• Display RIO GRANDE - Premio Termoli 2016, Termoli - Foto: Alessia Di Risio
  • Santo Tolone - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Elena Mazzi - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Riccardo Baruzzi - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Premio Termoli 2016, Termoli - Foto: Alessia Di Risio
  • Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Gabriella Ciancimino - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Elena Mazzi - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio
  • Display RIO GRANDE - Premio Termoli 2016, Termoli - Foto: Alessia Di Risio
  • Antonio Fiorentino - Premio Termoli 2016, Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio

E’ stato reso noto subito dopo l’opening il vincitore della 60° edizione del Premio Termoli, curato quest’anno da Anna Daneri, e che ha visto la partecipazione di sei giovani artisti: Riccardo Baruzzi, Gabriella Ciancimino, Sara Enrico, Antonio Fiorentino, Elena Mazzi e Santo Tolone. La giuria – composta dall’artista Stefano Arienti, dal critico Lorenzo Canova e dal curatore Simone Menegoi – ha decretato vincitore del Premio Riccardo Baruzzi con l’opera “Porta Pittura dei riccioli” (2015) con queste motivazioni: “Assegniamo il premio a Riccardo Baruzzi per un’opera che combina con eleganza pittura, disegno, scultura e design. La sua poetica si segnala per una maturità e un lirismo non comuni, e stabilisce, da una posizione di ricerca contemporanea, un dialogo con la storia del Premio Termoli, caratterizzata dall’interesse per le ricerche astratte, e dal rapporto fra arte e percezione visiva.” L’opera entrerà nella collezione permanente del futuro MACTE Museo d’Arte Contemporanea Termoli.

La giuria ha anche assegnato una menzione speciale a Gabriella Ciancimino per l’opera Chardon d’amour (2014), per il modo in cui aggiunge a una poetica di relazione con i territori e di impegno sociale il piacere di una sofisticata manualità.

Seguono alcune domande ad Anna Daneri.

ATP: Hai curato la 60° edizione di un premio con una lunga storia, il Premio Termoli. Quali sono state le novità di questa edizione? 

Anna Daneri: Il Premio Termoli è nato nel 1955 per volere di Achillle Pace, che ha coinvolto artisti e critici importantissimi, come Giulio Carlo Argan Argan e Palma Bucarelli e Carla Accardi, Getulio Alviani, Franco Angeli, Antonio Calderara, Dadamaino, Tano Festa, Gino Marotta, Luca Maria Patella, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini, Nanda Vigo, per fare solo alcuni nomi rappresentativi di una ricerca artistica sperimentale coeva a Pace. La formula adottata del premio acquisizione ha permesso negli anni di dotare la città di una collezione straordinaria, purtroppo ancora non valorizzata. Sono pochi i comuni italiani che possono vantare una collezione di questa qualità.

La 60. edizione parte dalla consapevolezza di questa ricchezza e della natura sperimentale dell’arte presentata negli anni d’oro del Premio Termoli, in gran parte di matrice astratta e programmata e vuole ravvivarne lo spirto di ricerca. La mostra presenta sei artisti delle ultime generazioni: Riccardo Baruzzi, Gabriella Ciancimino, Sara Enrico, Antonio Fiorentino, Elena Mazzi e Santo Tolone le cui ricerche entrano in dialogo con la storia del Premio offrendo una prospettiva nuova con cui guardare alla pittura e alla scultura. Si tratta quindi di una selezione più concentrata rispetto alle ultime edizioni e con una relazione stretta al progetto di costruzione del MACTE, il Museo di Arte Contemporanea Termoli, che è stato di fatto inaugurato con la mostra del 60. La mostra ha infatti luogo nello spazio che sarà utilizzato in futuro per le mostre temporanee e per altri eventi organizzati dal museo, attiguo al cantiere di costruzione del sale che ospiteranno la collezione permanente. Al premio-acquisto è stata affiancata l’ideazione di un con l’artista vincitore che si terrà durante il periodo di mostra, nell’intento di coinvolgere maggiormente la cittadinanza rispetto a quanto non sia accaduto in passato.

ATP: Il titolo – In Cantiere – è stato scelto per la sua valenza metaforica. Che taglio hai dato al suo significato?

