Lo Spazio Buonasera da Torino a Francoforte.

Francesco Snote, Eleganza da gabbiano stravaganza la sera, 2018, Courtesy the artist

Francesco Snote, Eleganza da gabbiano stravaganza la sera, 2018, Courtesy the artist

La sensazione è quasi quella di inciampare mentre si attraversano gli spazi di Basis.

La presenza quasi “ingombrante” è di un accampamento di lavori, mucchi di opere, che hanno fatto con i propri artisti una trasferta, un’esposizione in transito. È una grande sala di esercizi, di sguardo e di movimento nello spazio, di attraversamento, predisposta per l’allenamento. Una sala che li ha accolti e li ha visti immersi nella preparazione, immersi insieme ai retaggi che delle proprie pratiche gli artisti hanno portato con sé.

Ottavia Plazza, Portico di Ottavia, 2018, Courtesy the artist

Ottavia Plazza, Portico di Ottavia, 2018, Courtesy the artist

Alice Visentin, Io e Anna, 2018, Courtesy the artist

Alice Visentin, Io e Anna, 2018, Courtesy the artist

Tornano alla mente le parole di Tommaso Trini quando descriveva When attitudes become form e la sua emergenza intellettuale: “più ti aggiravi più ti ritrovavi oggetto tra gli oggetti, esploratore tra le esplorazioni…”.

Marco Schiavone, Spostamento di prospettiva 1 - 2, 2018, Courtesy the artist, Erik Saglia, Put me to the edge, 2018, Courtesy the artist

Marco Schiavone, Spostamento di prospettiva 1 – 2, 2018, Courtesy the artist, Erik Saglia, Put me to the edge, 2018, Courtesy the artist

Continuiamo l’esplorazione.

La disposizione complessiva risulta scomposta. Un cerchio diviso in quattro parti, fluidamente disposto all’interno dello spazio espositivo, è trafitto da una lancia di ferro. La carta geografica alla parete, con i suoi tagli e segni neri, ricostruisce le tracce di questa dispersione e lotta per lo spazio. All’ingresso una grammatica di strati introduce il modulo come frammentazione della classica parete bianca. Alla composizione del frottage di scotch si aggiungono immagini, ritagli di incisioni di Dürer. La configurazione labirintica è ispirata alla Biblioteca di Babele in una commistione architettonica e di sapere. Una triplice porta mobilita la nostra prospettiva. Più che un inganno ottico, la riflessione si colloca sulle possibilità della visione, sulle condizioni che il reale ci propone di guardare. Il vero, l’estremamente vero ma ricreato, scenario continuamente possibile. Lo sfondo rosso acceso della parete accoglie una figura atemporale. Immersa nella sua distesa decorativa di fiori e arabeschi è lo spettro di un tempo che ci riguarda, immobile e lascivo. Il rosso porpora della serie di colonne appese ci riporta all’antico splendore greco mentre ci introduce in un salotto decadentista ricco di piante. Il quadro si è smembrato, dividendosi tra bidimensionale e tridimensionale, concedendo ampio spazio a un tessuto di trasparenza. Il basement è l’esplosione di un cielo rarefatto. I raggi spezzettati caricano lo sfondo di cemento di un’aura mistico-religiosa. La luce si irradia in ogni dove colpendoci nella grotta della natività. Il discorso circolare generato dalle opere si conclude nelle tracce di dieci nasi di terracotta appesi alla parete. La discrezione dell’opera la rende parlante. Contenenti piccoli incensi e piante quei nasi appaiono sostenuti da un intervento sonoro, un canto consapevole di rendere l’atmosfera familiare per tutte le opere disposte.

Lula Broglio, Verveine e le lalasong, 2018, Courtesy the artist

Lula Broglio, Verveine e le lalasong, 2018, Courtesy the artist

Al termine.

Finito il defaticamento al termine dell’allenamento vediamo quelle voci come espressioni instancabili di un’invasione laboriosa, temporaneamente breve ma in grado di generare una diffusione estetica differente. Il principio è quello di un organismo denso e composito, corale.

Edoardo Piermattei, Pentecoste, 2018, Courtesy the artist

Edoardo Piermattei, Pentecoste, 2018, Courtesy the artist

Artisti: Lula Broglio, Edoardo Piermattei, Ottavia Plazza, Erik Saglia, Marco Schiavone, Francesco Snote, Alice Visentin.