Particolare di una immagine tratta dal volume ‘Murphy’s String Figures. Teaching Math With String Figures’
foto di Luca Trevisani
 ACCADEMIE EVENTUALI. Immagini dal workshop con Giovanni Anceschi e Luca Trevisani. 
Credits Tiziano Rossano Mainieri
Luca Trevisani, Vodorosli, 2009, video 2k su hard disk, 22’
Courtesy l’artista, Giò Marconi, Milano, Galerie Mehdi Chouakri, Berlin, Pinksummer, Genova
Ritratto di Giovanni Anceschi
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Breve intervista a Luca Trevisani che, con Giovanni Anceschi, il workshop ‘Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione”, prima edizione di ACCADEMIE EVENTUALI – Laboratorio per la giovane creatività.

ATP: Si è appena inaugurata la mostra conclusiva del progetto: Accademie Eventuali, che ha visto la tua partecipazione assieme a Giovanni Anceschi. Hai ‘inaugurato’ la prima edizione di questo progetto dedicato  agli studenti dell’ultimo anno (biennio) delle Accademie di Belle Arti italiane. Mi spieghi il curioso sottotitolo? “Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione”.

Luca Trevisani: Si riferisce agli interessi comuni che abbiamo io e Giovanni. Riguarda le cose che ci stanno a cuore e che ci uniscono. Ne abbiamo scoperte tante lavorando assieme. Gli ambienti plurali si riferiscono all’idea di ‘ambiente immersivo’ del gruppo T e poi di molti altri. Di spiegazioni potrebbero essercene tante… il corpo dello spettatore e non quello dell’autore… il tempo come giudice assoluto… Per la frutta… essendo di stagione, cambia con il passare del tempo, si mangia, va a male…
ATP: Hai trovato formativo, per gli studenti, avere come insegnanti  te e Anceschi, due artisti provenienti  da ambiti disciplinari molto diversi?
LT: Direi sì, molto. Anche se poi, a conti fatti, trovo che le cose che ci uniscono sono molte, più delle differenze. Per dirla con un gioco di parole, ‘ragioniamo’ entrambi con le mani, crediamo nel basic design, siamo dei pragmatici, dei fenomenologici… e ci chiamiamo come 2 evangelisti.  
ATP: Come hai vissuto l’esperienza di un workshop che è durato ben 10 giorni? Hai fatto delle scoperte?
LT: Ho deciso e voluto che fosse totalizzante, dalle 10 del mattino alle 19 tutti i giorni, anche il 25 aprile. 10 giorni immersivi. Il gruppo doveva andare in apnea, lavorare sotto pressione, scoppiare, riparare le falle e trovare un nuovo equilibrio finale. Le scoperte sono tante, diverse, ora non te ne so parlare bene, mi serve del tempo per leggere le cose che ho imparato.  
ATP: Si è inaugurato giovedì scorso la mostra dei dieci studenti che hanno partecipato al workshop. Sei soddisfatto dei risultati che hanno raggiunto?
LT: Sono soddisfatto. E stato un lavoro di gruppo in cui si sono fuse 10 ottime individualità con le loro spinte differenti. Sono felice, sì, ma devo anche dirti che non è rilevante il punto di arrivo. O meglio, il punto di arrivo non è il lavoro finale, ma quelo che rimarrà dopo. La semina è appena finita, il raccolto non sarò io a giudicarlo.  
ATP:  Molti artisti non credono alla possibilità di lavorare in gruppo, tu cosa pensi?
LT: Non ci credo nemmeno io. Se accade, quando accade, e accade, è una preziosa eccezione da festeggiare. Voler far lavorare 10 persone assieme è stato un piacevole miraggio, un’imposizione, una provocazione, un’utopia da testare. Sono stati 10 giorni di sforzo collettivo… poi si torna al proprio sentiero, alle proprie maschere… ma le si vede, forse, con occhi diversi.  
ATP: E’ possibile insegnare una disciplina complessa e ambigua come il ‘fare arte’? 
LT: Non si insegna a fare arte. Si tenta di dare strumenti per costruire una propria consapevolezza. O un cosa simile, che non so spiegare in altro modo.  
ATP: Quale pensi che sia il messaggio più importante che gli studenti hanno compreso dal tuo insegnamento?
LT: Fare. Fare e ascoltare. Fare per diventare ciò che si è.  
ATP: Hai scelto tu l’immagine guida del workshop?  Sintetizza lo spirito dell’intero progetto?(Immagine tratta da ‘Murphy’s String Figures. Teaching Math With String Figures’ di James R. Murphy’)
LT: E’ un immagine che ho scelto perchè raffigura un gioco manuale, che non si può far da soli. Servono mani altrui per costruire paesaggi complessi.
ACCADEMIE EVENTUALI  è un progetto nato dalla collaborazione di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione Furla con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Xing.