AD: In Cantiere restituisce l’idea della costruzione effettiva del museo, ma soprattutto intende evocare la progettualità alla base della sua realizzazione: la volontà di crescere come collettività, nella consapevolezza di un patrimonio artistico condiviso e di affidare all’arte e alla cultura un ruolo centrale per la comunità. Mi è subito tornata alla mente la città invisibile di Tecla, descritta da Italo Calvino come un cantiere permanente, che guardava al cielo stellato come al progetto comune. Insieme a Stefania Scarpini che ha lavorato al premio, abbiamo pensato che fosse importante porre le basi di ‘buone pratiche’ per il futuro, quindi un’attenzione rinnovata all’arte di ricerca, la realizzazione di un sito che in futuro documenterà la storia del Premio Termoli, di un’immagina coordinata che ne evidenza la stratificazione attraverso la progressione numerica, affidata a Studio Temp, e di un allestimento ideato da Rio Grande che dialoghi con le opere e lo spazio espositivo.

ATP: Hanno concorso al premio sei giovani artisti. Con quali criteri li avete selezionati in relazione al tema?

AD: Abbiamo selezionato gli artisti considerando sia il lavoro che alcuni di loro stanno portando avanti riconsiderando il mezzo pittorico in relazione allo spazio e quindi a una sua dimensione scultorea; sia tenendo presente l’idea di cantiere, la storia del Premio e il contesto Termolese.  Sara Enrico sta sviluppando una ricerca molto interessante sulla natura spaziale della pittura e sul confronto tra fare manuale e industriale. L’opera che presenta al premio, RGB (skin), 2015, è il risultato di una sperimentazione effettuata con la tela grezza passata allo scanner, con cui l’artista ha realizzato un tessuto usato per ricoprire dei cilindri in gommapiuma, i cui colori scaturiscono dall’interazione tra la luce e il materiale di supporto pittorico intonso. Controsoffitto (giallo), 2015 di Santo Tolone è un monocromo a metà tra pittura e scultura. L’artista ha riprodotto in scala 1:1 una sezione di un controsoffitto, interessato alla sua forma che richiama il minimalismo o l’Hard-edge painting, e l’ha ricoperta con del tessuto di rivestimenti per divani. Una pittura senza pittura.  Riccardo Baruzzi espone uno dei suoi Porta Pittura, un kit composto da un mobile/archivio disegnato dall’artista che contiene le tele da esporre in configurazioni decise liberamente, in questo caso sette variazioni sul tema del ricciolo, realizzate su tela da sarto con spry colorati, grafite e tempera. Oltre alla riflessione sul mezzi pittorico, ci interessava il riferimento all’archivio museale, qui tutto interno all’opera.  Antonio Fiorentino parte invece dalla scultura per arrivare alla pittura, nella serie Untitled (Lucis et Umbrae), 2015, composta da quattro lastre di pietre diverse della dimensione tipica del ritratto. L’artista interviene sulle loro superfici, bocciardandole parzialmente, quindi creando degli effetti combinati di riflettenza del materiale, che gli interessa far tornare a un suo stadio naturale. Una delle pietre usate è l’apricena, la pietra locale con cui è costruita la cattedrale di Termoli e gran parte del suo centro storico. Il tema del cantiere è evocato più direttamente da Elena Mazzi che in Bricks serving the unpredictable, 2014, realizza una serie di mattoni mescolando diversi tipi di argilla con vetro riciclato proveniente dalla Sacca San Matteo di Murano, discarica a cielo aperto delle lavorazioni muranesi, e da alcune cristallerie di Colle Val D’Elsa. Il processo di cottura crea elementi dagli effetti cromatici e formali imprevedibili, con cui costruire architetture ecosostenibili. E infine Gabriella Ciancimino, con Chardon d’amour, 2014, un collage realizzato con disegni su carta lavorata al bisturi e composto da textures che rimandano ai merletti. Il fiore ritratto è il cardo selvatico, tipico delle aree mediterranee e simbolo per l’artista della libertà di oltrepassare i confini. Non sapevamo che il cardo è uno delle pietanze tipiche del termolese durante le festività natalizie e che in alcune località molisane dell’interno indica, a seconda della direzione in cui cresce, se l’amore arriverà dal paese o sarà foresto.

Riccardo Baruzzi - Premio Termoli 2016,   Termoli - Installation view

Riccardo Baruzzi – Premio Termoli 2016, Termoli – Installation view – Foto: Alessia Di Risio

ATP: Ci sono dei criteri che la giuria ha seguito per l’assegnazione del Premio? In merito al vincitore, con quali motivazioni è stato premiato?

