sironi —

Rare cose fanno sognare come quelle notizie di cronaca che racchiudono un destino in poche righe dettate in tono di spassionata neutralità.

Dalla presentazione in quarta di copertina del libro di Thomas Bernhard, “L’imitatore di voci”, Adelphi, Milano 1987

Thomas Bernhard condensava cento romanzi in forma di cronaca in altrettante pagine di un libro solo, infilando fatti nudi e multiformi, crudi e bizzarri, come perle di un’unica collana tenuta tra le mani dall’imitatore di voci che la raccontava, sgranandola con un’ironia da prete malandrino. 
Allison Katz, in mostra da Gió Marconi nelle giornate 10 e 15 settembre 2020, mette invece in scena veneri e scimmie, satiri e nasi, bandiere, gatti e chi più ne ha …. li allestisce in teatrini che hanno la stessa coerenza di un chewing gum alle melanzane e con lucidità imparziale, quasi scientifica, crea architetture abitate per il parentado del suo personale lessico visivo. Questa artista ha una vena ironica che lascia interdetti: davanti ai suoi lavori ci si sente osservati, quasi passati al setaccio dal suo occhio ipercritico, che spia senza farsi vedere le reazioni del pubblico alla contraddittorietà della situazione proposta. Il primo punto a lasciare perplessi è che Allison Katz venga sovente definita una “pittrice”. Eppure lei della tecnica utilizzata non ne vuole sapere: l’uniformità, tanto formale quanto tematica, non le interessa affatto. Di cosa le importa allora?

Entrando al numero 20 di via Tadino si rimane sorpresi di come, in un allestimento così minimale, possano convivere tanti personaggi o riferimenti culturali più o meno strampalati (o azzeccati). La maternità della loro autrice è indiscussa, ma non lo stile, che varia ogni volta al variare dell’opera. Quello che conta per A.K. è scappare il più lontano possibile da qualsiasi narrazione didascalica o adesione stilistica, edificando tableaux vivants idiosincratici dove i protagonisti sono chiamati ad espandere e distorcere i loro significati, facendosi maschere di se stessi per permetterle di riflettere sulla natura della rappresentazione. Ogni opera viene trattata dunque come un unicum nuovo, come fosse sempre la “prima opera dell’artista”. Solo successivamente ci si accorge di come, in verità, si componga con tutte le altre in una struttura complessa di ammiccamenti e occhiolini. In questo modo si delinea un vocabolario figurato di soggetti e famiglie, legami e stirpi, che esplora i collegamenti tra testo e immagine. 

Allison Katz- Installation view, Giò Marconi, Milan – Copyright 2020 Armellin F.
Allison Katz – Installation view, Giò Marconi, Milan – Copyright 2020 Armellin F.

Con la mostra è stata presentata “Allison Katz”: un dizionario per immagini, o meglio, la prima monografia completa ed esaustiva dedicata all’artista canadese, pubblicata da JRP Ringier e a cura di Clement Dirie e Frances Loeffler. Il volume è la trasposizione rilegata della produzione di A.K. Sfogliandone le pagine si possono leggere tutti i complessi giochi di scambio e dialogo che lei intesse tra personaggi, convenzioni culturali e tecniche, sfidando i canoni della pittura occidentale, addirittura prendendosi gioco di loro, nel tentativo di andare al di là di essi e fondare, non un’altra lingua, ma un altro modo di parlare. Un modo che sia più fresco e inedito, quasi una metaletteratura colorata e giocosa o una meta arte intellettualoide e simpaticamente presuntuosa.
L’allestimento della galleria milanese predisposto per la settimana dell’arte, ne seguiva il filo logico e con altrettanta puntuale ironia proponeva una selezione di grafiche e stampe, riesumate dall’archivio delle esposizioni passate, tra le quali gli stessi poster che Katz tanto ama fare.
Al centro della stanza, su un tavolo bianco facevano capolino quattro o cinque sgargianti cataloghi, con una scimmia ammiccante in copertina, quasi una di quelle rugose butta-dentro che si possono incontrare nelle birrerie di una qualsiasi città del nord durante i mercatini natalizi. Il tacito invito del primate- maîtresse era di aprire il tomo e tuffarsi nel vortice di immagini che è poi l’universo poliedrico in atto nel cervello dell’autrice. Se e quando si riusciva a riemergere da lì ci si trovava in un candore da paradiso, circondati da quelle stesse figurette dalle quali, forse, si era appena cercato di scappare. 

L’imitatore di voci di Bernhard, che nella varietà di cronache riportava tutto all’unità nel tentativo malriuscito di darsi un tono neutrale. Allo stesso modo Allison Katz gioca a fare il bianconiglio di un paese delle meraviglie sottosopra, dove l’Alice-visitatore (o lettore) ha nel proprio mazzo tutte le carte per convincere gli abitanti a narrare la propria storia davanti a una tazza di tè. 

Allison Katz – JRP Ringier, Editors Clement Dirie e Frances Loeffler
Allison Katz – JRP Ringier, Editors Clement Dirie e Frances Loeffler
Allison Katz – JRP Ringier, Editors Clement Dirie e Frances Loeffler