L’ignoto
Verso l’Eternità
Tessitore di Albe
Due lune con stupore
Spargere le proprie ceneri
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Più di una persona mi ha parlato della mostra ‘Tessitore di Albe’ di Gianni Caravaggio alla galleria kaufmann repetto. Me ne avevano parlato come di solito si parla delle mostre: chi bene, chi male, chi con molte perplessità. Nel comunicato stampa ci spiegano che “l’ispirazione sottesa ai lavori in mostra nasce da un intrinseco legame tra la concezione di creazione dell’artista e la cultura dei giardini zen giapponesi”.
Non essendo stata all’opening, non ho visto parte dell’opera Verso l’eternità: un grande blocco di polistirolo a cui l’artista ha strappato parte di un angolo. Di questi pezzi sottratti a forza, Caravaggio ne ha riprodotto le forme in zinco e alluminio che poi ha installato come una sorta di paesaggio roccioso. Una delle due galleriste mi ha spiegato che l’artista ha deciso di rimuovere il grande blocco, perchè risultava troppo didascalico: pesantezza-leggerezza, fragilità-durevolezza > eternità. Condivido la scelta di questa rimozione.
Il pericolo dell’essere didascalici, però sfiora anche altre opere in mostra: Tessitore di albe (filo giallo) Tessitore di tramonti (filo arancione); Spargere le proprie ceneri (il braccino -asta posto sopra un cono di marmo che lascia una scia di cenere sul pavimento).
Due sono le opere che (a mio avviso) danno forza e sostanza alla mostra: l’opera del 2006 L’ignoto e la nuova opera Due lune con stupore. La prima opera è elegante e misteriosa. Senza bisogno di tante spiegazioni, attira l’attenzione per il suo aspetto deformato: un cubo in marmo nero, come attratto da un forza misteriosa, si allunga in un angolo che finisce con una piccola sporgenza in vaselina.
Due lune con stupore è un forma ovoidale che, solo avvicinandosi si capisce che è in marmo bianco statuario. Dato che la superficie è irregolare, l’opera sembra invece una grande palla di pongo bianco malleato dall’artista. Sul solido ci sono due cavità che, stranamente compongono le smorfie di una faccia urlante con tanto di occhi sgranati. Caravaggio, per quest’opera si ispira alla luna e allo stupore della sua visione.