Kristian Sturi,   In the mood version #01,   2014,   acciaio,   vello di pecora,   smalto dorato e gocce di vetro. 185 x 40 x 55 cm. Courtesy NAM Project,   Milano

Kristian Sturi, In the mood version #01, 2014, acciaio, vello di pecora, smalto dorato e gocce di vetro. 185 x 40 x 55 cm. Courtesy NAM Project, Milano

1…2…3…

Caro Kristian, per molte ragioni concernenti il tuo agire, la tua postura,  penso a Jean Luc Nancy, ad un intervento che tenne in occasione di un’edizione del Festival di Filosofia di Modena. Ti propongo come domande, o meglio come punti di riflessione, relativi a quell’intervento, due frammenti pubblicati nel Settembre 2009 per  le edizioni:   PAGINETTE, FESTIVAL FILOSOFIA, con il titolo di “Fantastico Fenomeno”.

Marco Tagliafierro: Non si deve dimenticare che “fantasticheria” e “fenomeno”, così come “fantasia” e “fantasma”, appartengono alla stessa famiglia di parole, ne si può trascurare il fatto che nel linguaggio ordinario il termine “fenomenale” ha il senso di “straordinario”, e che proprio la parola “fantastico” ha il significato di “eccezionale”. Non si tratta di prendere lezione dagli incerti della lingua, ma di cogliere l’occasione per affermare semplicemente quanto segue: ogni fenomeno è fantastico, la fenomenalità stessa, l’apparire del mondo, è un evento eccezionale. Il mondo è straordinario. 

Kristian Sturi:  “Ed è proprio questa corrispondenza a rendere il mondo fantastico. È il fenomeno che in quanto tale riporta a qualcosa che si può conoscere solo attraverso il fenomeno stesso, avendo però coscienza che non si potrà mai raggiungere la fonte da cui questo particolare fenomeno ha origine.

Senza incorrere in miti platonici che potrebbero non coincidere appieno con questa affermazione, devi immaginare l’illusione del fenomeno luminoso come uno di questi: più ti allontani da esso e meno questo potrà essere visibile. E fin qui mi sembra normale e assodato. Ma è proprio questa penombra a stimolare e limitare l’uomo, a portarlo a concepire la fantasia e l’immaginazione così come la paura e l’ego. Non trovi come sia incredibile come proprio questa tendenza umana a rapportarsi con la fonte del fenomeno dia anche la giusta collocazione all’uomo: man mano che intraprendi questi viaggi verso le origini ti rendi conto dell’impossibilita di raggiungerli proprio in quanto umani ma ciò non toglierà nulla alla tua ricerca, anzi, procedendo ti renderai davvero conto che non è un approccio fallimentare ma una semplicissima constatazione.

Una fantastica ed entusiastica constatazione. 

Perché entusiastica? Abbiamo citato anche i fantasmi come portatori della medesima radice. Anch’ essi sono il riflesso di qualcosa di inconoscibile prima di un’ ipotetica trasformazione in qualcosa di, permettimi il termine, disumano, ma proprio il fatto che “vivano” anch’essi nella penombra, producono su di noi un originale e creativa attrattiva. La radice della parola entusiasmo ha una derivazione dal greco che pressappoco vuol dire avere un dio dentro, un dio nel senso di spirito che ci anima, uno spirito o fantasma che non può renderci statici ma capace di trasformarci meravigliosamente in esseri viventi.  Inoltre se penso a fenomeno mi viene in mente un concetto che sento molto vicino, ierofania, termine inventato per la prima volta dallo storico delle religioni Mircea Eliade. Con questo termine non si designa altro che una manifestazione del sacro. E basta. Non ha importanza che tipo di fenomeno sia, se un albero o una cosa più complessa, esso diventa un elemento ierofanico non appena l’uomo lo carica di un significato ulteriore, senza che esso muti di stadio o forma. Un montagna sarà sempre una montagna ma diventa sacra solo nella mente umana e di conseguenza nella società a cui quel uomo appartiene.

Anni fa mi avevano regalato una fotografia dove compariva un bambino e dietro a lui in fila indiana, tenendosi ognuno con una mano sulla spalla dell’altro, tre indiani non vedenti. Dietro c’era scritto “il mondo non soffrirà mai per la mancanza di meraviglie ma per la mancanza di meraviglia”. 

Marco Tagliafierro: Per questo il mondo è anzitutto oggetto di immaginazione. L’immaginazione trascendentale procede all’apertura del mondo in quanto possibilità generale dell’ente.

Kristian Sturi: “Infatti, come ti anticipavo nel commento precedente, vivendo in questa tensione, transizione o penombra, è possibile muovere l’immaginazione a proprio piacimento, affrontando con tutte le sfaccettature possibili i fenomeni non noti ma di cui abbiamo percezione, riuscendo a cogliere soltanto l’eco che muove da quell’irresistibile richiamo. E poiché rimane solo un’ eco, il dubbio è l’unica risposta possibile, mentre la certezza, verità, punto fermo, chiamala come vuoi, rimane una piccola fortezza, lontana, invitante e naturalmente inaccessibile. Credo che l’immaginazione sia un vuoto ma non in senso negativo: come quando ascolti quella successione di note al pianoforte e senti in qualche modo che i confini che delineano il tuo corpo non possono essere trattenuti dal corpo stesso, come se ci fosse in atto una piacevole e triste espansione e la tua immaginazione si rifugia in quel vuoto, e per pochi respiri diventa l’ombra della tua casa. Ombra ed eco sono la medesima cosa, verità nascoste o parzialmente celate, spazio vuoto tra noi e la causa del fenomeno.

Mi piace pensare che questo spazio sia destinato alla pura fantasia.

(mentre ti scrivo ho avuto coscienza del perché dipingo degli incendi, grazie di questo)

P.S. Le risposte o commenti sono solo delle parentesi, dei frame di un viaggio che esiste da sempre e di cui siamo spesso spettatori annoiati. Basta prenderne coscienza.”

Soundtrack delle risposte: Sacrifice di Michael Nyman

Kristian Sturi,   In the mood version #12,   2015,   acciaio,   ceramica smaltata,   nastro silver per alte temperature,   resina.  120 x 75 x 140 cm. Courtesy NAM Project,   Milano

Kristian Sturi, In the mood version #12, 2015, acciaio, ceramica smaltata, nastro silver per alte temperature, resina. 120 x 75 x 140 cm. Courtesy NAM Project, Milano

Kristian Sturi,   In the mood version #4,   2015,   pelliccia sintetica,   stoffa,   cinghia da carico. Dimensioni variabili. Courtesy NAM Project,   Milano

Kristian Sturi, In the mood version #4, 2015, pelliccia sintetica, stoffa, cinghia da carico. Dimensioni variabili. Courtesy NAM Project, Milano

1…2…3… è uno spazio dedicato ad artisti, curatori, creativi di ogni sorta e tempra, luoghi liminari, spazi eccentrici e in divenire. La rubrica è strutturata con 1 ospite, a cui porre 2 domande e 3 immagini dell’opera o del progetto che ha seguito.

ONE curator / artist / inspirer

TWO questions

THREE images