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Un paio di loro li avevo già visti nell’assurda, ma non insensata mostra HOOOKUURCH °2/3°. Ora, ripuliti e impacchettati dentro alla Banca Unicredit, il loro lavoro perde un po’ dell’allure giovinastra che tanto cercano e legittimamente rivendicano. Sono giovani, sono carini e, da ora, anche pubblicamente griffati come ‘garuttini’ 100%. Il gran maestro rivela dentro ad una banca (leggi senza ironia… ben venga chiunque e dovunque, promuova dei giovani talenti), i suoi ultimi ‘assi’. Già si è detto di ‘via Fiuggi’, già si conosco i gabelloneperronebertifavarettoecc., che il maestro cita nella bella e sincera conversazione con Francesca Pagliuca, pubblicata nel catalogo ‘Agenzia 200′ in occasione di questa mostra . Ma arriviamo al punto.
Arrivo all’opening in orario e una ressa di gente si stipa dentro al boxerino (rivisto, rinnovato, semplificato) dallo Studio Santachiara. Stranamente il pubblico non è il ‘solito’ pubblico, c’è un misto di giacche e cravatte, anziani e dignitosi signori e un bel gruppo di giovanissimi artisti. Passato l’entusiasmo davanti a patatine, olive, salatini e prosecco, tutti a guardare, leggere e capire le opere di Pietro Agostoni, Dino Balliana, Lisa Dalfino, Marco Caeran, Derek Maria Francesco Di Fabio, Dario Guccio, Beatrice Marchi, Anna Mostosi, Francesco Joao Scavarda e Davide Stucchi. L’opera più coraggiosa ‘Deposit’ di Dino Balliana: una scritta adesiva bianca appiccicata al muro che aspetta che la polvere del tempo, portata dai visitatori, si depositi tra una lettera e l’altra. Curiosa la scultura di Derek Maria Francesco Di Fabio, ‘Svernare': un agglomerato di marmo, resina e legno recuperato a Carrara. In quest’opera c’è dentro un week end nella città toscana per motivi di relax, c’è dentro GUM Studio, una performance non finita, un certo video Rapina No Stress, un festival ecc. ecc. Delirio e no-sense-make-a-sense. Secondo me lui è da tenere d’occhio. Poetico misto buffo il piccolo ‘mare’ di Marco Caeran dove una piccola scultura di carta scivola sull’acqua. Strano modo di narrare l’ ‘amore’ di Betrice Marchi (da me già adocchiata per gli stessi motivi di Derek) nell’opera ‘Le persone che amo, quando mi imitano, tendono a somigliarsi': un sacco a pelo di finta pelliccia e due piccole foto di un ragazzo.