Entro pochi giorni apre i battenti ArtVerona – da venerdì 14 a lunedì 17 ottobre – la fiera veronese che si sta ritagliando una sua identità, fatta su quelli è il suo punto di forza: un equilibrio tra la proposta culturale – spalmata dentro e fuori la fiera – e quella di mercato. Questo punto nodale sembra svilupparsi sulla premessa che Verona, essendo un centro cittadino abbastanza piccolo, da la possibilità di incanalare le energie del ‘sistema’ fiera verso – a detta del direttore artistico Andrea Bruciati – la ricerca e la sperimentazione. Sulle pagine che gli ha dedicato il Sole 24 Ore nell’allegato Domenica (09/10), spiega Bruciati: “Per creare una fiera espansa che è attiva e dialogante con il territorio tutto l’anno, e si sviluppa nello spazio attraverso i rapporti con le istituzioni e con le altre manifestazioni veronesi – caso unico in Italia e forse in Europa”. Votata principalmente sul sistema italiano, ArtVerona offre una miriade di proposte e approfondimenti: dal focus su Osvaldo agli ArtVeronaTalk (quest’anno affidati ad Adriana Polveroni), alla collaborazione con Antonio Grulli, critico d’arte a cui si affidano le relazioni coi collezionisti attraverso progetti quali Collectors Studio e Critical Collecting ecc.

Per quanto riguarda le aree tematiche della fiera: Sezione Moderna e Contemporanea (120 le gallerie presenti), la Raw Zone (area che ospita 12 progetti monografici); come novità quest’anno nasce Tangram, una sezione dalla natura dialettica che prevede un dialogo condiviso tra le realtà coinvolte, un’opportunità pensata per supportare la crescita delle giovani gallerie di ricerca, in cui la fiera si fa interlocutore attivo; 16 gli spazi indipendenti (selezionati da Cristiano Seganfreddo) e 18 le riviste di settore che rappresentano il mondo dell’editoria specializzata, con un allestimento rinnovato a cura dell’azienda Moroso, da anni a fianco di ArtVerona.
Per il programma completo in e fuori fiera

ATPdiary quest’anno ha stretto una collaborazione con la sezione ARTES | Xmq of pit, ready for the mosh! il progetto dedicato alla fotografia a cura di Valentina Lacinio in collaborazione con Andrea Bruciati (per un ulteriore approfondimento, leggi l’intervista alla curatrice).  L’installazione che vedremo svilupparsi durante le giornate della fiera – documentate da ATP – presenta 50 giovani artisti (selezionati dall’open call lanciata durante i mesi estivi) usando come punto di riferimento il lavoro di 12 artisti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Nan Goldin, Luigi Ghirri, Duane Michals, Davide Mosconi, Luigi Ontani, Adrian Paci, Wolfgang Tillmans, Massimo Vitali, Michele Zaza.

Come countdown per Xmq of pit, ready for the mosh!, ArtVerona 2016, ATP vi presenta contributi e progetti ibridi tra arte, musica, fotografia e clubbing.
Nei tre giorni precedenti all’inizio della fiera e all’apertura del progetto fotografico la curatrice Valentina Iacinio ho chiesto a 1 tatuatore, 4 artisti e 5 fotografi di realizzare un contributo visivo e testuale per Atp Diary, per raccontare dei progetti realizzati o in progress sul tema del mash-up tra arte, fotografia, musica e clubbing.
La grafica MASH UP per il countdown è realizzata da Lorenzo Colore Croci, tatuatore.

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VALERIO VENERUSO

SaleSuSangue

Ogni cosa sprigiona energia e sta a noi imparare a gestirla e a connetterla con tutto il resto. Per rendere ciò il più concreto possibile, nel 2011 ho iniziato a servirmi della musica, elemento che è da sempre emblema del veicolo perfetto di vibrazione. L’intenzione alla base del progetto SaleSuSangue è quella di rendere tangibile qualcosa che le parole non possono spiegare dando così vita a una sorta di band (costituita sempre da elementi diversi) di stampo noise-hardcore all’interno della quale poter mettere in pratica, grazie alle nuove tecnologie, le più svariate tecniche di postproduzione audio-video finalizzate alla creazione di una piattaforma dove ogni musicista potesse condividere, produrre e manipolare brani musicali propri, altrui e relativi contributi video.

