3° Question – Premio Furla

Quali sono stati i criteri e le logiche che hanno mosso la vostra ricerca?

Stefano Collicelli Cagol: Abbiamo inviato, a una ventina di artisti, una e-mail, nella quale veniva formulata una breve presentazione, corredata da tutte le nostre riflessioni o domande, e la richiesta di poter visionare il loro lavoro. Abbiamo voluto creare una piattaforma di partenza comune, con lo scopo di evitare che a dettare le nostre scelte fossero unicamente i nostri gusti personali.

Francesco Garutti: Cercavamo un artista il cui lavoro ci potesse offrire ampie possibilità esplorative, in un terreno il più possibile inedito e ancora in formazione. Abbiamo incontrato sia artisti che già conoscevamo, sia giovani e- mergenti delle cui opere possedevamo solo promettenti indizi.

Ilaria Gianni: Siamo partite da una ricerca allargata, basandoci su materiali di documentazione, per poi arrivare, dopo un intenso confronto, a una selezione di circa venti artisti, che abbiamo, poi, incontrato. L’esplorazione è stata densa di sorprese e cambiamenti di rotta, grazie a un dialogo costante e produttivo instaurato tra noi e gli artisti. Credo sia possibile rintracciare il fil rouge della nostra ricerca nelle modalità attraverso le quali un’opera, o una ricerca artistica, s’inscrive nel presente ed è in grado di raccontare e rappresentare quel momento storico nel futuro.

Vincenzo Latronico: A tappeto, all’incirca. A parte alcuni interessi “mirati” di entrambi, abbiamo cercato di stabilire insieme quali artisti visitare a partire dalla loro documentazione (brutto surrogato dovuto alla mancanza di tempo); abbiamo cercato, con difficoltà, di sparpagliarci il più possibile. Abbiamo considerato la possibilità di selezionare un artista non italiano, ma che viveva in Italia, e alla fine abbiamo nominato un artista italiano che vive all’estero. Quindi, in realtà, si è trattato di una serie (incompleta) di svariati tappeti, o di un tappeto con buchi vertiginosi e frange lunghissime. Che poi ti rendi conto della necessaria arbitrarietà della scelta: in molti premi letterari mi è capitato di pensare che la selezione era incompleta, o che alcuni romanzi che avrebbero meritato la finale non ci erano arrivati per mancanza di scrupolosità da parte della giuria di selezione. Forse era così: ma in fondo, mi rendo conto, è arbitrario pensare che un gruppo di persone possa essere responsabile di una caratteristica come l’esaustività: scegliendo dei selezionatori si fa già una pre-selezione dei selezionati (concettoso!), in base a quelli che sono i gusti, gli interessi, le esperienze di ognuno dei primi.

Filipa Ramos: Con Elena abbiamo voluto estendere i confini del Premio, avvicinandoci a quei territori d’incertezza che solitamente questa tipologia di concorsi non contempla. Ci siamo interrogate su cosa potesse significare non essere un artista italiano (anche perché io non sono italiana), visitando gli studi di artisti stranieri che vivono e lavorano in Italia, come anche di artisti italiani che vivono e lavorano all’estero. Allo stesso tempo, abbiamo esplorato i confini dell’arte visiva, incontrando individui il cui lavoro si caratterizzava per un forte approccio transdisciplinare. È così che siamo arrivate al lavoro degli Invernomuto, la cui ricchezza risiede in una molteplicità e diversità d’interessi e aree di ricerca, che loro combinano in un modo molto originale e affascinante.

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What guidelines and criteria did you use in your investigation?

Stefano Collicelli Cagol: We sent out an e-mail to about twenty artists with a brief self-intro- duction, along with all our reflections and questions, and the request to view their work. We wanted to create a common starting platform, to keep our choices from being dictated by our personal tastes alone. 

Francesco Garutti: We were looking for an artist whose work would provide broad possibilities of exploration, within a territory as new as possible, still in formation. We met both with artists we already knew, and with emerging young artists whose work we had only heard promising things about.

Ilaria Gianni: We started with a broader investigation, based on documentation material, then after intense discussion, arrived at a selection of about twenty artists, who we then met with. The exploration was full of surprises and changes in course, due to the ongoing, productive dialogue that grew up between the two of us and the artists. I think that the guiding thread of our research could be traced in the ways in which a work, or a line of artistic research, fits into the present and manages to describe and convey that historic moment in the future.

Vincenzo Latronico: It was a blanket inquiry, more or less. Aside from some “targeted” interests we both had, we tried to jointly decide what artists to visit based on their documentation (a poor substitute, made necessary by lack of time), and did our best to spread out as much as possible. We considered the possibility of selecting a non-Italian artist living in Italy, and in the end we chose an Italian artist who lives abroad. And so, actually, it was an (incomplete) series of various blankets, or a blanket with enormous holes and very long fringes.

Filipa Ramos: Elena and I tried to push the boundaries of the Prize, looking for the hazy areas that this kind of competition usually does not contemplate. We asked ourselves what it might mean to not be an Italian artist (in part because I’m not Italian), visiting the studios of foreign artists who live and work in Italy, as well as Italian artists who live and work abroad. At the same time, we explored the borders of visual art, encountering individuals whose work is characterized by a highly interdisciplinary approach. That’s how we arrived at the work of Invernomuto, whose richness lies in the multiplicity and diversity of its interests and areas of research, which they combine in a very original, fascinating way.