Photos Enrico Cattaneo
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Siamo a metà pomeriggio circa. Sul palco la ‘mano destra’ di AeB: Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e la fotografa Randi Malkin Steinberger. E’ stato uno degli appuntamento più emozionanti dell’intera giornata. A turno hanno ricordato l’artista, hanno raccontato aneddoti e qualche follia di AeB. Sinceramente ho capito poco di ciò che raccontava il fido Alì, che ha ripetuto almeno 20 volte ‘famiglia’. L’amico grafico genovese, Rinaldo Rossi: “Non ervamo degli esecutori, eravamo la sua mano destra. Alighiero ci lasciava molta libertà anche se le regole che poneva erano indiscutibili. Per lui, ogni opera era importante perchè voleva dire coinvolgere molte persone. La complessità di ogni lavoro era altissima, e c’erano sempre grandi problemi da risolvere perchè Alighiero era molto esigente, ma si fidava.” Mariangela De Gaetano, ha collaborato con AeB per la realizzazione delle opere a penna Biro. Oltre ad aver realizzato molti lavori, lei reclutava le persone per eseguire le opere. AeB non voleva conoscere le persone, spettava a lei sceglierle. Il disegnatore Guida Fuga: “Alighiero metteva in moto dei desideri, partiva sempre alla grande con molto entusiasmo ed era coinvolgente. Ascoltava tutti e non aveva la verità in tasca”.

Luca Cerizza in conversazione con Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e Randi Malkin Steinberger

Frammento del video nello studio di Alighiero Boetti di Randi Malkin Steinberger

Non poteva mancare l’omaggio di Luigi Ontani, ‘L’Ombrofago’


Frammento video di Luigi Ontani ‘L’Ombrofago’ – Omaggio ad Alighiero Boetti
Toccante il testo scritto da Francesco Clemente ‘Albicocche e Melograni': “Le idee ci dividono, le immagini e le forme ci fanno incontrare… AeB collezionista di immagini, le ingoia con frenesia… la sua etica è puritana…l’immagine è un lusso…la sua intelligenza è razionalista (disprezzo francese per tutto fuorchè il pensiero discorsivo)…la sua sensibilità è islamica (un mondo austero senza icone). Eppure lui non è nè francese, nè protestante, nè musulmano, ma italiano. il suo scetticismo è fisiologico. E’ scettico verso le immagini, ma pensa con la loro fisicità… ama insegnare ma i suoi pensieri sono troppi arcani per essere isegnati…anarchico…va nei posti più lontani nel mondo ma manda sempre la stessa cartolina… musicalità delle sue forme d’espressione…”
Laura Cherubini e Luca Cerizza

Emozionata Laura Cherubini, ricorda AeB alla Biennale di Venezia del 1990. Ricorda 3 elementi chiavi del suo lavoro: la casetta (?), la scala e l’anello rosso. La sua vera casa era il One Hotel.
Pier Luigi Sacco: “AeB delocalizza il lavoro non per ottimizzare le spese, ma per produrre signifcato. Mette in moto un meccanismo di senso ‘sottile’ attraverso la condivisione (senza retorica). Lui, come Beuys, Warhol è un artista ‘virale’ “.

Luca Cerizza e Corrado Levi

Cerizza chiede a Corrado Levi perchè AeB è importanti per i giovani artisti. “perchè era anti-accademico. Ho amato Boetti, lo sentivo come una cosa nuova. Lui era partito dal proprio corpo… ha condotto il ‘sè’ nell’ ‘altro’. Lo vedo, per molti versi, in parallelo ai movimenti politici di allora: il femminismo, l’omosessualità, le rivolte giovanili.
Il suo era un gioco ‘senza vittoria’…nella sua opera c’è contemporaneamente ‘organizzazione’ e ‘bellezza’… estasi intellettuale… estasi del bello e della forma.

