Jonathan,   Saltacaballo,   installation view

Jonathan, Saltacaballo, installation view

1…2…3…*

Passi erratici è una mostra nata e sostenuta dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito del Programma Torino e le Alpi. E’ visitabile fino a domenica 28 settembre al Museo Nazionale della Montagna e al Forte di Exilles e indaga il tema della vita alpina e della montagna cercando di evitare derive bucoliche, romantiche, insomma degli stereotipi classici che circondano la rappresentazione del paesaggio.

2 domande a curatore Stefano Riba.

Marco Tagliafierro: Il pittoresco, come categoria di gusto, in riferimento alla raffigurazione di una natura selvaggia,   può corrispondere  all’idea di paesaggio risonante con il lavoro dei giovani artisti?

Stefano Riba: Come categoria di gusto oggi è più applicabile al turismo che non all’arte. Quasi per certo pittoresco è l’aggettivo più usato per descrivere gli agriturismi che si affacciano dalle colline toscane, dai borghi medievali umbri, dalle gravine lucane o dalle Langhe piemontesi. Se lo associ all’arte il termine riporta al romanticismo tedesco o inglese secondo una concezione culturale che non credo corrisponda all’idea che i giovani artisti hanno oggi della natura selvaggia. Certo, come categoria estetica può essere utilizzata per “difetto”. La si può riprodurre per rendere l’idea di un paradiso perduto o di un mondo ideale e utopico (vedi il Terzo paradiso new age di Pistoletto) ma, almeno per la mostra di cui stiamo parlando, non è applicabile ai lavori presentati. Ancora più in generale non credo nel pittoresco contemporaneo, o per lo meno, se nomini la parola a me viene in mente gente come Peter Doig, Pierre Huyghes nel lavoro di Documenta, Susan Norrie in Havoc, Matthew Barney in De lama lamina e in alcune parti deiCremaster. Certo non proprio esempi di quel senso di pace e armonia a cui si ambiva qualche secolo fa. Forse al sublime quello sì, ma ormai si parlerebbe di horror. Penso che questo sia dovuto al fatto che oggi il rapporto degli artisti con la natura sia segnato dalla consapevolezza che la presenza umana, e quindi quella dell’artista stesso, non può essere nascosta. L’era in cui viviamo è già stata ribattezzata antropocene, un tempo storico in cui gli umani sono diventati una vera e propria forza geologica in conflitto con la Terra e i suoi sistemi, e pretendere che in questo momento storico l’arte possa ripristinare una visione neutra e neutrale dell’ambiente è molto difficile. Insomma, il pittoresco inteso nel senso comune e classico non c’è più, ne esiste però una nuova declinazione che corrisponde a una frase che ho trovato scritta sul muro di un carcere e che recita: bello come una prigione che brucia. Però nemmeno questo è in mostra. Il bello fine a se stesso, la facile sensazione di meraviglia o orrore, non è una cosa che mi interessa.

Marco Tagliafierro: Il confronto con uno scenario naturale libero, in che mi misura, può ispirare un artista contemporaneo?

Stefano Riba: Proseguendo da prima, non credo esistano scenari naturali liberi. La cosa più libera e naturale che ho visto durante il trekking che ha dato vita al progetto è stato un piccolo stambecco che stava morendo dopo esser caduto da una rupe. Straziante quanto la scena iniziale di Bambi, ma immersa in un contesto privo di fiction dove gli unici frutti della finzione sembravamo noi che stavamo camminando sui sentieri, dormendo in rifugio e facendoci docce calde a 2700 metri di altezza. Non è sia una visione pessimistica, anzi per me è importante trovare scenari in cui mi sento ospite e non padrone. Riguardo l’ispirazione. È solo una bella illusione pensare che la montagna (o il mare, il deserto, il ghiaccio) doni all’artista quella libertà in grado di ispirarlo. La vera chiave è trovare il modo in cui sentirsi liberi in un mondo in cui quasi tutto è già stato costruito. Il gioco dell’artista è proprio inserirsi tra il quasi e il tutto. Che poi questo avvenga in una città grande o piccola, al mare o in montagna, in Italia o all’estero poco importa. Ognuno deve costruirsi il proprio scenario e sguazzarci dentro a piacimento. Nel caso di Passi erratici, avendo il progetto come tema la montagna, ho scelto artisti che avessero familiarità con il mondo alpino e la natura. Il modo in cui questa vicinanza è stata poi rappresentata ha molte sfumature e la mostra si compone come un panorama vario in termini di linguaggi, estetiche e significati.

* 1…2…3… è uno spazio dedicato ad artisti, curatori, creativi di ogni sorta e tempra, luoghi liminari, spazi eccentrici e in divenire. La rubrica è strutturata con 1 ospite, a cui porre 2 domande e 3 immagini dell’opera o del progetto che ha seguito.

ONE curator / artist / inspirer

TWO questions

THREE images

How we dwell,   Sul tetto della montagna,   installation view

How we dwell, Sul tetto della montagna, installation view

Laura Pugno,   Impersuadibilita,   installation view

Laura Pugno, Impersuadibilità, installation view

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