Edoardo Piermattei, Appunti per un miracolo permanente, 2021, tecnica mista (cera, gesso, pigmento), dimensioni ambientali, courtesy l’artista e Quartz Studio, ph. Beppe Giardino

In una scena del film 8 ½ di Fellini, Carini si rivolge a Guido in aperta polemica con la sua afasia, con l’atteggiamento melenso che mal cela un ego autoriferito in piena crisi d’ispirazione: e che significato ha? È un personaggio dei suoi ricordi d’infanzia, non ha niente a che vedere con una vera coscienza critica. No, se lei vuole davvero fare qualcosa di polemico sulla coscienza cattolica in Italia, ebbene, caro amico, in questo caso, mi creda, è assolutamente necessario anzitutto un livello culturale molto più elevato e poi una logica di una lucidità inesorabile. Mi perdoni ma la sua tenera ignoranza è del tutto negativa. I suoi piccoli ricordi bagnati di nostalgia, le sue vocazioni inoffensive e in fondo emotive, sono le azioni di un complice […] e la coscienza cattolica… ma… ma pensi un po’ a ciò che è stato Svetonio al tempo dei Cesari. No, lei parte con una ambizione di denuncia e arriva al favoreggiamento d’un complice, ma lei vede che confusione, che ambiguità”. La citazione felliniana introduce velatamente una serie di contenuti che sembrano depositarsi sul lavoro e la ricerca di Edoardo Piermattei entrando adagio all’interno di un discorso di più ampio respiro sull’arte e gli aspetti che con essa sono destinati a stabilire una continuità. 
Quasi ci fosse una linea generativa a tenere insieme ciò che è arte e ciò che è vita, Piermattei si interessa ad attualizzare una pratica in cui operosità e artigianalità conquistano una loro autonomia e una preminenza quasi auratica. È con questo atteggiamento che l’artista si esprime nella audace personale dal titolo Appunti per un miracolo permanente, in corso a Torino presso Quartz Studio di Francesca Referza, una mostra, o meglio, un intervento on site, che mette insieme l’enigmatico gruppo scultoreo ASA NISI MASA in cui, con altezze diverse, tre sculture in carta, cera, canapa e legno abitano lo spazio elevandosi al di sopra di piccoli piedistalli rotanti. Piermattei opera qui una scelta cosciente facendo sì che le sculture instaurino un rapporto diretto non soltanto con chi le osserva ma soprattutto con ciò che le circonda, rendendo i corpi architettonici in un certo qual modo abitabili: interno/esterno diviene così l’antinomia su cui si imposta la confusione tra spazio e tempo che fa animare le sculture in un teatro d’ombre fatto di sguardi corrucciati e grotteschi, corpi enigmatici e antieroici, copricapo-architetture memori delle strutture fittizie del teatro rinascimentale e oltre.
Piermattei spazializza la pittura, conferendole un assetto scultoreo, teatrale, scenografico. 

Edoardo Piermattei, Appunti per un miracolo permanente, 2021, tecnica mista (cera, gesso, pigmento), dimensioni ambientali, courtesy l’artista e Quartz Studio, ph. Beppe Giardino

Come racconta egli stesso, il passaggio nodale con questo nucleo di lavori risiede nell’interesse a condurre una sintesi in cui storia dell’arte, artigianalità e riflessione attenta sulle conseguenze interne alla tensione programmatica verso la creazione di un ambiente permeabile si situano in un discorso più ampio che vede l’artista operare secondo un interesse preciso verso il recupero di determinate attitudini estetiche e pratiche: “nella scelta dei materiali mi sono allontanato dai cementi pigmentati, per sperimentare la duttilità della cera e la fragilità della carta nel tentativo di tendere sulle sculture una pelle o, meglio, un ricordo della pelle in assenza dei corpi. Grazie all’uso di materiale organico e deperibile – cera, legno, carta e canapa – ho strappato le sculture alla loro dimensione atemporale e le ho collocate oltre che nello spazio nel tempo”. Facendosi interprete della tradizione scultorea marchigiana, Piermattei mescola l’eco felliniana alla pregevole malleabilità della cera di medardiana memoria. 

Cornelia Lauf, autrice del testo critico che accompagna la mostra, fornisce una chiave di lettura che strizza l’occhio al recupero di una tradizione storico-artistica di lontana memoria, con la consapevolezza dell’impegno per l’artista ad assumere una posizione assertiva verso quella stessa Storia da cui attinge per assonanze formali o, semplicemente, per vicinanza di sentimenti. “Edoardo Piermattei”, scrive Lauf, “rientra in un ristretto gruppo di artisti quantomai consapevoli del mondo in cui viviamo e pronti a rimediare come possono. Dai suoi lavori profondamente morali emerge la nostalgia dell’Italia che fu, l’Italia dei contadini, dei burattinai, degli scenografi, del teatro, dei cantautori, degli stuccatori, dei doratori, dei vetrai e dell’artificio. La sua opera ci ricorda quanto sappiamo dell’arte, e cioè che è un’illusione ma anche l’unica realtà in grado d’incidere sui processi mentali. Arte con la a maiuscola. Musica. Poesia. Teatro. Moda”.
ASA NISI MASA
è la frase non-sense che compare in una delle scene centrali di 8 ½ : dal significato sfuggente, quasi una formula magica e un mantra, ha evocato una lunga serie di suggestioni che in parte si ritrovano nelle tre sculture esposte da Quartz. L’autoriflessività del linguaggio cinematografico, che nella ricerca felliniana e in 8 ½ assume un carattere primario, riecheggia in questo gruppo di opere come un coup de theatre. Che le si guardi attraverso gli occhi di un bambino con il desiderio che possano subitaneamente animarsi dando forma a un microcosmo parallelo e codificato, oppure che le si colleghi alle ceroplastiche di ambito funerario e devozionale del XVIII secolo, le sculture di ASA NISI MASA trasportano chi osserva in un continuum di spazio e tempo entrambi tesi a realizzare un sogno universale a occhi aperti, un ambiente immersivo dal fascino antico dentro cui si riverberano ombre e movenze di un teatrino ancora tutto da vedere. 

Edoardo Piermattei, Appunti per un miracolo permanente, 2021, tecnica mista (cera, gesso, pigmento), dimensioni ambientali, courtesy l’artista e Quartz Studio, ph. Beppe Giardino