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Dopo quasi due anni di vicissitudini e incognite varie, sono finalmente arrivate a Milano le sculture di vetro di Alessandro Ceresoli, esposte nella mostra personale ‘Ritorno al Futuro’ da Francesca Minini. Giungono da Asmara, dove l’artista ha scovato una vetreria e degli artigiani locali con cui ha collaborato per la realizzazione delle opere. Leggendo il testo nella ben curata pubblicazione presentata durante l’openign (edita da Mousse Publishing), si intuisce che l’artista in Eritrea ha compiuto un viaggio alla ricerca di rivelazioni. La ‘freccia illuminante’ gli è scoccata di fronte alla stazione di servizio Fiat Tagliero: un suggestivo edificio in stile futurista costruito nel 1938. Dalle immagini in catalogo scopriamo che di stimoli formali Ceresoli ne ha trovato tanti: palazzi, interni, vicoli, cancelli, lapidi, ragazzini, artigiani… Dalle immagini emerge un’Asmara ambigua, fatta di rimasugli decadenti di italiana memoria, di miseria ma anche di allegria, di decoro e voglia di mantenere alto un prestigio ormai sfumato.
Condensare tutto ciò in una mostra a migliaia di chilometri di distanza, dentro ad una galleria, non è un’impresa facile. Il pericolo da sempre in agguato è che il linguaggio e l’espressività diventi qualcosa di pressoché digerito, con forme per lo più standard, e con riverberi formali didascalici. Questo però, è l’eterno dilemma delle mostre che si sviluppano, o si sostengono, a partire da un viaggio dell’artista. Con l’idea romantica che un viaggio dia sostanza e senso ad una mostra, si rischia di dare l’impressione che la realtà quotidiana, o la propria stessa esistenza, non sia così interessante o problematica.
Alessandro Ceresoli con la mostra Ritorno a Futuro, cerca di schivare questo pericolo, e forse ci convince. Emerge come la sua sensibilità è riuscita a farsi permeabile. In sei mesi ha vissuto ad Asmare annusandone l’aria, captandone gli umori e le controversie sociali e politiche.
Le sculture di vetro hanno assorbito le forme moderniste che gli arroganti italiani hanno disseminato in giro, ostentando potere e gloria. I disegni, già visti in una sua precedente mostra dalla Minini, hanno mutato visione. Ora gli immaginari esseri, mezzi mostri e mezzi animali, si sono trasformati con altre storie africane, altri stilemi. Appoggiata al muro anche una lastra di vetro con la storia di Asmara in lingua tigrina con nel retro lo stesso testo in italiano.

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Catalogo edito da Mousse Publishing