HECTOR PLAZA INTERPLAY  - ph Andrea Macchia

HECTOR PLAZA INTERPLAY –  ph Andrea Macchia

In un’epoca come quella contemporanea nella quale efficientismo e funzionalismo sembrano essere attributi necessari, la corporeità intesa come identità spaziale sembra annullarsi in un’aurea di sicurezza e di gesti meccanici. In questo scenario la danza diventa mezzo capace di riaffermare le possibilità del corpo, il suo diritto di vivere liberamente gli spazi, di esserne partecipe e non solo mero spettatore.
Modificando i tempi e i modi di fruizione gli spettacoli proposti durante le sei giornate di Danza Urbana Festival – Uno sguardo aperto sul mondo, l’evento internazionale dedicato alla danza negli spazi urbani, mettono in scena la riappropriazione dei luoghi in una continua rinegoziazione con essi. La danza diventa quindi strumento politico di riaffermazione della propria identità fisica e sociale.

Al centro della ricerca artistica di questa XXII edizione del festival c’è il Mediterraneo in quanto area geografica, ma soprattutto luogo di incontri e scambi, fisici e culturali. Il Mediterraneo come culla di una nuova ricerca della danza, una nuova dimensione politica che racconta cosa sia oggi questo luogo, le sue energie, la sua identità. Dall’Iran emerge ad esempio, con la coreografia di Sina Saberi, una volontà di riconnessione con il mondo attraverso un linguaggio artistico come quello della danza ormai al limite del proibito nel Paese da quarant’anni. La tradizione diventa per Saberi punto di partenza e contemporaneamente di contatto con il presente come per il siriano Mithkal Alzgahir che con il proprio assolo si spoglia delle tecniche della danza per mettere in scena il proprio corpo di rifugiato in un’ideale corsa verso la libertà.
A raccontare la scena artistica tunisina del dopo primavera araba sono una proiezione “Les amoreux des banc public. La rue qui résiste avec l’art” e la coreografia di Seifeddine Manai “Shine my blind way” in prima nazionale che sfida i limiti dell’equilibrio per giungere alla verità.
Dal Marocco Radouan Mriziga esamina con il suo storico solo “55” il rapporto tra danza e architettura in un’urgenza espressiva che catapulta lo spettatore nella percezione caleidoscopica contemporanea.

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Il viaggio tra le forme e ricerche artistiche del Mediterraneo continua nella sua parte più europea, quella che in modo meno evidente sembra aver bisogno di uno strumento di affermazione identitaria e culturale. Eppure anche dalla Grecia, dalla Spagna e dall’Italia il corpo si pone, o meglio si impone, nella dimensione pubblica come mezzo di individualità. Piazza del Nettuno, cuore della città, si trasforma con i due spettacoli vincitori del bando Danza Urbana XL “Glitch Project” di Francesco Capuano e Nicola Picardi e “Heiza” di Agnes Sales e Héctor Plaza nei quali il gesto coreografico intesse legami invisibili con le architetture circostanti cambiandone gli aspetti conosciuti e quindi la loro fruizione.
Scardina gli elementi noti della danza e dei luoghi cittadini anche il progetto “Ultras Spleeping Dances” di Cristina Kristal Rizzo che propone quattro spettacoli in quattro giornate, quattro luoghi non convenzionali e a quattro orari diversi. Una coreografia che si ripete identica, ma che muta agli occhi del pubblico e che abita lo spazio, se ne appropria per cambiarne le relazioni.

La città e i suoi luoghi si trasformano con Danza Urbana Festival in un palcoscenico sul quale corpi politici si relazionano con il patrimonio culturale materiale mettendo in scena una nuova scenografia identitaria, nuove relazioni, un rinnovato patrimonio culturale immateriale.

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Les Amoreux des banc public

Les Amoreux des banc public

Radouan Mriziga © Beniamin Boar

Radouan Mriziga © Beniamin Boar

Stella Spyrou

Stella Spyrou

ULTRAS sleeping dances © Cristina Kristal Rizzo

ULTRAS sleeping dances © Cristina Kristal Rizzo