Gilberto Zorio, installation view at Castello di Rivoli, Photo by Renato Ghiazza

Gilberto Zorio, installation view at Castello di Rivoli, Photo by Renato Ghiazza

Nella ‘selva’ di eventi, mostre, opening, presentazioni, incontri, fiere ecc. che riempiono la già fitta agenda di Artissima, abbiamo selezionato una serie di mostre ‘imperdibile’.

Castello di Rivoli: GILBERTO ZORIO
2 novembre 2017 – 18 febbraio 2018
Opening: 1 novembre 2017

Sarà una grande retrospettiva dedicata ad uno degli artisti chiave del movimento dell’Arte Povera. Nato ad Adorno Micca nel 1944, l’artista ha lavorato assieme alla curatrice Marcella Beccaria per realizzare questa grande mostra che raccoglierà opere storiche insieme anche a installazioni nuove, coprendo un arco temporale di 50 anni di carriera. Viene comunicato che ci saranno anche opere “gelosamente conservate nella collezione privata” dell’artista. La mostra includerò anche lavori di altre collezioni e alcuni della collezione del Castello di Rivoli.

Castello di Rivoli: Cécile B. Evans. Amos’ World: Episode One
3 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

Cécile B. Evans è la vincitrice dell’illy Present Future Prize 2016, il premio dedicato alla sezione omonima rivolta ai talenti emergenti, selezionati da un board di curatori italiani quest’anno coordinato da Cloé Perrone. Al vincitore del premio viene offera l’opportunità di presentare una mostra l’anno successivo alla vincita al Castello di Rivoli. Per l’occasione, Evans esporrà una riedizione dell’opera Amos’ World: Episode One (2017) nella sala progetto posta al piano ammezzato dell’edificio della Manica Lunga. “Muovendo dall’impatto delle tecnologie moderne nelle relazioni umane, le sue opere indagano la simultanea esistenza tra realtà multiple e la complessa relazione di interazione tra loro. Esse inoltre mirano alla riappropriazione della dimensione corporea in varie forme: l’originale, le copie e le mutazioni. (…) A partire da un immaginario show televisivo di un’agenzia immobiliare di stampo progressista, Amos’ World: Episode One richiama le utopie radicali comunitarie di architetti brutalisti come Le Corbusier e gli Smithsons. Amos è un architetto costretto a confrontarsi con gli abitanti del complesso abitativo da lui progettato. L’opera è un “super congegno” – collage di tecniche e stili, di rendering digitali e immagini d’archivio, animazioni 2D e 3D e musiche” (Marianna Vecellio, curatrice della mostra).

GAM, BombeMuseo, Allestimenti

GAM, BombeMuseo, Allestimenti

GAM – Galleria d’Arte Moderna: From bombs to the museum: 1942-1959
Fino al 5 novembre 2017

La seconda guerra mondiale ha decisamente segnato la città di Torino, che fu dal 1940 al 1945 vittima di numerose incursioni aeree alleate che danneggiarono profondamente diverse zone della città. Questo interessò anche l’edificio del 1880 che ospitava le collezioni della Galleria Civica d’Arte Moderna, parzialmente ridotto in macerie, e alcune sculture di grandi dimensioni lì esposte. Questa mostra, quindi, ripercorre la rinascita dell’arte moderna italiana e la ricostruzione della Galleria d’Arte Moderna – disegnata da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, sotto la supervisione di Vittorio Viale – e propone opere conservate nell’ex edificio bombardato – testimonianza di una visione internazionale dell’arte –, 90 foto storiche, numerosi disegni e tavole architettonici… Nel percorso della mostra, armadi, tavoli, sedie, lampade ricreano l’atmosfera del museo ante guerra. Insomma, la mostra vuole rendere memoria alla storia di un’utopia diventata realtà, mettendo in luce l’abilità e la voglia di fare dell’intera città di Torino. A cura di Riccardo Passoni e Giorgina Bertolino.

