COLORA,   Gardenstate .

COLORA, Gardenstate .

* 1…2…3… 

Marco Tagliafierro ha posto un paio di domande a  Lorenzo Commisso e  Rachele Burgato, per capire il loro progetto COLORA.

Il potenziale espressivo della quotidianità, per ciò che concerne il colore, è un punto di partenza per il vostro progetto o al contrario il vostro colore si astrae da ogni naturalismo, libero anche dai ricordi della memoria visiva?

Colora è nato come un pensiero in bianco e nero, una riflessione su “Do it yourself” di Andy Warhol. Giocando con il concetto di quel quadro, è nata la parola colora. Nelle ricerche fatte in internet, abbiamo scoperto che le immagini che ne risultavano erano prevalentemente in bianco e nero, ancora da colorare. Colora è un imperativo quindi determina una colorazione futura. Ci impone di colorare, di studiare il colore e le sue implicazioni, che cerchiamo di manifestare con performance e video. E poi ci piace perché contiene le iniziali dei nostri nomi: in poche parole abbiamo subito l’estetica del nostro nome. Un ulteriore punto di partenza è stato il rapporto tra reale e fittizio, che coinvolge le forme sensibili e quindi anche il colore. Il confronto tra elementi naturali e riprodotti ha portato ad inserire nel progetto (sia nei video che nelle produzioni audio) molti elementi che fanno riferimento alla natura, ma che paradossalmente vanno in una direzione opposta, sono simulazioni, copie, immedesimazioni. Il colore è il risultato di una suggestione derivata da forme, suoni, e mondi immaginari, che non sono direttamente riscontrabili nella realtà, ma che anzi tendono a voler aprire verso una visione surreale delle piccole cose. Cerchiamo quindi di realizzare il nostro sogno ad occhi aperti, un sogno che può essere condiviso e sognato in modi differenti.

I vostri elaborati sono accumulatori delle vostre conoscenze politecniche? Vi interessa porvi in spirito di continuità con le ricerche avvenute nell’ambito del color design?

All’interno di Colora abbiamo inserito molti elementi che derivano da discipline differenti ma sempre connesse tra di loro, come i video, la musica, il design, l’artigianato. Nei nostri video e nell’allestimento delle performance inseriamo spesso degli oggetti fatti da noi, pezzi unici cuciti a mano, che si ispirano ad oggetti pop e dozzinali, ridando paradossalmente così unicità ad un prodotto fatto in serie. Ci piacerebbe continuare a lavorare in questa direzione, per mettere bene a fuoco il confine tra serialità e pezzo unico.

A noi interessa qualsiasi forma del colore, quindi anche il color design che utilizziamo in modo formale essendo una grammatica più comprensibile e utile a tradurre concetti a cui siamo più inclini. Rubando frasi da “Osservazioni sui colori. Una grammatica del vedere” di L. Wittgenstein cerchiamo di tradurre dei concetti in modo ironico e accessibile, sforzandoci di essere dei bambini che fanno finta di fare gli inventori. Il nostro rapporto con la realtà e la finzione è la cosa che ci interessa di più. Forse il nesso che accomuna queste due cose sono i giochi di far finta del mondo infantile, e come tutti i giochi implicano un rapporto con il colore.

cargocollective.com/colora

COLORA,   Gardenstate

COLORA, Gardenstate

COLORA,   The zebra crossing

COLORA, The zebra crossing

* 1…2…3… è uno spazio dedicato ad artisti, curatori, creativi di ogni sorta e tempra, luoghi liminari, spazi eccentrici e in divenire. La rubrica è strutturata con 1 ospite, a cui porre 2 domande e 3 immagini dell’opera o del progetto che ha seguito.

ONE curator / artist / inspirer

TWO questions

THREE images