Ulay/Marina Abramović Relation in Space 1976, video 1⁄2” VHS trasferito su supporto digitale (b/n, sonoro), 59’28”. New Y ork, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/036. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Ulay/Marina Abramović Relation in Space 1976, video 1⁄2” VHS trasferito su supporto digitale (b/n, sonoro), 59’28”. New Y ork, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/036. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović è la protagonista della stagione espositiva autunnale di Palazzo Strozzi, che apre le sue porte alla prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista: Marina Abramović. The Cleaner. La retrospettiva mette in mostra gli ultimi 50 anni della carriera dell’artista che con i suoi interventi ha rivoluzionato la performance. Parlando del titolo l’Abramović afferma “come in una casa tieni solo quello che ti serve: fai pulizia del passato, della memoria e del destino”. Palazzo Strozzi diventa un archivio in cui ripercorrere l’attività artistica dell’artista e attraverso cui lei stessa ha avuto modo di riflettere sia sulla propria arte, che sulla sua vita. Nel suo Manifesto della vita dell’artista dichiara “L’artista dovrebbe guardarsi dentro in cerca di ispirazione”.

Il percorso espositivo si estende a tutti gli ambienti di Palazzo Strozzi, il Piano Nobile, la Strozzina e il Cortile, proponendo un excursus che il direttore e curatore Arturo Galansino articola su tre livelli di lettura: foto, video ed installazioni, opere partecipative in cui il pubblico può intervenire e infine la replica di alcune delle performance dell’artista. The Cleanaer ha inizio negli spazi della Strozzina nei quali si espongono alcuni lavori meno conosciuti, come bozzetti grafici e quadri astratti realizzati negli anni 60, e le prime sperimentazioni eseguite dall’Abramović sul corpo, che si fa materia prima per performance estreme in cui testare anche la sua resistenza psicologica.
Tra queste si ricordano Art Must Be Beautiful, Artist Must Be Beautiful (1975), in cui Marina si pettina con ferocia i capelli con una spazzola di metallo nella mano destra e un pettine sempre in metallo nella mano sinistra, ripetendo in modo ossessivo “l’arte deve essere bella, l’artista deve essere bella”, fino a farsi sanguinare la cute e ferendosi il volto; e Rythm 0, presentata nel 1974 allo Studio Marra di Napoli, dove ha prestato per 6 ore il proprio corpo al pubblico, fornendo precise istruzioni e disponendo un tavolo con 72 attrezzi, che spaziavano da una rosa ad una pistola carica. L’artista descrive così l’episodio “In quel momento mi resi conto che il pubblico può ucciderti […]. Quello che era successo, molto semplicemente, era la performance. E l’essenza della performance è che il pubblico e il performer realizzano l’opera insieme”. 

Ulay/Marina Abramović Rest Energy 1980, video 16mm trasferito su supporto digitale (colore, sonoro), 4’04”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/034. Credit: © Ulay/Marina Abramović. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Ulay/Marina Abramović Rest Energy 1980, video 16mm trasferito su supporto digitale (colore, sonoro), 4’04”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/034. Credit: © Ulay/Marina Abramović. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018


Entrambi gli interventi sono riproposti in mostra con il supporto di foto e video. La seconda parte del percorso espositivo si snoda negli ambienti del Piano Nobile, concentrandosi su un nuovo capitolo della vita artistica dell’Archivio Abramović. Questo è segnato dall’incontro con l’artista tedesco Ulay, conosciuto nel 1975 e con cui ha costruito un sodalizio artistico e personale terminato poi nel 1988 con la celebre camminata sulla Muraglia Cinese. L’inizio del percorso è segnato da Imponderabilia!, performance messa in atto nel 1977 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna, dove i due artisti sono stati in piedi all’ingresso, nudi, uno di fronte all’altro ostruendo il passaggio dei visitatori che erano costretti a passare tra i due e scegliere il lato a cui rivolgersi. L’opera è riproposta attraverso alcune coppie di performer appositamente allenati dall’Abramović, un uomo e una donna, che si ergono come cariatidi ai lati opposti di una struttura, segnando l’ingresso nella mostra.

La loro alternanza segue un processo ben preciso, composto da gesti lenti, quasi religiosi che contrastano con la violenza dei video retrostanti, in cui si proiettano altre opere di Marina e Ulay: Light/Dark (1977) e Breathing In/Breathing Out (1977), AAA-AAA (1978). La re- performance è il metodo utilizzato da Marina Abramović dagli anni Duemila per riproporre le sue opere utilizzando un sistema di insegnamento ideato con la collaboratrice Lindsay Passinger, l’Abramović Method, con cui preparare fisicamente e mentalmente gli artisti alla riproduzione delle performanceRiflettendo su questo aspetto del proprio lavoro Marina confessa “quando guardo gli altri rievocare le mie performance provo emozioni contrastanti, c’è distacco ma anche felicità perché in questo modo il mio lavoro è immortale, è fuori dal mio stesso corpo”.
Il capitolo con Ulay si conclude con una sezione dedicata appositamente a The Lovers (1988). L’allestimento somiglia ad una cappella in cui essere spettatori dell’addio tra i due partner, che si sono incontrati a metà della muraglia Cinese, dopo aver percorso a piedi 2500 chilometri ciascuno. Nelle sale successive si affrontano gli ultimi interventi, da Balkan Baroque (1997), opera ispirata alla guerra in Bosnia con cui Marina vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del ’97, qui proposta attraverso un cumulo di ossa e un televisore in cui si proietta la performance dell’Abramović mentre pulisce centinaia di ossa di vacca insaguinate, fino a The Artist is Present (2010), realizzata al MoMA di New York. Secondo Marina quest’ultima è stata una delle performance più difficili, non perché è rimasta immobile ed in silenzio per molte ore davanti al pubblico che man mano si sedeva davanti a lei, ma perché “l’opera è durata tre mesi interi ed è diventata la vita stessa”.

