Fiamma pilota, 2011 – olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm © Alessandro Pessoli Ph. C. Fredrik Nilsen
***
Alessandro Pessoli
Fiamma pilota le ombre seguono
30 ottobre – 29 gennaio 2012
Reggio Emilia

Il primo dipinto dal titolo Fiamma pilota ha generato gli altri due che, nonostante la loro autonomia, mantengono con il primo una relazione fatta di variazioni, echi, rimandi.
L’idea di questo gruppo di opere segue il mio contrastato desiderio di lavorare sul soggetto a mio avviso piu? complesso e difficile, la crocifissione. Soggetto chiuso, quasi impermeabile, cristallizzato da secoli di capolavori e pittura popolare. Non tutto mi e? chiaro in questa mia scelta, anzi per diverso tempo ho cercato di allontanarmi da questa idea, tentando di cambiare il dipinto mentre lavoravo, ma e? stato impossibile, tornavo sempre al punto di partenza, per cui mi sono arreso e ho finito il quadro secondo la sua natura. Solo alcune cose mi sono chiare, la mia pittura si e? sempre costituita, aggregata attraverso una specie di resistenza del soggetto, questo incerto tentativo di formalizzare una figura che si manifesta attraverso una sorta di costruzione-distruzione linguistica, simbolica ma anche fisica, spesso le parti cancellate, coperte, sopravvissute sono la struttura portante del dipinto. Una ricerca di senso, una sorta di verita? interiore, un insieme di allegria e tristezza, gioia e malinconia, dramma e comicita?, delicatezza e brutalita?, e? questa vitalita? dell’immagine, della pittura, la sua vita interna ad interessarmi, a coinvolgermi, il mio lavoro cerca di seguire e manifestare questa verita? poetica.
La crocifissione in questa mostra e? la matrice, la fiamma pilota. In fondo forse e? una cosa naturale per un pittore italiano, ma anche una scelta eccentrica per un pittore della mia generazione.
 ***
Fiamma pilota
Il corpo di Cristo e? l’unico elemento caldo, luminoso, e? la figura dominante, una anatomia sballata che entra ed esce dal paesaggio. Il viso ha la sua origine nella testa di Cristo dipinta da Guido Reni, mentre i piedi vengono dalla crocifissione dell’altare di Isenheim dipinta da Gru?newald.
Due maestri molti distanti fra loro, quasi opposti, un maestro del manierismo italiano e il prototipo dell’espressionismo tedesco. Credo che il dipinto viva in mezzo a queste coordinate. Ho preso dalle loro opere senza intenti citazionisti, piuttosto la grande forza aggregativa del soggetto sembra permettere questi salti, questi innesti, o forse e? la sua grande storia a permetterlo.
Tutto precipita dentro a questa figura che per quanto venga tormentata riemerge sempre. La mia figura ha qualcosa di infantile nella deformazione dei particolari, mani-piedi-corpo, ma non c’e? nessun intento denigratorio, al contrario il mio e? un tentativo di tenerezza, come toccare, massaggiare un corpo fermo da tanto tempo.  Le grandi mani quasi animalesche assomigliano vagamente anche a boccioli di fiori, ai bulbi prima della fioritura, sono punti di energia, protettivi o minacciosi.  Sotto di loro due figure blu, una e? vista di spalle indaffarata in una specie di scavo, di lavoro umile, mentre l’altra tenta di tormentare e deridere; anche una figura sommaria piu? piccola sormontata da una testa ha lo stesso intento, personaggi che tentano azioni in uno stato di sonnambulismo, azioni vuote, prive di effetto.
Sul lato sinistro una sorta di banda musicale formata essenzialmente da apparizioni di teste, segue la scena. Il tono del dipinto non e? drammatico, piuttosto risulta come bloccato in un fermo immagine, dentro un momento di sospensione. Ho cercato di dipingere un quadro che osserva chi lo guarda, piuttosto che essere un momento di contemplazione. Anche per gli altri due dipinti la genesi e? stata simile. Piu? cercavo di allontanarmi da Fiamma pilota, piu? questi subivano la sua vicinanza, era come se cercassero la sua protezione. 