Ceil B Evans, What the Heart Wants, 2016

Ceil B Evans, What the Heart Wants, 2016

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo & OGR Officine Grandi Riparazioni: Like a Moth to a Flame / Come una falena alla fiamma
4 November 2017 – 14 January 2018
Opening 3 November 2017

Il progetto è frutto della collaborazione tra le due istituzioni torinesi ed è curato da Tom Eccles, direttore del Center for Curatorial Studies del Bard College di New York, Mark Rappolt, redattore capo della rivista inglese Art Review, e l’artista britannico Liam Gillick.
La mostra parte dalla collezione della Fondazione per l’arte Moderna e Contemporanea CRT e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, insieme a opere conservate al Museo Egizio, Palazzo Madama, MAO – Museo d’Arte Orientale, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea. Si avrà allora una contaminazione tra opere di periodi diversi e di linguaggi differenti che vorrà essere una sorta di ritratto di Torino. Inoltre, al Museo Egizio e a Palazzo Madama verranno esposte alcune opere contemporanee.

Sanya Kantarovsky Kompleks 2016

Sanya Kantarovsky Kompleks 2016

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Sanya Kantarovsky. Letdown
3 novembre 2017 – 25 febbraio 2018
Opening 3 novembre 2017

Il pittore, nato a Mosca nel 1982 ed emigrato negli Stati Uniti a dieci anni, concepisce una mostra che riflette sul tema dell’architettura, in particolare sull’influenza psicologica che questa ha sulle persone e nella società. Nascono così dipinti che ritraggono i soggetti dell’artista in spazi interni o incorniciati da architetture opprimenti. Alla Fondazione ci sarà un lavoro murale che raffigura una Khrushchyovka, complesso residenziale caratteristico del paesaggio urbano russo nato come situazione d’emergenza e provvisoria, poi rimasto nel paesaggio sociale per 60 anni. Verranno anche esposte sculture metalliche a forma di tartaruga, che simulano giochi per bambini ospitati nei parchi pubblici, inermi e abbandonati all’incuria della storia.

Carlos Garaicoa. Edificios parlantes, La lógica de todo argumento creerse indiscutible

Carlos Garaicoa. Edificios parlantes, La lógica de todo argumento creerse indiscutible

Fondazione Mario Merz: Carlos Garaicoa. El Palacio de las Tres Historias
30 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018
Inaugurazione 30 ottobre ore 19

Curata da Claudia Gioia, la mostra prevede grandi installazioni, opere fotografiche e video che prendono in considerazione la città come spazio ideale, luogo di partecipazione e di crescita di storie e prospettive, con un certo riferimento alla città di Torino. “Carlos Garaicoa guarda le città, le architetture e i sogni sottesi, quelli dismessi e quelli ancora realizzabili; ne legge le trame, le offese e i ricordi incancellabili e poi con instancabile creatività traccia altre prospettive, innesta vecchio e futuro, disegna nuove linee di fuga e cerca il comune e la moltitudine quali soggetti di un incessante divenire altro.
Come già l’Avana ha costituito un punto di partenza per indagare il senso e le possibilità di una stagione del vivere sociale, così Torino diviene metafora della contemporaneità attraverso le parole, le immagini e la storia di un’utopia industriale e politica che si è fatta tessuto connettivo, volto urbano, fare e soggettività fino a scomparire, trasformarsi e declinarsi in qualcosa ancora da capire”. (Claudia Gioia)

Niki De Saint Phalle, 1983 copyright Norman Parkinson Ltd. courtesy Norman Parkinson Archive

Niki De Saint Phalle, 1983 copyright Norman Parkinson Ltd. courtesy Norman Parkinson Archive

MEF Museo Ettore Fico and MEF OFF: Niki de Saint Phalle – Tarot. From the Renaissance to today
4 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018

Andrea Busto cura due mostre di Niki de Saint Phalle nelle due sedi del MEF, in collaborazione con la Fondazione Niki de Saint Phalle di Santee in California e il MAMAC di Nizza, insieme anche a opere di collezioni private internazionali. “La sua produzione è stata caratterizzata da numerosi temi di impegno sociale come la guerra, la violenza, l’arroganza dei potenti, le discriminazioni razziali e, soprattutto, l’appassionata denuncia della condizione delle donne nella società. La sua capacità di catalizzare l’attenzione dei media l’ha portata a essere protagonista di circoli intellettuali e a esporre in importanti gallerie d’avanguardia dell’epoca. La vita personale e quella artistica di Niki si sono intrecciate a filo doppio con quella di Jean Tinguely diventando il simbolo di un’epoca e della possibilità di sviluppare, in modo paritario all’interno della coppia, un sodalizio politico, privato e artistico” (da CS).

