• Marco Maria Zanin, Galleria Pivô | ph. © Ding Musa
  • Marco Maria Zanin, Galleria Pivô | al centro l’opera Restituição | ph. © Ding Musa
  • Adriana Vignoli, Zipper Galeria | ph © Gui Gomes
  • Adriana Vignoli, Zipper Galeria | ph © Gui Gomes
  • Waltercio Caldas, Galeria Raquel Arnaud | © Riã Duprat, courtesy of Galeria Raquel Arnaud
  • Waltercio Caldas, Galeria Raquel Arnaud | © Riã Duprat, courtesy of Galeria Raquel Arnaud
  • Waltercio Caldas, Galeria Raquel Arnaud | © Riã Duprat, courtesy of Galeria Raquel Arnaud
  • Sérvulo Esmeraldo Untitled 1980 painted steel
 | Galeria Raquel Arnaud
  • Sérvulo Esmeraldo
Untitled 1996
painted iron and wood
 | Galeria Raquel Arnaud
  • Sérvulo Esmeraldo Untitled 1986 painted steel
 | Galeria Raquel Arnaud

Testo di Federica Andreoni

As obras e os dias, Marco Maria Zanin
Galleria Pivô, 30 Settembre – 21 Ottobre 2017
As obras e os dias è il titolo della mostra di Marco Maria Zanin allestita nello spazio, dal valore indiscutibile, della Galleria Pivô nell’Edificio Copan. Riunisce il lavoro degli ultimi anni dell’artista, svolto a cavallo, così come la sua vita personale, tra São Paulo e il Veneto.
Il tempo è il protagonista assoluto delle opere esposte, in bilico tra quel futuro prossimo brasiliano, agognato e sempre un po’ più in là di ora, e quel passato remoto italiano, dal quale il presente sembra non riuscire mai ad affrancarsi fino in fondo. Tra le varie opere, Restitução è un’opera toccante, per tutti coloro che colgono appieno la tensione tra questi tempi verbali dissonanti. Per l’opera, l’artista raccoglie dei calcinacci tra gli innumerevoli cantieri del centro di São Paulo, scarti di quel processo di demolizione-ricostruzione così intimamente tipico della città, e in seguito li ritrae, pazientemente, a mano, ricostruendone delle fedeli copie in ceramica.
Indecisi se essere rovine, reliquie o reperti archeologici i pezzi sono disposti meticolosamente poi su di un nobile e grande piano espositivo.
L’opera restituisce, dialogando parimenti con il presente delle due latitudini opposte, cui fa riferimento. Da un lato fa sì che qualcosa stia, permanga, re-istituisce al presente quella memoria di cui sembra sempre dimenticarsi noncurante. Ma dall’altro lato, gli restituisce, rende indietro al presente quella promessa per ciò che verrà, che pare gli sia stata sottratta.
Terminata la visita alla mostra, vi si esce esitanti, tentennando nel chiedersi se sia davvero necessario pendere verso l’una o l’altra temporalità, e augurandosi invece in fondo di riuscire a avanzare, funambolicamente, tra le due.

Marco Maria Zanin, Galleria Pivô | ph. © Ding Musa

Marco Maria Zanin, Galleria Pivô | ph. © Ding Musa

Plano Imaginado, Adriana Vignoli
Zipper Gallery, fino al 4 Novembre 2017
Le opere di Adriana Vignoli esposte presso la Zipper Galeria si collocano al limite tra disegno, scultura e installazione. A cura di Cinara Barbosa, la mostra dal titolo Plano Imaginado ci porta in una stanza di “utopie geometriche”.
Le opere si compongono dei materiali basici di cui la stessa città è composta, evocando uno spazio e un tempo altri, indefiniti, sospesi quasi irrisolti. Sono fatte di pietre di vario tipo, di metallo, di rame, ma soprattutto di cemento.
L’istallazione Sutura de Concreto è una composizione di parti elementari: due cubi, due coppie di linee e una piccola sfera. I pezzi sono disposti in un assetto all’apparenza semplice eppure ambiguo, secondo una relazione di giustapposizione, che fa segretamente (ma nemmeno troppo) l’occhiolino a un linguaggio modernista. L’artista, architetto di formazione, vive e lavora a Brasilia, utopia modernista per eccellenza.
Il cubo di cemento è visibilmente pesante ciò nondimeno vola, a mezz’aria; la sfera sembra ancorata, solidale al suo elemento vicino, ma è sufficiente invece un minimo gesto inaspettato perché cada, con un tonfo sordo e duro -fatto avvenuto realmente, quando con una ingenua curiosità un visitatore ha deciso di toccare l’opera-; l’asta di rame fa come per toccare il cemento, ma invece così come in un flirt ci arriva solo vicino, evitando il contatto diretto.
Così come questa, le installazioni di Adriana Vignoli sembrano suggerire una quiete fragile, affascinante, tenuta in vita da una meccanica dura ma al contempo piuttosto debole. Cose autonome, dissimili, che si necessitano vicendevolmente ma che possono arrivare a darsi anche fastidio, che lottano quasi controvoglia per conquistare un equilibrio. Cose che sembrano parlare di noi e delle nostre città.

