• Oscar Tuazon, Burn the Formwork, © Skulptur Projekte 2017, Foto: Henning Rogge
  • Michael Smith, Not Quite Under_Ground, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Thomas Schütte, Nuclear Temple, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Mika Rottenberg, Cosmic Generator (working title), © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Justin Matherly, Nietzscheʼs Rock, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Ayşe Erkmen, On Water, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • CAMP (Shaina Anand und Ashok Sukumaran), Matrix, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Sany (Samuel Nyholm), Marginal Frieze / Fallande ting, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Nairy Baghramian, Beliebte Stellen / Privileged Points, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge
  • Ei Arakawa, Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Testo di Marinella Paderni

Nella vecchia zona industriale di Münster, sorta lungo le rive di un canale e oggi luogo della movida cittadina, gruppi di curiosi si accalcano ad osservare con stupore un fenomeno insolito: una fila continua di persone attraversano il corso a piedi nudi camminando sull’acqua, sino a raggiungere la sponda opposta. L’opera si chiama On Water ed è ideata dall’artista turca Ayşe Erkmen, che ha realizzato una passerella di congiunzione a pelo d’acqua, invitando il pubblico a creare con i loro corpi un’architettura umana di raccordo tra due diverse parti della città, separate dalla barriera fluviale.
Si potrebbe iniziare da questa apparente bizzarria – una performance collettiva di memoria biblica che riflette sull’attuale geopolitica europea – per parlare della quarta edizione di Skulptur Projekte, forse la rassegna più importante di scultura all’aperto che mantiene vivo il suo carattere di laboratorio in progress sugli sviluppi dell’arte nello spazio pubblico, reinventando continuamente modi nuovi di fare scultura all’aperto.
A quarant’anni dalla sua nascita, il decennale appuntamento conserva ancora tutto il suo primato che, se un tempo era pionieristico, oggi è entrato nella storia dei modelli curatoriali, diventando una prassi espositiva comune. In realtà, è anche grazie a Skulptur Projekte se l’arte pubblica è riuscita a trasformarsi da pratica di natura politica, utopica e temporanea degli anni Settanta a modello d’integrazione ben assimilato tra progettualità site specific, trasformazione dello spazio pubblico e partecipazione attiva della comunità. La conferma di questa sua unicità possiamo osservarla nelle abitudini dei cittadini di Münster, che vivono le opere installate nelle piazze, lungo le piste ciclabili, nei parchi, sulle facciate dei palazzi come espressione diretta del contesto urbano, con cui relazionarsi quotidianamente.

Ayşe Erkmen, On Water, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Ayşe Erkmen, On Water, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Questi nuovi comportamenti sociali si notano in particolare nel progetto dei community gardens di Jeremy Deller, iniziato durante l’edizione precedente del 2007 e che oggi vede vaste zone della periferia trasformata in un grande giardino collettivo disseminato, dove ciascun partecipante ha la responsabilità della sua crescita e di documentarne la storia. Speak to the Earth and It Will Tell You (2007-2017) si potrebbe anche definire uno studio antropologico e scientifico che ha coinvolto 50 garden clubs nella raccolta sotto forma di diario dei dati riguardanti sia i cambiamenti botanici e climatici dei giardini sia gli eventi e le attività organizzate dai vari circoli. Visitando i piccoli orti e sfogliando i molti diari esposti (realizzati da mani diverse), si ha l’impressione di vedere un grande affresco contemporaneo sulle possibilità dell’arte di farsi impresa sociale, che unisce insieme cultura, ecologia, estetica relazionale, politica.

Dalla scultura sociale nello spazio aperto allo spazio chiuso di una discoteca cittadina dal nome Elephant Lounge, dove i visitatori sono invitati di giorno a sorseggiare cocktail ascoltando musica, ballando e guardando video. Per questo surreale progetto dal titolo Bye Bye Deutschland! Eine Lebensmelodie l’artista tedesco Benjamin de Burca e l’artista brasiliana Bárbara Wagner hanno studiato l’industria musicale dei loro rispettivi paesi, raccontando i fenomeni musicali locali e i loro successi con video proiezioni sparse nella sala da ballo. La “melodia di una vita” qui emerge quale potente collante culturale che agisce indistintamente nonostante le differenze generazionali e lo spazio della discoteca acquisisce l’aura di opera d’arte in cui fare esperienza di un nuovo concetto di piacere e di svago.

