Casa Cicca Museum #2, evento pubblico, foto di Cristina Ceglie.

Testo di Marta Orsola Sironi —

Sono passati otto anni da quando, il 12 dicembre del 2012, Giulia Currà ha adottato la dimora della leggendaria Mistress Deborah the Queen come propria abitazione privata. Quel piccolo monolocale sui navigli era una delle storiche case chiuse della zona sud di Milano, custode silenziosa di vicende di migrazioni e strategie di sopravvivenza. Trovato per caso, si è andato trasformando nel tempo, diventando luogo di incontri e attraversamenti, rifugio e tana per artisti e menti irrequiete, in cerca di un posto per la notte o di una tazza di tè. In questo modo, la casa si è fatta museo, accogliendo i ricordi e i doni di coloro che si trovavano a passare di lì. Ad oggi la collezione di Casa Cicca Museum conta oltre tremila opere, raccolte nel tempo dell’ospitalità e della condivisione, oggi visibili al pubblico, e un lungo curriculum di azioni di resistenza culturale e attività volte a coltivare alleanze e condurre ricerche trasversali e indipendenti. La sua è sempre stata una riflessione attenta al ruolo della donna e alle tematiche dell’identità di genere, come alle nuove sperimentazioni in campo sonoro, performativo, visivo, editoriale, ma anche alla necessità di dare spazio a realtà incomunicabili.

Questo viaggio, inoltre, è stato segnato da due traslochi, che hanno coinvolto diversi interlocutori per la progettazione degli interni (architetti, designer, artisti) e hanno lasciato in ogni spazio memorie del proprio passaggio. Dopo questo percorso, Casa Cicca Museum a gennaio 2020 è approdata alla sua terza sede, in via Arquà. 

Poi è arrivata la pandemia e tutti noi abbiamo dovuto ripensare le nostre modalità di esistenza. Casa Cicca Museum non è stata da meno: ha chiuso le porte che non era ancora riuscita ad aprire e si è rimessa in discussione. Durante il lockdown, per combattere il silenzio e la distanza, ha invitato amici, ricercatori, critici e artisti a contribuire al progetto Clips d’Amis con brevi video condivisi sul canale Igtv di Instagram (Clips d’Amis prende il nome dalla storica mostra Chambres d’Amis curata dal curatore Jan Hoet nel 1986).
Ha instituito, inoltre, un concorso interno tra due collettivi di architetti per la progettazione dei nuovi spazi: PLSTCT (Grazia Mappa e Gabriele Leo) e Luca Ruali e Mata Tomasello Trifilò. Entrambe le coppie hanno messo al primo posto necessità e urgenze di una casa in costante metamorfosi.

Clips d’Amis_progetto video su igtv instagram lockdown 2020.
PLSTCT (Grazia Mappa, Gabriele Leo), poster da progetto per il concorso istituito nel marzo 2020 per la nuova sede di Casa Cicca Museum.

Il 12 dicembre 2020 è il giorno dell’ottavo compleanno di Casa Cicca Museum e per festeggiare la casa-museo ha deciso di lanciare tre novità. Per prima cosa annuncia il collettivo vincitore del bando per la ristrutturazione architettonica di Casa Cicca Museum #3 in via Arquà, nel quartiere di Casoretto. In tale occasione, infatti, Luca Ruali e Mata Tomasello Trifilò pubblicheranno il loro progetto, ad oggi in corso di attuazione. Questo prevedrà la realizzazione di due appartamenti speculari e identici, quello della curatrice e degli artisti. Tale divisione fa sì che lo spazio sia un dialogo architettonico in essere tra poli apparentemente opposti, quali intimo e pubblico, raccolto ed esposto, per permettere di scegliere di volta in volta tra isolamento e condivisione, tra residenza e coabitazione. Avverrà, inoltre, in tale data l’apertura ufficiale del sito internet di Giulia Currà e Casa Cicca Museum, dove saranno via via disponibili alla consultazione i cataloghi della sua collezione e della sua preziosa biblioteca. Infine, proprio grazie al sito, per fronteggiare la situazione e per dichiarare la propria volontà di continuare a resistere, la casa si è dotata di un proprio shop online, dando la possibilità al pubblico e agli affezionati di sostenerla e supportarla diventando “membri”. 

In vendita dal 12 dicembre ci sarà il Calendario di Casa Cicca Museum, 50 esemplari in edizione limitata, 365 giorni e 19 contributi a sorpresa di artisti e amanti del progetto che hanno deciso di donare un messaggio, un pensiero o una parola al nuovo anno in arrivo. 

Che fine hanno fatto i corpi? Dove li abbiamo lasciati? Quando tutto perde la propria materialità, quando la relazione si fa distanza e la cultura viene affidata ad algoritmi e schermi piatti, che ne resta dei corpi? Come possiamo ripensare noi stessi e prenderci cura gli uni degli altri? Non rinunciando mai ad attuare azioni di resistenza culturale e sentimentale, perché, se le porte restano chiuse non è detto che dobbiamo rimanerlo anche noi. Dunque, da parte di tutti, buon compleanno Casa Cicca Museum! 

Deborah the Queen, foto d’archivio per il Calendario di Casa Cicca Museumjpg
Luca Ruali e Mata Tomasello Trifilò, progetto scelto per la realizzazione della nuova sede di Casa Cicca Museum