Sable Elyse Smith,  Backend and installation stand view, courtesy JTT Gallery New York

Testo di Gaspar Ozur —

Sull’asse incoerente del tempo spazio, transitando tra un VIP Lounge e ingerendo i solfiti di un Ruinart come pillola pre-Conversationsta tra Julieta Aranda, Coco Fusco e Lucia Pietroiusti vivo Art Basel 2019, la terza edizione delle mia vita.
Basilea, con la fierezza dei numeri uno, moltiplica la sua offerta presentando oltre 4000 artisti e supera i 90 mila visitatori con un sempre crescente numero di agenti del sistema arte contemporanea “top di gamma”.
Queste – a mio umanissimo parere – le proposte più forti e coerenti della sessione Statements:

JTT da New York propone un progetto dell’artista Sable Elyse Smith ScapeGOAT, composto di tre opere incentrate sulla dicotomia spazio-libero e tecno-estetica statunitensi al limite tra memoria e violenza.
Smith ha installato, mutando una critica dell’idea di “Greates of All Time” di cui fu fregiato Muahmmed Ali per le sue vittorie. Smith si interroga sulla contingenza e continua oppressione esercitata dal sistema carcerario capitalista su certi corpi (quelli dei neri) sintetizzandola un’opera onirica, tecnica, ironica votata a far emergere la violenza nel linguaggio mainstream. Smith crea un immaginario nuovo ri-semantizzando lo sport e la sua capacità di incorporare il fenomeno del razzismo e sublimarlo al contempo.

Giulia Cenci, Territory, Courtesy Spazio A, Pistoia – Photo by Andrea Rossetti

Spazio A di Pistoia propone l’opera Territory di Giulia Cenci che è la prima italiana a vincere il Baloise Art Prize 2019. Il progetto sintetizza una composizione chiara e precisa: sculture nello spazio, sofisticazione e ibridazione delle forme. L’installazione è composta di overlapping e continue forme di “rimuginamento”, di convoluzione dei materiali su se stessi, una deriva “scogliotica” quanto vitale e magnetica per Giulia Cenci. Il progetto descrive uno stato di intrappolamento verso il visitatore, lo incorpora in sé. Un’autentica scultura che suona come un polifonico gesto esperienziale. Una giustapposizione di oggetti franti, materiali riutilizzati, plastiche, gessi cementi e ferri bucano la superficie dell’asfittico stand fieristico, riuscendo in un’operazione di sublimazione mirabile: l’opera in “gabbia” fuoriesce ed è gradevolmente graffiante.

Che dire, nonostante lo spleen fieristico, Basilea riesce ancora a catturare sintesi forti e progetti di ricerca sensati. Nel Bel Paese potremmo essere un po’ più ambiziosi e imparare da cotanti stimoli e proposte.