Agenzia Dufoto, Sofia Loren all'aeroporto di Ciampino di ritorno dagli Stati Uniti. Roma, 14 novembre 1961

Agenzia Dufoto, Sofia Loren all’aeroporto di Ciampino di ritorno dagli Stati Uniti.
Roma, 14 novembre 1961

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia: “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi”
13 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

A cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot, la mostra, attraverso 150 scatti, vengono racconta gli anni d’oro dei paparazzi. Come citato nel sottotitolo, la mostra parte dagli anni della Dolce Vita arrivando fino ai giorni nostri inscrivendosi in un mondo patinato, fatto di gossip e scandali, ma non si tratta di sole immagini mondane: saranno esposti anche scatti rubati alla vita quotidiana delle celebrità, quando la maschera del personaggio pubblico viene a meno ed emerge la sua vera natura.

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli: Paranormal. Tony Oursler vs Gustavo Rol
3 novembre 2017 – 25 Febbraio 2018
Inaugurazione 2 novembre

Attraverso una selezione di oggetti appartenenti alla collezione di Tony Ousler ispirata dal mondo dell’occulto e una raccolta costituita dalle sue opere viene instaurato un dialogo-confronto con l’attività e le opere presenti nelle collezioni torinesi del pittore sensitivo Gustavo Rol. La mostra è curata da Paolo Colombo con la collaborazione di Marcella Pralormo, Direttrice della Pinacoteca Agnelli, che si è occupata della sezione della mostra dedicata a Gustavo Rol.

Uriel Orlow, Muthi, 2016, single channel video, 11’, frame da video

Uriel Orlow, Muthi, 2016, single channel video, 11’, frame da video

PAV – PARCO ARTE VIVENTE: Uriel Orlow. What Plants Were Called Before They Had a Name
5 novembre 2017 – 18 marzo 2018
Opening 4 novembre 2017

Uriel Orlow (n. 1973 a Zurigo) vive e lavora a Londra e ha studiato presso il Central College of Art & Design di Saint Martins, alla Scuola di Arte Slade (UCL) e all’Università delle Arti di Londra, nonché all’università di Ginevra.
Il progetto che presenta a Torino si colloca nella linea di ricerca che il PAV dedica ai meccanismi di oppressione occidentale e alle strategie di resistenza indigene nel contesto coloniale: un solco tracciato da Vegetation as a Political Agent (2014) a La Macchina Estrattiva (2017), nel quale il lavoro di Uriel Orlow s’inserisce con un’indagine a lungo termine sullo scenario sudafricano.
Nel suo complesso, il corpus delle opere esposte prende forma dalla ricerca svolta da Uriel Orlow tra Europa e Sud Africa; attraverso film, fotografie, installazioni e progetti sonori, l’artista delinea uno scenario che ha al centro l’idea del mondo botanico come palcoscenico di complesse e articolate dinamiche politiche.

Palazzo Madama: ELISA SIGHICELLI. Doppio Sogno
1 novembre 2017 – 29 gennaio 2018
Inaugurazione su invito: sabato 4 novembre 2017

Partendo dall’architettura barocca del palazzo e della collezione di vetri antichi conservata al suo interno Elisa Sighicelli presenta due trittici fotografici stampati su raso rappresentanti una delle finestre della Veranda Sud al primo piano di Palazzo Madama. Attraverso la sua opera un dettaglio reale dell’architettura del palazzo viene distorto, trasfigurato dando vita a una nuova visione surreale e onirica.

Biblioteca Gaf della Facoltà di Lettere e Filosofia: Fatma Bucak
2 – 10 novembre 2017
Opening martedì 31 ottobre

A novembre Fatma Bucak sarà all’UNIVERSITÀ DI TORINO con un nuovo progetto. Laureatasi in Fotografia presso l’Istituto Europeo di Design di Torino, alla Bucak è stato recentemente conferito anche il diploma in fotografia presso il Royal College of Art di Londra. Le sue opere abbracciano performance, video e fotografia, spesso interconnessi tra di loro. Esplorando l’estetica la sua ricerca abbraccia soggetti che ricordano il suo passato autobiografico e le esperienze personali. (non trovo info online per esempio le date o il nome della mostra).

Remains of what has not been said, 2016 23x28,5 cm Eighty-four digital archival pigment prints.

Remains of what has not been said, 2016 23×28,5 cm Eighty-four digital archival pigment prints.

Testi raccolti da Marco Arrigoni e Domitilla Argentieri Federzoni