Le figure tornano a casa
In origine doveva essere una versione della fuga in Egitto, ma di questa idea iniziale e? rimasto solo il somarello. Ci ho lavorato molto, togliendo e aggiungendo figure, oggetti e particolari, alla fine ho cancellato quasi tutto, un dipinto iniziato in piena luce e finito in un crepuscolo color oro.
Ci sono diverse incongruenze, cambi di stile, dovuti alla somma delle versioni precedenti. Il paesaggio si e? semplificato versione dopo versione, trasformandosi in uno spazio indistinto, fatto nella parte bassa di ombra e luci tenui, solo una natura morta con frutta ha resistito alla progressiva desertificazione. Questi cambi di materia pittorica sono il vissuto di queste figure, personaggi di passo, attori di strada.
Non lontani dal Sancho Panza e Don Chisciotte dipinti da Honore? Daumier, vagano cercando un
loro posto, sono come spazio che si svuota.  E? il gesto improvviso del personaggio generato dal fondo oro che come un’onda sismica proveniente da Fiamma pilota risolve il dipinto, lo stesso gesto delle braccia aperte nello spazio, ne misura i confini, accompagna e ferma il vagare senza meta dei personaggi.  Come se il primo dipinto proiettasse sul secondo il suo cono d’ombra, il suo ricordo; Le figure tornano a casa e? la versione onirica, evocata, notturna, di Fiamma pilota, come scaturita da una coscienza addormentata. Se uno e? il giorno l’altro e? la notte.
Le figure tornano a casa, 2011, olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm, © Alessandro Pessoli 
Ph. C. Fredrik Nilsen
 Testa farfalla su matrice locomotiva, 2011, olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm, © Alessandro Pessoli
Ph. C. Fredrik Nilsen
Testa farfalla su matrice locomotiva
Il titolo dell’ultimo dipinto assomiglia ai titoli futuristi (come La strada entra nella casa), condivide con questi l’intento di descrivere un movimento di compenetrazione e simultaneita?. Alcuni elementi portanti dei due dipinti entrano nel terzo e si ripetono con delle variazioni.
Il quadro presenta due gruppi distinti di figure dentro un paesaggio, nella mia mente una sorta di stramba Annunciazione. Il gruppo di sinistra che assiste alla scena e? molto simile a quello del primo dipinto. Entrambi occupano la stessa posizione, ma qui sono un gruppo di persone con alle spalle una casa, una staccionata, una strada, piccolo popolo di testimoni-spettatori che si radunano cercando di essere reali, presenti. Mentre il secondo gruppo si relaziona con i toni cupi e dimessi di Le figure tornano a casa.
Anche queste sembrano, in alcune parti, svuotarsi, ridursi a ombra, silhouette, entrare in un’orbita notturna, confine ambiguo fra uno stato e un altro. Il centro del dipinto e? occupato da questo gruppo formato da quattro figure. Le prime tre esistono su piani diversi, anche la pittura che le descrive varia molto, sono apparentate fra loro dalla presenza di tre tamburi, che con dimensioni diverse scandiscono ritmicamente lo spazio.
Al vertice del triangolo formato dai tamburini con un passo avanza, non del tutto umana, una figura/caldaia, figura/stufa, materia in autocombustione con un tubo che parte dal ventre. La testa decorata da due orecchie farfalle, contornata da un alone di luce gialla simile ad un’aureola, la sostanza della sua pittura e? novecentesca, cupa, sironiana. Le braccia si aprono sfaldandosi sciogliendosi nel paesaggio, diventando il paesaggio; alle estremita? i pugni chiusi sono ancora un’eco proveniente da Fiamma pilota.
Mi piace pensare a questo gruppo come a una sorta di locomotiva, di macchina che chiude e apre nello stesso istante, divide e mette in relazione la parte sinistra, mondo degli uomini-casa-periferia, con la destra, natura indefinita-luminosa-libera, mentre avanza insieme ai suoi tamburini.
 
Alessandro Pessoli