Frame dalla video intervista di Michele Robecchi ad Hans Ulrich Obrist

Hans Ulrich Obrist è presentato come uno dei più illustri ‘traghettatori’ della ‘mission Boetti’. Ad intervistarlo Michele Robecchi. Il curatore racconta che ha incontrato AeB a Roma nel 1986, vicino al Pantheon; era poco più che diciottenne. Obrist, forse più di ogni altro curatore, incarna lo spirito nomade boettiano. Su suggerimento di Fischli e Weiss, incontra Boetti, dopo essere stato ‘rimbalzato’ da Pistoletto perchè non parlava bene l’italiano. Racconta che ha imparato da AeB sopratutto 3 cose: primo, che gli artisti sono le persone più importanti del mondo. secondo: non basta amare l’arte, bisogna produrre realtà. Terzo: non si può solo organizzare mostre. “A Boetti interessava cercare progetti che non rientravano nelle solite caselle dell’arte. Mi disse che come curatore avrei dovuto cercare di realizzare con gli artisti i progetti non realizzati, chiedere a loro non le solite opere ma le loro utopie. Solo cosi avrei potuto essere utile all’arte.” Racconta che il primo progetto che ha realizzato con lui è stata una mostra su una linea aerea. “L’Alitalia gli aveva proposto un progetto di calendario ma lui non era convinto. Attraverso degli amici riuscii ad aver un contatto con Austrian Airline e riuscimmo a far mettere dentro la loro rivista una doppia pagina con questo puzzle di aereo di Boetti. Diventò una mostra planetaria.”. Unprogetto non realizzato da AeB: “«L’agenzia fax. A quei tempi il fax era la rivoluzione, come Internet adesso. Voleva fare una sorta di mostra via fax, con le persone che si scambiavano e vedevano le opere via fax. L’arte sarebbe stata inviata così in tutto il mondo con il formato A4, raggiungendo migliaia di persone a casa loro senza che dovessero muoversi per vedere la mostra”. Obrist si dilunga sull’influenza che ha avuto su di lui AeB: “Mi ha dato coraggio, emanava una grande energia… posso dire che è stato come una scintilla per la mia carriera… ricordo che mi diceva della necessità di trovare nuovi formati per l’arte. da qui ho capito che ogni mostra sarebbe stata il tentativo di trovare nuovi formati.. dovevo inventarli.. Boetti aveva una cuorisità infinita per tutto… era un catalizzatore per nuovi formati… Con l’arte, ho capito, che bisogna produrre soprattutto realtà, lui mi ha reso cosciente… ricordo che mi disse di non diventare un curatore noioso…. “La velocità costa zero”… qualsiasi cosa si fa, ci vuole coraggio… dai sui suggerimenti sono nati moltissimi progetti che ho fatto… libro di ricette per l’arte… ‘Do it’…l’arte che potesse viaggiare senza ‘oggetto’… incontrare Alighiero Boetti mi ha cambiato la vita e sono quello che sono anche grazie a lui…”

Stefano Arienti, Mario della Vedova, Cerizza e Francesca Pasini

L’ultimo incontro a cui assisto, sono qausi le 20, è quello tra Stefano Arienti, Francesca Pasini e Mario della Vedova. Arienti: “la prima volta che ho visto le opere di Boetti è stato in biblioteca mentre sfogliavo un brutto catalogo in bianco e nero. Non mi erano piaciuti per niente! In seguito, leggendo vari testi ne ho compreso l’importanza. Mi ha incuriosito, ero alle prime armi e non avevo neanche una formazione artistica… provenivo dagli studi di agraria e a quel tempo mi interessavo soprattutto di musica pop… La curiosità verso Boetti mi è nata anche durante le lezioni di Corrado Levi… ricordo che per me fu un vero e proprio shock quando è venuto Buren a fare una lezione… decine e decine di opere a righe… una gran noia… Boetti per me era l’anti-stile… ha rinunciato alla sua mano negli anni ’80, periodo in cui imperversava la pittura in Italia…. idea di libertà…” Ad un certo punto Arenti cita Martegani, a proposito della ‘mobilità’ di Boetti. Nel mio quaderno ho scritto, stanchissima .. “piacevolezza, vivacità.. essenzialità nell’essere decorativo”… sono stremata… tocca a Francesca Pasini, che racconta che una delle opere che più l’ha colpita di Boetti è ‘Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969′.. lo ricorda, al suo primo incontro nel ’85, vestito completamente di bianco… fragilità e precisione.. grande forza…pezzi sul quotidiano il Manifesto…. mettere all’infinito i verbi… l’emancipazione di un attività emarginata come quella di fare i ricami… gesto anche politico.. porta fuori dal chiuso delle case i ricami.. pratica femminile, debole, decorativa…
Durante la maratona, girava questo libro ‘galeotto’ ‘Alighiero Boetti – Materiali inediti raccolti’, 2011. Lettere, disegni, fotografie, opere inedite, appunti, foglietti… contattare a+m bookstore

…lascio la via della beatificazione di AeB, ‘mollo la spugna’, e prendo il treno per Milano allo 21:50.
Bravi i conduttori della maratona Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni. Impeccabili anche nella mise, pantaloni neri e camicia bianca.

Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni


p.s mi sono limitata a trascrivere i miei appunti… ;) perdonatemi errori e imprecisioni!