Marina Abramović Rhythm 5 1974/2011, filmato 8mm trasferito su supporto digitale, b/n, senza sonoro, 8’12”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e Lisson Gallery, London, MAC/2017/085 Credit: Ph. Nebojsa Cankovic. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Rhythm 5 1974/2011, filmato 8mm trasferito su supporto digitale, b/n, senza sonoro, 8’12”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e Lisson Gallery, London, MAC/2017/085 Credit: Ph. Nebojsa Cankovic. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

In questa sezione si affrontano anche le ricerche che vertono sulla meditazione e la trascendenza, iniziate già negli anni Ottanta insieme ad Ulay con viaggi attraverso l’Australia, l’India e la Tailandia per conoscere ed apprendere pratiche diverse. Questo aspetto della produzione dell’Abramović è presentato attraverso una serie di opere tra cui i Transitory Objects (1995-2005). Definiti come strumenti per viaggi mentali, sono opere partecipative a cui il pubblico è invitato a prendere parte, caratterizzate da supporti ed oggetti di svariate dimensioni e funzioni fatti con materiali diversi quali quarzo, ossidiana, ematite, caratterizzati da una forte carica energetica.

The Cleaner è un ampia rassegna, più di cento opere, con cui entrare in diretto contatto non solo con la pratica di Marina Abramović, ma anche con la sua vita, che lei stessa ha trasformato insieme al suo corpo in opera d’arte, come sottolineano le parole della Presidente del Consiglio di Indirizzo di Palazzo Strozzi Cristina Acidini, “l’artista si fa opera d’arte e diventa allo stesso tempo soggetto ed oggetto, anche a suo rischio e pericolo. Si mette a nudo abbandonandosi ad una totale apertura che lascia il posto all’aura emanata dalla fisicità dell’artista, che come un Re Mida trasforma in arte tutto ciò che sfiora, persone, oggetti, luoghi. La mostra rappresenta così un labirinto in cui fisicità, spazio e tempo si compenetrano”.

Fino al 20 gennaio 2019
A curi di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn

Marina Abramović Balkan Baroque (Bones) 1997, video a un canale (b/n, sonoro), 9’42”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA © Marina Abramović. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Balkan Baroque (Bones) 1997, video a un canale (b/n, sonoro), 9’42”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA © Marina Abramović. Marina Abramović by SIAE 2018

1975, performance, Studio Morra Napoli

1975, performance, Studio Morra Napoli

Marina Abramović Lips of Thomas 1975/2017, oggetti della performance: croce di ghiaccio, bottiglia di vino, bicchiere di vino, frusta, miele, cucchiaio d’argento, lamette da rasoio, tavolo di legno, sedia di legno, tovaglia bianca, stufa elettrica di metallo sospesa. Bastone di legno e scarponi da trekking (da The Lovers, 1988). New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives, MAC/2017/028Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Lips of Thomas 1975/2017, oggetti della performance: croce di ghiaccio, bottiglia di vino, bicchiere di vino, frusta, miele, cucchiaio d’argento, lamette da rasoio, tavolo di legno, sedia di legno, tovaglia bianca, stufa elettrica di metallo sospesa. Bastone di legno e scarponi da trekking (da The Lovers, 1988). New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives, MAC/2017/028Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Stromboli III (Volcano) 2002, stampa Lambda digitale di tipo C, b/n, cm 79 x 99. Napoli, Galleria Lia Rumma. Courtesy of Marina Abramović Archives e Lia Rumma Gallery, Milan, MAC/2017/061. Credit: Ph. Paolo Canevari. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Stromboli III (Volcano) 2002, stampa Lambda digitale di tipo C, b/n, cm 79 x 99. Napoli, Galleria Lia Rumma. Courtesy of Marina Abramović Archives e Lia Rumma Gallery, Milan, MAC/2017/061. Credit: Ph. Paolo Canevari. Courtesy of Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović The Onion 1995, video (colore, sonoro), 20’03”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/073. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović The Onion 1995, video (colore, sonoro), 20’03”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/073. Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Spirit House-Luminosity 1997, performance per video, 5’18”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović Spirit House-Luminosity 1997, performance per video, 5’18”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives Marina Abramović by SIAE 2018