Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier): "Cabinet des curiosités" 120 istallazioni elementi,   2009-2014,   tecniche miste.Courtesy Gallerie Forma,   Lausanne,   fotografia: Shannon Guerrico

Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier): “Cabinet des curiosités” 120 istallazioni elementi, 2009-2014, tecniche miste.Courtesy Gallerie Forma, Lausanne, fotografia: Shannon Guerrico

1…2…3… *

Il Collectif indigène, duo franco-svizzero formato da Andreanne Oberson e Jean-Marie Reynier (artisti ma anche fondatori della casa editrice petit O) espongono in questo momento 120 opere nel Cabinet des Curiosités della galleria Forma di Losanna.

Marco Tagliafierro: I vostri segni/ oggetto/ immagine vengono come affettati , ricomposti, o solo giustapposti, a intervalli brevi o lunghi; la composizione sembra così dilatarsi e superare la condizione temporale per stabilizzarsi su una vibrazione poetica, ironica, carica di sensualità?

Collectif indigène: Il nostro lavoro è anzitutto un dialogo di coppia, nel quale spesso insorgono deviazioni e scismi considerevoli. Le opere che elaboriamo partono da queste prerogative, una discussione, una vita in comune, un percorso spazio-temporale che abbiamo deciso di affrontare anche in modo violento e crudo, ma più spesso in modo sensuale e ironico. Non abbiamo nessuna obbligazione tecnica, venendo da mondi e formazioni simili ma da artigianati diversi ci lasciamo guidare dalle nostre voglie applicando molteplici tecniche fino a crearne un insieme omogeneo. Se abbiamo voglia di ridere, ridiamo. Dal collage alla scultura al ready-made fino al neon e all’edizione, non ci siamo mai impediti nulla. È in questi casi che, come dici giustamente “la condizione sembra così dilatarsi per stabilizzarsi su una vibrazione poetica, ironica, carica di sensualità” – avremmo potuto risponderti con un semplice si, ma non saresti stato contento.

Marco Tagliafierro: Questa accumulazione porta ad una sollecitazione critica e autocritica che diviene astrazione della sapienza?

Collectif indigène: Ci piace il termine “sollecitare”, ci riporta a “solleticare”. Lavorando sia sul linguaggio che sul collage non possiamo impedirci di cambiar di posto alle cose, quasi come questo fare ci proteggesse da una realtà che non è più la nostra. Ci troviamo quindi davanti a una “solleticazione critica” che porta all’astrazione, ma non solo della sapienza, anche della realtà stessa. Naturalmente questo modus operandi non è solo nostro e il fatto di lavorare in coppia non sempre porta all’astrazione. Questa pratica solletica anche la contrazione. In due ci si crede più di uno, dimenticandoci di essere molto meno di mille… Qui la sollecitazione prende tutto il suo spessore e si scatena di là della sapienza. Siamo in costante analisi autocritica e semantica della sapienza, ma nella direzione precisa di coloro che non sanno dove andare… che è una giusta definizione della poesia.

Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier),   Les mauvais bois,   2012 Collage sur livre de compte,   45.8 cm x 30.7 cm

Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier), Les mauvais bois, 2012 Collage sur livre de compte, 45.8 cm x 30.7 cm

Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier),   Autoportrait,   2012 Collage,   17.8 cm x 11.5 cm

Collectif indigene (Andréanne Oberson & Jean-Marie Reynier), Autoportrait, 2012 Collage, 17.8 cm x 11.5 cm

* 1…2…3… è uno spazio dedicato ad artisti, curatori, creativi di ogni sorta e tempra, luoghi liminari, spazi eccentrici e in divenire. La rubrica è strutturata con 1 ospite, a cui porre 2 domande e 3 immagini dell’opera o del progetto che ha seguito.

ONE curator / artist / inspirer

TWO questions

THREE images