L’eterogeneità e il miscuglio più selvaggio sono le parole chiave di questo esperimento che ha visto come primo brano un pezzo ottenuto senza aver suonato neanche uno strumento. Kazaam (titolo della “canzone”) è stato prodotto campionando l’audio di alcuni video amatoriali realizzati in sale di registrazione e caricati da musicisti metal su youtube; la chitarra di un ragazzo X si è dunque sommata al basso di una ragazza Y e di un batterista Z a cui si sono aggiunte poi le mie urla prive di una logica linguistica. Questo tipo di operazione è nata per cercare di creare musica senza dover necessariamente saper suonare: produrre cioè qualcosa affidandosi esclusivamente alla sperimentazione e alle infinite possibilità di contaminazione tecnologica. La storia di SaleSuSangue (nome scelto proprio per evocare un certo tipo di musica che potesse fare male) è abbastanza atipica anche perché, nell’arco di cinque anni finora è stato realizzato un solo live e, fatalità, all’interno di una chiesa sconsacrata: l’Oratorio di San Ludovico a Venezia. L’esibizione, preparata in occasione della mostra “The original title of the course was stolen. The new course title has yet to be named mostra finale del laboratorio di Marta Kuzma” a cura di Giulia Bini e Giulio Squillacciotti, è stato fondamentalmente un flusso di 30 minuti all’interno del quale contaminazioni drone, video glitchati e pezzi di sale grosso sparsi sull’altare hanno pervaso il pubblico intero. L’idea di tramutare un concerto in una cerimonia religiosa durante la quale il musicista/esecutore fosse anche il sacerdote di un rito senza fine è un tema molto caro a diverse culture e tradizioni che, fin dalla nascita dell’uomo, trova con le arti visive (passando tra Dan Graham, con il documentario “Rock my religion” e Genesis P.Orridge, leader dei Throbbing Gristle e degli Psychic TV) il suo punto di massima espressione. Al momento il progetto non è nè morto, nè vivo: esiste nell’attesa di trovare giuste collocazioni per esprimersi, anche se la sua natura amorfa tende a rendere le apparizioni di SaleSuSangue sempre più sporadiche, frammentarie e imprevedibili.

  • Valerio Veneruso
  • Valerio Veneruso
  • Valerio Veneruso
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  • Valerio Veneruso

Valerio Veneruso nasce a Napoli nel 1984. Artista visivo, VJ, grafico freelance e curatore indipendente. Prende parte a progetti, mostre personali e collettive in Italia e all’estero, collabora con realtà come 4bid Gallery, Amsterdam e Spazio Aereo, Marghera (VE). Co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival e del progetto editoriale Banane – Fanzine. Nel 2015-2016 assegnatario dell’atelier Fondazione Bevilacqua La Masaezia, dove cura TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e mostra conclusiva TorchioFolks. Attualmente cura il workshop L’occhio tagliato,progetto in collaborazione con Martina Melilli sull’importanza della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea. ValerioVeneruso.eu

CHIARA FOSSATI

Where were u in ’99?

Ho sempre viaggiato molto, fin da ragazzina. Treni, bus, autostop e poi camper, furgoni – la macchina fotografica come uno zaino da riempire di presente.
La mia ossessione nel raccontare gli adolescenti credo che sia nata ai tempi della mia stessa adolescenza: il momento delle prime volte, di tutte le prime volte, dell’affermarsi della personalità, la smania di appartenenza e della scoperta del mondo. Il mio desiderio ardente di tutte queste cose mi ha portato a essere parte di un qualcosa senza neanche rendermene conto. Al tramonto del movimento rave della fine degli anni 90 in Europa, io ero lì, con la mia macchina fotografica, un mucchio di amici e la musica martellante nella testa.
La musica era onnipresente, sempre, anche durante le poche ore di sonno, ma nessuno pareva farci veramente caso, era semplicemente lì ed era il legante di tutto. Nelle mie foto non si sente la musica, ma c’è.
Vedo la musica nei volti, nella forza degli sguardi, come poi in seguito – seguendo la mia ossessione – ho trovato in altri occhi sogni, segreti, speranze, dolore e tutte quelle cose che ogni singola persona nasconde dentro di sé. Quello che provo a fare è cercare tutte queste cose e la fotografia è lo strumento che ho scelto per farlo.

  • Chiara Fossati
  • Chiara Fossati
  • Chiara Fossati
  • Chiara Fossati
  • Chiara Fossati
  • Chiara Fossati

Chiara Fossati ha studiato fotografia a Firenze e Londra, ha fatto parte del collettivo fotografico Cesura per tre anni, ha preso parte a diversi progetti internazionali tra cui Danube Revisited: The Inge Morath Truck Project. Vive a Milano dove lavora come fotografa e come Studio manager per alcuni importanti fotografi e artisti internazionali. chiarafossati.com

NICOLE COLOMBO

Twenty-three my friend

Caro amico,
mi ricordo ancora l’umidità feroce di quelle notti, il calore del vino e la testa leggera. Mira a Tortuga, sii uno dei quindici, sii quello col rum.
L’utopia pirata vive ancora. Peripateticamente. Il semplice esistere inondato da quella sostanza, così rara nella nostra specie, che è l’avventura.

Twenty-three, my friend.

Niki

Nicole Colombo, Twentythree, my friend

Nicole Colombo, Twentythree, my friend

Nicole Colombo nasce nel 1991; Diplomata in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, vive e lavora a Milano. Ha esposto ad Academy Awards 2015, Viafarini, Milano all’interno del quale realizza il reading group Animale in collaborazione con Giada Carnevale e la partecipazione di Leonardo Caffo (2016); Treasure Town, mostra personale presso Iridescent in Void project, Milano (2015); 7Up, festival “Studi”, Milano (2015); Vetrina, Soap, Milano (2015).
È co-founder presso /77, artist run space, Milano.