AD: Considerata la natura del premio-acquisto, la giuria composta da Stefano Arienti, Lorenzo Canova e Simone Menegoi ha valutato principalmente le opere, in relazione alla ricerca di ogni artista e alla natura della collezione in cui entrerà a far parte. Il giudizio sull’insieme dei lavori è stato molto positivo e la decisione credo sofferta. Il vincitore del 60. Premio Termoli è Riccardo Baruzzi con l’opera Porta Pittura dei riccioli (2015). La motivazione della giuria è: “Assegniamo il premio a Riccardo Baruzzi per un’opera che combina con eleganza pittura, disegno, scultura e design. La sua poetica si segnala per una maturità e un lirismo non comuni, e stabilisce, da una posizione di ricerca contemporanea, un dialogo con la storia del Premio Termoli, caratterizzata dall’interesse per le ricerche astratte, e dal rapporto fra arte e percezione visiva.” La giuria ha assegnato una menzione speciale a Gabriella Ciancimino “per l’opera Chardon d’amour per il modo in cui aggiunge a una poetica di relazione con i territori e di impegno sociale il piacere di una sofisticata manualità. Data la particolare inclinazione dell’artista alla progettualità condivisa, la giuria le affida la conduzione del workshop previsto dal 60. Premio Termoli.”

ATP: Per la mostra è stato adibito lo spazio-auditorium del MACTE – Museo d’Arte Contemporanea Termoli. A curare l’allestimento il collettivo Rio Grande. Mi racconti come hanno sviluppato il progetto allestitivo anche in relazione all’architettura del museo?

AD: Lo spazio-auditorium del MACTE, che sarà in futuro usato anche per le mostre temporanee, era una struttura preesistente di un mercato comunale, ristrutturata dall’amministrazione precedente e non predisposta per ospitare un museo. Avevamo la necessità di creare nello spazio circolare che ci è stato affidato per la mostra le pareti per esporre le opere ma anche di diminuire la dispersione prodotta dai diversi elementi che lo costituiscono, colonne di diverse forme, controsoffitti, vetrate, un corridoio esterno che lo lambisce. Rio Grande ha ideato dei moduli scalari, pensati per ogni opera e disposti nello spazio seguendo una progressione ritmica. Ogni modulo ha delle aperture che ne svelano parzialmente la struttura attraverso i fili colorati che le coprono, “l’idea nasce dall’usanza diffusa in provincia di mettere davanti alle porte di casa o davanti agli usci dei negozi le classiche tendine di plastica o legno… le tendine sono spazi di confine attraversabili, è possibile crearvi un varco, non chiudono come una porta, delimitano ma non escludono” (Rio Grande). Essendo stati concepiti in forte dialogo con lo spazio, i moduli potranno essere riutilizzati in futuro per le mostre temporanee che vi si terranno, anche con configurazioni differenti.

ATP: Visto il proliferare sempre più consistente di ‘premi’, quale vuole essere la particolarità del Premio Termini? Oltre al premio quali sono, a tuo parere, le peculiarità e i benefici di questo appuntamento?

AD: Il Premio Termoli è uno dei premi storici italiani e ha la particolarità di essere ancora operativo e propositivo dal 1955. Se negli anni Sessanta e Settanta si è distinto per la qualità e innovazione delle proposte, è vero che più recentemente ha perso la sua spinta propulsiva. L’intento è di imprimere una svolta. In relazione ad altri premi, il beneficio che porta il Premio Termoli è quello di diffusione e di confronto con proposte artistiche sperimentali in un territorio che non offre molte occasioni di approccio al contemporaneo. In questi senso, sarà importantissima la valorizzazione della collezione offerta dalla creazione del MACTE e la capacità di fare rete con le altre realtà attive sia in regione che nelle regioni limitrofe.  

ATP: Sono stati pensati anche degli eventi collaterali. Mi accenni ad alcuni di questi momenti?

AD: L’evento collaterale ‘principe’ sarà il workshop ideato da Gabriella Ciancimino, che ha vinto la menzione speciale. Anche il vincitore del Premio, Riccardo Baruzzi sta pensando di fare un intervento in quell’occasione. L’Amministrazione di Termoli ha inoltre in programma una serie di laboratori con le scuole affidati a MULTIVERSO E MuSE, due associazioni attive da anni sul territorio. Sono ‘in cantiere’ anche una serie di incontri sulla valorizzazione della collezione in atto.

Gabriella Ciancimino - Premio Termoli 2016,   Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio

Gabriella Ciancimino – Premio Termoli 2016, Termoli – Installation view – Foto: Alessia Di Risio

Sara Enrico - Premio Termoli 2016,   Termoli - Installation view - Foto: Alessia Di Risio

Sara Enrico – Premio Termoli 2016, Termoli – Installation view – Foto: Alessia Di Risio