Adriana Vignoli, Zipper Galeria | opera Sutura de Concreto | ph © Gui Gomes

Adriana Vignoli, Zipper Galeria | opera Sutura de Concreto | ph © Gui Gomes

Waltercio Caldas, Desenhos e ou…
Galleria Raquel Arnaud, fino al 28 Ottobre 2017
La mostra Desenhos e ou…, alla Galleria Raquel Arnaud, è simultanea alla pubblicazione del libro Os Desenhos, edito da Editora Bei. Arricchito da un testo di Lorenzo Mammì, attuale direttore del IMS paulista, il libro riunisce i disegni degli ultimi quattro decenni di carriera dell’artista Waltercio Caldas, dal 1975 a oggi.
Le opere, da un lato, non sono però disegni. Non lo sono se ci si attiene alla definizione più letterale del significato che questa parola porta con sé, una rappresentazione grafica. Dall’altro lato, invece, lo sono eccome: la radice etimologica della parola rimanda all’azione di designare, di porre dei segni, dei confini, come un atto di inaugurazione di qualcosa che verrà. In questo senso l’artista infatti dichiara il desiderio che le sue opere non siano una rappresentazione, ma piuttosto qualcosa possa avvenire.
“Non uso il foglio come una superficie, ma come uno spazio, il che mi rende libero, dato che tutte le mie questioni sono tridimensionali” dice l’artista. Di fatto i disegni si staccano dal fondo, prendono vita, generano ombre, guadagnano lo spazio. Ognuna di queste opere è il risultato di un numero considerevole di prove e bozze. Nonostante la levità delle linee, non vi è in loro nulla di intuitivo. La loro è una “precisione indefinita”, come scrive Mammì in un testo del 1995, ma che si applica senza riserve anche alla produzione più recente.

Waltercio Caldas, Galeria Raquel Arnaud | © Riã Duprat, courtesy of Galeria Raquel Arnaud

Waltercio Caldas, Galeria Raquel Arnaud | © Riã Duprat, courtesy of Galeria Raquel Arnaud

Sérvulo Esmeraldo, Objetos Nômades
Galleria Raquel Arnaud, fino al 28 Ottobre 2017
La mostra Objetos Nômades presso la stessa Galleria Raquel Arnaud rende omaggio alla carriera dell’artista nordestino Sérvulo Esmeraldo, venuto a mancare all’inizio di questo anno. Scultore, illustratore, pittore e artista plastico, è stato uno degli artisti più riconosciuti del paese. Le opere dimostrano il desiderio di approssimazione tra il mondo dell’arte, quello dell’architettura e quello della sperimentazione sociale; giocando con dimensioni e oggetti diversi la mostra espone sia i modelli in scala delle opere pensate per essere installate in spazi pubblici sia altre piccole sculture.

Dagli anni Settanta l’artista si è dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea nel Brasile e in particolare a Fortaleza, città di elezione, diffondendo le proprie opere negli spazi della città e facendole interagire con il vento, l’acqua e il sole. L’esposizione, sebbene nella sua dimensione ridotta, si offre come un campione interessante e ben riuscito della sua vasta produzione.

Sérvulo Esmeraldo Untitled 2008
painted aluminum sheet | Galeria Raquel Arnaud

Sérvulo Esmeraldo Untitled 2008
painted aluminum sheet | Galeria Raquel Arnaud

Sérvulo Esmeraldo Hélice 1967/2013 acrylic

 | Galeria Raquel Arnaud

Sérvulo Esmeraldo Hélice 1967/2013 acrylic

 | Galeria Raquel Arnaud