Un altro progetto particolare, che si attiva anch’esso grazie all’intervento del pubblico, è Matrix del collettivo CAMP, allestito sopra la terrazza del Theater Münster. CAMP nasce come laboratorio interdisciplinare condotto da giovani artisti di diverse nazionalità, che studiano i processi tecnologici in relazione alla storia dei luoghi e della gente. Il gruppo ha realizzato una “ragnatela” aerea di cavi che collegano l’architettura anni Cinquanta del teatro comunale con l’unica porzione dell’originaria facciata ottocentesca sopravvissuta ai bombardamenti, oggi inglobata nell’edificio modernista e visibile sulla grande terrazza. Alcuni cavi hanno dei prolungamenti che scendono verso terra, arrivando ad altezza spettatore, e sono dotati di pulsanti. Spingendoli, questi attivano dei meccanismi più o meno evidenti, che non si lasciano scoprire subito: ad esempio, suona una campana a distanza senza poter vedere da dove proviene il suono; da una finestra del palazzo di fronte una ragazza ci scatta una foto (in realtà si vede un video della ragazza mentre compie sempre la stessa azione, che si ripete ogni volta che si schiaccia il pulsante); oppure, compaiono improvvisamente dietro delle vetrate le immagini d’archivio dell’inaugurazione del teatro ricostruito negli anni Cinquanta, sovrapponendo la nostra immagine riflessa a quelle del pubblico di allora.

CAMP (Shaina Anand und Ashok Sukumaran), Matrix, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

CAMP (Shaina Anand und Ashok Sukumaran), Matrix, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

A corredo di progetti più sperimentali o partecipativi come questi, Münster è animata da opere molto differenti tra loro, che testimoniano l’evoluzione del concetto di scultura ambientale e d’installazione nello spazio pubblico. Tra le opere più intense e politiche, sicuramente quella di Hito Steyerl dal titolo HellYeahFuckWeDie (2016), installata nel foyer della banca Landesbausparkasse, cattura per la sua grande abilità nell’articolare con intelligenza e senza retorica discorsi emotivamente difficili – le frontiere della robotica progettata per aiutare i civili delle zone assediate dalle guerre – coinvolgendo gli spettatori in una sinestesia di parole, suoni, visioni.

L’apice del progetto, che travalica la tradizionale concezione di scultura e che rende   ancora più forte l’esperienza di Skulptur Projekte 2017, è il magico mondo realizzato da Pierre Huyghe dentro un palazzetto del ghiaccio fuori uso e abbandonato da tempo. After ALife Ahead si muove tra passato e futuro, vita primordiale e fantascienza, decostruzione e ricostruzione. L’artista ha agito fortemente sullo spazio trasformandolo in una specie di pianeta sotterraneo: ha divelto il pavimento, scavato nella terra, creato dei piccoli canyon e degli avvallamenti, inframmezzati da pozze d’acqua. Un luogo misterioso e immemore, che può ricordare la Terra alle origini dell’uomo. Allo spettatore è dato muoversi solo parzialmente per non interferire troppo con i sistemi di vita esistenti, costituiti da batteri, alghe, insetti, uccelli e pesci. Tutto l’ambiente è permeato da suoni, da elementi architettonici reali e virtuali, da luci e ombre fugaci, da interventi meccanici e da un’app interattiva scaricabile in situ, che rimandano all’esperienza di una realtà aumentata. I riferimenti visivi sono tanti, in parte criptici, e concorrono a trasformare un vecchio spazio pubblico decadente in un luogo singolare, indecifrabile, futuribile, da condividere segretamente con gli altri visitatori.

La prima volta che visitai Münster risale a tre edizioni fa. Fu un’esperienza di scoperta di un nuovo modo di fare arte e di viverla all’aperto, tra la gente, percorrendo una città intera in bicicletta. Oggi, osservando a distanza di tempo tutti progetti messi in campo, alcuni ancora visibili nel tessuto cittadino, altri rimasti solo nella memoria o sulle pagine dei cataloghi, resiste ancora la sua aura di singolarità in cui sperimentare una visione di arte come motore di un progresso strutturale profondo che incide sulla vita, sul benessere e sull’economia di una società.

Bárbara Wagner und Benjamin de Burca, Bye Bye Deutschland! Eine Lebensmelodie, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Bárbara Wagner und Benjamin de Burca, Bye Bye Deutschland! Eine Lebensmelodie, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Jeremy Deller, Speak to the Earth and It Will Tell You (2007–2017), © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Jeremy Deller, Speak to the Earth and It Will Tell You (2007–2017), © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Hito Steyerl, HellYeahWeFuckDie, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Hito Steyerl, HellYeahWeFuckDie, © Skulptur Projekte 2017, photo: Henning Rogge

Pierre Huyghe, After ALife Ahead, Skulptur Projekte 2017, Ice rink concrete floor; Sand, clay, phreatic water; Bacteria, algae, bee, chimera peacock; Aquarium, black switchable glass, conus textile; Incubator, human cancer cells; Genetic algorithm; Augmented reality; Automated ceiling structure; Rain; Ammoniac; Logic game, photo: Ola Rindal

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