Alis/Filliol, Mofo, 2012, Polyurethane and sand
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Ogni cosa a suo tempo, da omnia cum tempore – secondo la fonte originale dal Qoelet o Ecclesiaste, uno dei testi contenuti nella Bibbia Cristiana ed Ebraica – significa ogni cosa ha il suo tempo ed è nel suo tempo.
E così dopo il primo ciclo di tre mostre, a cui hanno partecipato Adrian Paci e Andrea Kvas, Daniel Knorr e Riccardo Beretta, David Adamo e Ettore Favini, i matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo ospitano nella veste di doppia personale i nuovi lavori realizzati da Navid Nuur e Alis/Filliol. La scelta di invitare artisti italiani e stranieri è finalizzata a creare un dialogo tra percorsi e approcci culturali distinti, tra la molteplicità delle visioni, delle modalità operative e dei linguaggi espressivi e allo stesso tempo rappresenta uno sforzo per accrescere la visibilità degli artisti attivi nel sistema debole dell’arte contemporanea del Bel Paese.
E che l’unione faccia la forza devono averlo pensato anche Alis /Filliol (Andrea Respino, 1976 – Davide Gennarino, 1979) la cui scelta di lavorare in coppia è caratteristica di una produzione in cui le opere sono sempre il risultato del confronto/scontro tra due individualità. La grande scultura realizzata per il contesto riunisce e sintetizza diverse tecniche e processi di lavoro fin qui sperimentati in opere come Fusioni a neve persa, Alieno , Ritratti di fantasma . Il risultato è un “corpo” altro, un totem vivo dalle forme spiazzanti,   al tempo stesso primitive e futuribili. Questa figura ibrida e liquida sembra poter mutare costantemente il suo aspetto, espandersi e adattarsi, richiamando alla mente una vasta tradizione fantascientifica sia cinematografia che letteraria.  L’aspetto rimanda a una forma che è più aliena che umana, un grado zero di realtà, privo e allo stesso tempo pieno di connotazioni culturali, sociali, antropologiche, in cui il visitatore è invitato a proiettare nella scultura i propri mondi interiori e inconsci. 
  Navid Nuur “Untitled”, 2012,   Mixed media – Courtesy Plan B Cluj, Berlin e  Martin Van Zomeren, Amsterdam
Navid Nuur “From the Eye Codex Series”, 2012.  Silkscreen on relector Courtesy Plan B Cluj, Berlin and Martin Van Zomeren, Amsterdam
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Navid Nuur (Teheran, 1976) ha invece accettato di realizzare dei lavori o meglio degli intermodules, termine che sfugge alle categorie critiche standard di pittura, scultura, installazione e performance, in cui la luce, scomposta, assorbita, riflessa o intermittente gioca un ruolo predominante. Questi lavori si caratterizzano come “modelli di pensiero”. L’artista infatti usa concetti che si relazionano a uno stato temporaneo e intermedio, che situa i lavori tra il visitatore e un fenomeno spesso astratto come la luce, l’energia, l’aria o gli spazi residuali. Dopo aver attraversato lo stretto corridoio che conduce al secondo matroneo lo spazio si apre su una sala in cui la luce naturale è totalmente esclusa. Il foglio catarifrangente assorbe e proietta la luce di un proiettore, le particelle luminose si infrangono su parabrezza rotti che dividono il prisma ottico, riflettendosi nello spazio buio e sugli spettatori che attraversano di volta in volta il ciclo dell’illuminazione. Un neon, che sembra uscire dal più onirico David Lynch, ci avverte spento e acceso che siamo contemporaneamente  “here and there”.
Testo di Stefano Raimondi / Mauro Zanchi
Ogni cosa a suo tempo: Navid Nuur | Alis/Filliol
a cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi
Basilica Santa Maria Maggiore, Bergamo
Alis / Filiol (Andrea Respino e Davide Gennarino )
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 Alis-Filiol / Navid Nuur / Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time) / Bergamo Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time), derives from omnia cum tempore – according to the original reference on Qoheleth (Ecclesiastes), one of the texts of the Christian and Jewish Bible – that means everything has its time and happens in its time. And so after the first round, comprised of three exhibitions in which participated: Adrian Paci and Andrea Kvas, Daniel Knorr and Riccardo Beretta, David Adamo and Ettore Favini, the galleries of Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo, host the new works of Navid Nuur and Alis / Filliol. The choice to invite Italian and foreign artists is aimed at creating a dialogue between different cultural approaches and routes; via the visual diversity, the working procedures and the means of expression, while at the same time represents an effort to increase the visibility of artists, who are active within this weak system of contemporary art in Bel Paese.

The unity makes strength, is what also Alis / Filliol (Andrea Respino, 1976 – David Gennaro, 1979) must have thought, the choice of which to work in pairs is typical of a production in which the works are always the result of the confrontation and clash between two individuals. The large sculpture created within this context brings together and combines different techniques and processes of work, already met in works such as Fusioni a neve persa, Alieno and Ritratti di fantasma. The result is a different “body”, a totem seemingly alive and at the same time primitive and futuristic. This hybrid and liquid figure seems like it is constantly changing its appearance, adapting and expanding and, naturally, bringing to mind the vast tradition of sci-fi films and literature.

This aspect refers to a form that is more alien than human, unreal, free and at the same time full of social, anthropological and cultural connotations. The visitor is invited to project her or his own inner and unconscious world at the sculpture. Navid Nuur (Tehran, 1976) has instead decided to develop the work or rather his intermodules, a term that critically defies the standard categories of painting, sculpture, installation and performance, in which light, broken down, absorbed or reflected has a predominant role. These works are characterized as “models of thought.” The artist in fact, uses concepts that relate to a temporary and intermediate state, which situate the work between the visitor and a phenomenon often abstract such as the light, the energy, the air or the abandoned spaces. Crossing the narrow hallway that leads to the second space and a spacious room, in which natural light is totally absent. The reflective sheet absorbs and projects the light of a projector, the light particles crashing on the broken windshield that fuses the optical spectrum, are reflected in the dark space and upon the passing spectators who follow the cycle of illumination. A neon, which seems to have come out of David Lynch’s film, warns us by switching on and off; “Here and There”.

Text by Stefano Raimondi / Mauro Zanchi

Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time): Navid Nuur | Alis / Filliol curated by Stefano Raimondi and Mauro Zanchi

Basilica Santa Maria Maggiore, Bergamo