• Il teschio di Mengele - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Il teschio di Mengele - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Le prove di Norimberga - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Le prove di Norimberga - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Le prove di Norimberga - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • © James Briscoe pour Human Rights Watch et Physicians for Human Rights, 1993 - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • © Archives de la Préfecture de police de Paris - BERTILLON || Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • © Archives de la Préfecture de police de Paris - BERTILLON || Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
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  • Rodolphe A. Reiss © R. A. Reiss, coll. IPSC, CAMERA, Torino
  • Rodolphe A. Reiss © R. A. Reiss, coll. IPSC, CAMERA, Torino
  • Sacra Sindone, Torino - l'uomo della Sindone, CAMERA Torino
  • Il grande terrore in Russia, Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Il grande terrore in Russia, La scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Il grande terrore in Russia, La scena del Crimine - CAMERA Torino
  • Oh man © Lise Sarfati
  • Mapping identity – Baghdad project by Antonio Ottomanelli - Baghdad 2012
  • Mapping identity – Baghdad project by Antonio Ottomanelli - Baghdad 2012
  • Big Eye Kabul - project by Antonio Ottomanelli Kabul 2012:2013
  • Big Eye Kabul - project by Antonio Ottomanelli Kabul 2012:2013
  • Big Eye Kabul - project by Antonio Ottomanelli Kabul 2012:2013

Dopo il successo della mostra inaugurale su Boris Mikhailov, il 26 gennaio a Torino si è aperto il secondo ciclo espositivo di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia. Tre mostre che esplorano la fotografia in tutte le sue possibili declinazioni, dalla documentazione all’espressione artistica, come strumento di indagine sociale e politica, per suscitare sensibilità critica da parte del pubblico dando spazio a esperienze internazionali e a giovani talenti italiani.

Durante la conferenza stampa inaugurale la prima mostra presentata è ” Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni” curata da Diane Dufour, che prende in esame l’utilizzo dell’immagine come prova in caso di crimini e violenza subite. Articolata in ben undici sezioni, l’esposizione analizza un periodo che va dall’800, con l’invenzione della fotografia metrica, fino all’utilizzo delle tecnologie digitali di oggi. La curatrice spiega che l’intento è quello di esplorare contemporaneamente la potenza e i limiti del mezzo fotografico nella ricerca della verità, dove l’immagine assume un impatto più forte rispetto alle parole o alle cifre.

Gli undici casi esposti evidenziano infatti come esperti criminologi ri-costruiscano le prove attraverso l’uso delle immagini: in queste fattispecie le fotografie documentano e rivelano, ma allo stesso tempo nascondono, spesso fornendo indizi limitati o parziali rispetto a ciò che è realmente avvenuto. L’esposizione vuole quindi esaminare in che modo, quando e da chi le immagini di crimini o di violenza siano prodotte, così come la loro capacità di essere utilizzate a livello di prova, oltre a proporre una prospettiva critica riguardo la loro validità giuridica. L’immagine costituisce tout court un enigma che gli esperti devono risolvere, stabilendo un protocollo, affinché essa stessa possa essere elevata al rango prova valida. Risultato di tre anni di ricerca, con testimonianze che provengono da collezioni particolari, da archivi di polizia o da archivi di esperti del settore, la mostra è co-prodotta da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, Le Bal di Parigi, Netherlands FotoMuseum di Rotterdam e Photographers’ Gallery di Londra.

La seconda mostra presentata, il progetto espositivo “ Oh Man” di Lise Sarfati, a cura di Francesco Zanot, si inserisce in un percorso a lungo termine in cui CAMERA mira a portare in Italia esperienze internazionali per la costruzione di un dialogo creativo con la scena nazionale.

Lise ha sviluppato il lavoro a Los Angeles tra il 2012 e il 2013, ritraendo uomini isolati nel contesto urbano, come figure fragili ignare di essere fotografate, con l’accomunanza che ovunque si trovino nello spazio dell’immagine hanno sempre un’importanza centrale. L’artista spiega come già dal titolo della mostra si capisca quale sia il primo soggetto delle fotografie, sebbene esso non sia l’unico: l’uomo è infatti accompagnato dalla città. Alla domanda sul perché la città come personaggio Sarfati spiega che solitamente si pensa a una città come a un semplice paesaggio: nelle proprie foto l’artista invece cerca di esprimere il carattere geometrico e inevitabilmente moderno di quel contesto, l’inesorabile ritmica giornaliera che esso impone nelle vite routinarie di quei passanti immortalati, fattori di una città che risultano inseparabili quanto complementari alla vita umana, la quale rimarca in conclusione la sua comparsa nello spazio ritratto.

Oh man © Lise Sarfati

Oh man © Lise Sarfati

Antonio Ottomanelli è il terzo artista presentato, come esponente della sezione dedicata ai giovani artisti italiani, tramite due progetti intitolati “ Big Eye Kabul” e “ Mapping Identity – Baghdad” realizzati sul campo di scenari di guerra come l’Afghanistan e l’Iraq. Soggetto principale è lo spazio urbano, in cui la fotografia diventa strumento per indagare il territorio come indicatore di dinamiche sociali e di tensioni geopolitiche sulle aree di conflitto.A Kabul lo sguardo del fotografo si sposta dal basso verso l’alto, verso i dirigibili americani che sorvegliano le città afghane: per un attimo i ruoli si invertono, lo scrutatore è scrutato, l’osservatore osservato. A Baghdad invece il fotografo non è più colui che raccoglie i documenti, bensì assume il doppio ruolo di investigatore e di istigatore a una presa di coscienza civile.  “Big Eye Kabul” esamina le questioni relative al controllo della sicurezza pubblica, in cui il drone diventa elemento simbolo della ricerca, pur determinando un punto di vista surreale. L’invito dell’artista è per un’osservazione diversa, tesa a far tornare nei luoghi, a far sentire ognuno di essere avamposto di conoscenza; un punto d’incontro questo con “Mapping Identity – Baghdad” in cui Ottomanelli analizza lo smemoramento. Il secondo progetto infatti raccoglie disegni e mappe fatti dai cittadini residenti nella Baghdad modificata e mutilata dai bombardamenti del 2003, dopo i quali nessuno ha più registrato i cambiamenti avvenuti nelle strade: l’artista ritrova allora tramite la fotografia una città fino a quel momento invisibile e nascosta, grazie al supporto dei suggerimenti della popolazione.

Nei prossimi mesi CAMERA ospiterà un programma di incontri aperti al pubblico con l’intento di rendere il Centro una meta di riferimento in città per il dibattito intorno al mondo della fotografia e della cultura. Il 4 febbraio verrà inaugurato il ciclo con l’incontro dal titolo “Immagine alle origini del crimine” con Luce Lebart, storica della fotografia che ha collaborato all’ideazione della prima delle tre mostre qui presentate, e Nello Balossino, vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia oltre che docente in tecniche investigative presso l’Università di Torino. 

Big Eye Kabul  - project by Antonio Ottomanelli Kabul 2012:2013

Big Eye Kabul – project by Antonio Ottomanelli Kabul 2012:2013

Tombe A-Sud,   Koreme,   Iraq del nord,   giugno 1992 © Susan Meiselas,   Magnum Photos - Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino

Tombe A-Sud, Koreme, Iraq del nord, giugno 1992 © Susan Meiselas, Magnum Photos – Sulla scena del Crimine – CAMERA Torino

© Archives de la Préfecture de police de Paris - BERTILLON || Sulla scena del Crimine - CAMERA Torino

© Archives de la Préfecture de police de Paris – BERTILLON || Sulla scena del Crimine – CAMERA Torino