Still from "​Uncharted4”​, All rights © Sony Computer Entertainment

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Oggi, giovedi 3 Settembre presso SPAZIO RIDOTTO inaugura Stones of Venice, mostra sperimentale che unisce più medium ed una polifonia di punti vista a cura di Gloria Maria Cappelletti e Fabrizio Meris. La mostra, concepita come un’immersione sonora e visiva nel tema dell’ecologia nell’era digitale, renderà lo SPAZIO RIDOTTO un mosaico narrativo di contenuti video realizzati da Music for Your Plants, Block-Hood, Joe Hamilton, Fund My Travel, Uncharted – documentaristi, artisti e architetti selezionati per questa occasione da Alessandro Bava, in vista dell’imminente uscita di ECOCORE the G( )D Issue, pubblicazione dedicata all’ecologia da lui diretta.

Nel suo ruolo ibrido di architetto, artista ed editore Alessandro Bava offre con questa mostra una possibile chiave di lettura su come conciliare aspetti sempre più distanti tra loro come la carta stampata e i social digitali, le estetiche online e offline. “Stones of Venice” vuole essere un’anteprima nel contesto veneziano dei temi di ECOCORE IV, la cui pubblicazione gode del supporto della Graham Foundation for Advanced Studies in Fine Arts di Chicago.

Abbiamo fatto alcune domande ad Alessandro Bava.

ATP: Potresti introdurci al tema della Deep Ecology? In che modo hai tradotto questo tuo interesse nella mostra “Stones of Venice”?

Alessandro Bava: La Deep Ecology è una filosofia contemporanea vicina al postumanesimo e mi interessava nell’ambito del G( )D Issue introdurre l’idea metafisica dell’uguaglianza delle specie viventi al di là delle loro capacità cognitive o del loro valore come risorsa per l’uomo. “Stones of Venice” mette in mostra l’ecologia nell’era digitale da un punto di vista strettamente antropocentrico, sia come medium che come contenuti.

ATP: La mostra è formata da contenuti video realizzati da documentaristi, artisti e architetti. Secondo quali criteri lì hai selezionati?

AB: I video fanno parte della ricerca di ECOCORE nel definire nuove pratiche artistiche contigue all’ecologia, in maniera multi-disciplinare. Io vedo ECOCORE come un habitat che evolve in contenuti nuovi a seconda del contesto.

ATP: In che modo hai concepito il display?

AB: I video saranno mostrati in un ambiente che ricorderà dei luoghi post-alluvione.

ATP: Qual’e la relazione tra la mostra e la pubblicazione ECOCORE The G( )D Issue?

AB: Per me ogni edizione cerca di solidificare contenuti attorno ad un tema specifico, ma al di fuori di questa i contenuti evolvono e si aggregano in modo tangenziale, come ho detto prima “Stones of Venice” può essere vista come l’opposto complementare al nuovo numero della rivista.

ATP: Nel testo che accompagna la mostra scrivi che “l’ecologia è la più antica e recente delle religioni”. Potresti approfondire brevemente questo concetto, sottolineando le possibili relazioni tra ecologia e mondo digitale?

AB: In un certo senso si può dire che tutte le religioni, morte o vive, abbiano a che fare con la natura e con l’ecosofia. Per esempio il giudaismo, e le religioni mesoamericane, arabe e orientali hanno i loro fondamenti negli studi cosmologici. L’ecologia è anche l’ultima delle religioni nel senso che negli ultimi vent’anni, dal protocollo di Kyoto in poi, L’Ecologia è diventata qualcosa di diverso, e rappresenta l’ansia capitalista di garantire la crescita ad infinitum.

Music For Your Plants & V5MT,  Untitled, 2015, courtesy of the artist

Music For Your Plants & V5MT, Untitled, 2015, courtesy of the artist

Fund My Travel, All rights © FundMyTravel

Fund My Travel, All rights © FundMyTravel

Jose Sanchez Block-Hood, 2015 courtesy of the artist

Jose Sanchez Block-Hood, 2015 courtesy of the artist